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Sanità, task force anticorruzione Contenuto nell'archivio del 2016

Anac: settore tra i più esposti - Arresti a Reggio Calabria, ad Ancona nove indagati per turbativa d'asta

Da Il Sole24 ORE del 22-4-2016

Le liste d'attesa gonfiate, gli appalti truccati, le nomine di manager e non solo, la libera professione dei medici pagata dai cittadini, gli acquisti con l'inganno. Si annidano dappertutto truffe e corruzione nella sanità pubblica, pianeta da 11 mld di spesa pubblica e almeno altri 35 pagati di tasca propria dagli italiani. Ma ora - è la promessa - è tempo di recidere il cordone ombelicale con gli sprechi e il malaffare, pagati dai cittadini, tra tasse e meno risorse per curarsi. Perché l'Anac di Raffaele Cantone e il ministero della Salute di Beatrice Lorenzin, coadiuvati dall'Agenas (Agenzia dei servizi sanitari), hanno deciso di fare pacchetto di mischia e di mettere in piedi quella che subito è stata battezzata «taskforce anticorruzione». Che dovrà verificare e controllare nelle Asl, negli ospedali e in tutte le strutture, là dove arrivano segnalazioni o da dove trapelano spese e gestioni fuori ordinanza, l'adozione concreta dei piani anticorruzione. Che esistono, ma che troppo spesso sono lasciati nei cassetti. E lì dimenticati. Con buona pace per l'anticorruzione. E tanti ringraziamenti da corruttori, corrotti e truffatori.

Ma ora si vuole e si deve ripartire, promettono Lorenzin e Cantone. Con numeri di ispettori da definire e con "risorse zero" in più, proprio mentre l'Anac ha sempre gli stessi fondi ma moltiplica i compiti per tenere a bada l'Italia infetta dalla corruzione. Compiti che ora, per via del «Protocollo» siglato con la Salute, crescono ancora. Proprio quando l'attività nel pianeta sanità, uno dei più esposti alla corruzione, ha ammesso Cantone, imporranno iper lavoro. E più spese, si presume. Ma tant'è: si ri-parte. O almeno, si ri-partirà: si comincia infatti a settembre, con un «Protocollo» che al momento ha la durata di tre anni, fino al 2019. Con numeri tutti da assemblare. Compreso il piano di attività, che peraltro sarà elaborato presto e al quale del resto si lavora da tempo, forse anche prima dell'ottobre scorso, quando è stato varato il programma anticorruzione nazionale dal 2016 in poi, con un capitolo specifico per la prima volta dedicato proprio alla sanità pubblica, ma anche a chi col Ssn lavora in accreditamento o per vendere i suoi prodotti e le proprie attività. Il ruolo dell'Agenas, diretta da Francesco Bevere, è stato e sarà decisivo anche grazie a Lucia Borsellino, la figlia del magistrato-eroe anti mafia, che è stata assessore alla sanità in Sicilia.

Quanto valga davvero la corruzione in sanità, nessuno può dirlo con precisione. Forse 6 mld, come qualcuno dice? Cantone ha sbarrato la strada a numeri in libertà. Sicuramente «vale molto», ma «attenti alle leggende metropolitane», ha detto. Quel che è certo, è che liste d'attesa, appalti, nomine dei manager sono a suo giudizio le prime aree da tenere a bada. Con tanto di ramificati conflitti d'interessi duri a morire che si arrampicano come l'edera ai muri. Però, ha rivelato Cantone: «Stiamo pensando alla possibilità di utilizzare le competenze dell'Istat per calcolare con più precisione possibile» il valore della corruzione in sanità. Senza dimenticare però, ha ricordato Lorenzin, che il progetto ha valore di prevenzione, «la repressione spetta alle forze dell'ordine e ai magistrati». La prevenzione come migliore cura, insomma. Come dovrebbe essere nelle cure, salvo che i fondi (pochi) per la prevenzione non vengono neppure sempre spesi dalle Asl.

E che non ci sia tempo da perdere lo ha confermato una volta di più la cronaca della disfatta registrata ieri sul fronte del malaffare in sanità, proprio mentre Lorenzin e Cantone siglavano il patto anticorruzione. Undici tra arresti e misure interdittive alla professione negli ospedali riuniti di Reggio Calabria per un giro di aborti senza consenso con una scia di neonati morti e di silenzi colpevoli nella struttura, un medico legato alla 'ndrangheta e cartelle cliniche sbianchettate. Un altro blitz a Rossano, sempre in Calabria, ha scoperto n furbetti del cartellino. Ad Ancona la Procura ha ipotizzato reati per turbativa d'asta, abuso d'ufficio e truffa ai danni della Asl unica con 9 indagati e nomi eccellenti locali. Questo ieri. Domani, chissà.

Di Roberto Turno

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