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Prevenzione e tumori: impreparati metà degli studenti italiani

I teenager non conoscono i principi di un’alimentazione sana e hanno convinzioni errate su fumo, sport e lampade solari

Da Il Sole24 ORE.com del 21-7-2016

La metà degli studenti italiani è impreparata in materia di prevenzione oncologica. Il 32% dei teenager ritiene che le sigarette light non siano nocive, mentre il 54% pensa addirittura che le lampade solari aiutino a proteggere la pelle dalle scottature. È quanto emerge dal sondaggio “Quanto conosci le regole del benessere” condotto dall'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) nell’ambito della campagna “Non fare autogol”. L’iniziativa, giunta alla 6° edizione, ha lo scopo di spiegare ai ragazzi icorretti stili di vita.

“Abbiamo girato l'Italia incontrando gli studenti delle superiori perché la vera lotta al cancro si deve iniziare sui banchi di scuola – ha spiegato Carmine Pinto, Presidente nazionale Aiom, durante la presentazione dei risultati della campagna -. Ben il 40% dei tumori è causato da scorretti stili di vita e fattori di rischio modificabili”.

L’indagine, che ha coinvolto 10.547 adolescenti che frequentano le scuole superiori, ha dimostrato che il 53% degli studenti italiani non conosce le principali norme di prevenzione dei tumori. Il 78% non sa che si dovrebbero consumare ogni giorno cinque porzioni di frutta e verdura. Il 32% pensa che le sigarette light non siano pericolose, mentre il 54% è convinto che le lampade solari incrementino la resistenza al sole e quindi possono rappresentare un “buon rimedio” contro le scottature.

Inoltre, il 40% del campione ritiene lo sport aumenti il livello di stress. Il 20,8% è in sovrappeso e il 3,7% risulta obeso.Il 33% dei quindicenni maschi dichiara di consumare alcol almeno una volta la settimana, mentre il 50% delle ragazze della stessa età afferma di aver già fumato. 

“Abbiamo trovato una scuola non molto preparata - ha concluso Pinto -. Nel resto del mondo occidentale si cerca di dare un'educazione nelle scuole, perché tutto questo impatta sulla salute della popolazione 20 anni dopo. Serve un intervento più organico di tutti gli attori, dai medici alle istituzioni”.

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