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Ricerca Bocconi, trial fanno bene a conti ospedali Contenuto nell'archivio del 2016

Attrarre sperimentazioni non fa bene solo alla ricerca e ai ricercatori ma anche alle aziende sanitarie locali e ospedaliere e ai pazienti

Da Doctor33 del 23-5-2016

Infatti, evita costi al servizio sanitario e genera preziose risorse da investire in anni di "magra". A livello nazionale simili affermazioni, fin qui "intuite", iniziano ad essere evidenze matematiche. Lo dimostrano gli esiti dell'indagine condotta a Brescia dall'Academy of Health care management and economics illustrata da Claudio Jommi, economista dell'Università del Piemonte Orientale all'incontro in università Bocconi "Misurare per generare valore nel Ssn". Tra i dati di cui Asl e ospedali sono carenti, c'è quello relativo alla capacità delle sperimentazioni cliniche di generare valore. «La domanda è: al di là dell'approdo a una nuova terapia, che è l'obiettivo chiave, il "trial" offre un valore incrementale? Dal punto di vista dei dati clinici - spiega Jommi - emerge che c'è un effetto dei trial sulla qualità dell'assistenza (mediamente si fruisce di terapie innovative con tre anni di anticipo) e sulla capacità dell'azienda di attrarre nuove sperimentazioni. E c'è un riscontro anche in termini di appropriatezza». L'Academy ha costruito con tredici aziende sanitarie del Centro-Nord un modello per valutare se e quanto i proventi derivanti dalla partecipazione a un trial vadano a finanziare da una parte altre attività, come gli studi non profit, e dall'altra i fattori produttivi (retribuzione dei data manager, partecipazione a convegni etc). E lo ha sperimentato sui reparti oncologici di alcune aziende e in particolare con l'Unità di Ematologia dell'Asst Spedali Civili Brescia diretta da Giuseppe Rossi.

«Fatti cento i suddetti proventi, dal 40 al 56% a seconda dell'azienda vanno a finanziare altre attività aziendali tra cui ricerca no profit e fondi divisionali per altre attività e personale non strutturato. A Brescia sono stati valorizzati i costi dei farmaci innovativi sperimentali e dei comparatori attivi, calcolando su ciascun paziente una media di 47 mila euro di risparmio sui primi e 30 mila sui secondi». Non è finita, al Pascale di Napoli l'Academy quantifica in un milione di euro il margine economico 2014 cui si potrebbe aggiungere un altro milione da ripartire tra retribuzione dei clinici e reinvestimento nell'unità operativa. A ciò si aggiunga l'aumento a Brescia di studi attivati e di pazienti arruolati che ha consentito all'UOC di triplicare il fatturato da 65 a 175 mila euro. L'unico limite dell'analisi sembra per ora la diversa velocità alla quale vanno le regioni italiane. «Oggi non vengono lasciati margini a noi manager di Asl in regioni in piano di rientro», afferma Paolo Cavagnaro vicepresidente Fiaso e manager Asl Chiavari. «Se io risparmio, quanto ottengo in genere finisce là e non finanzia altre attività». All'incontro milanese, l'Academy che nasce da una joint venture tra Centro ricerche Cergas (Bocconi), Sda-Bocconi e Novartis, ha presentato anche un'indagine sulla possibilità di abbattere i ricoveri dei pazienti con Bpco trattando in modo appropriato i cluster più a rischio e un'evoluzione del cruscotto decisionale già messo a punto per i direttori generali, ora rivolto a chi partecipa al governo clinico e progressivamente ai team specialistici. Alla fine il fondatore Cergas, l'economista Elio Borgonovi, ha ripreso il tema dei margini operativi: «In ricerca come in ogni altra attività, se le risorse che si ottengono sono usate per ripianare deficit o le novità sono intraprese unicamente a fini "contabili", presto si rompe l'unitarietà dell'azienda e quanto c'era di buono non passa, e non si cresce».

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