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Sanità digitale. Censis: “Italia indietro. Spesa dimezzata rispetto a media europea”

Tutte le graduatorie europee ci vedono in fondo alla classifica sulla digitalizzazione sanitaria. Ultimi in Europa nella ricerca di informazioni sulla salute via internet, dodicesimi per la percentuale di chi prenota le visite via web. E in una ricerca il Censis ha elaborato tre scenari che indicano come l’accelerazione dell’impegno finanziario al 2020 richieda risorse aggiuntive per la Sanità Digitale comprese fino ad arrivare 15,2 miliardi.

Da Quotidianosanità.it del 5-7-2016

LA RICERCA

Ultimi in Europa nella ricerca di informazioni sulla salute via internet, dodicesimi per la percentuale di chi prenota le visite via web.  E risultati non lusinghieri emergono anche se si analizza la percentuale di medici di medicina generale che inviano elettronicamente le prescrizioni ai farmacisti e rispetto alla condivisione dei dati con pazienti e altri operatori sanitari dove non siamo al top in Europa. Numeri e fotografia che emergono da uno studio del Censis prensetato oggi a Roma che segnala come “nella prospettiva della Strategia Europa 2020 il processo di digitalizzazione della sanità italiana appare ancora in ritardo rispetto alla maggioranza dei Paesi UE sulla base degli indicatori disponibili. Le performance insufficienti rispecchiano il basso livello di spesa eHealth dell’Italia, pari nel 2015 all’1,2% della spesa sanitaria pubblica, rispetto alla media UE compresa fra il 2 e il 3%, con punte vicine al 4%”. Insomma, in attesa che la Conferenza Stato-Regioni dia il via libera definitivo al Patto sulla sanità digitale bloccato da un anno (all'ordine del giorno della prossima riunione di giovedì), la situazione vede l'Italia ancora ferma all'1.0. 

I numeri. All’interno dello scoreboard della Commissione UE i progressi dei Paesi europei in tema di Sanità Digitale vengono misurati attraverso quattro indicatori:

  • Ricerca di informazioni online sui temi della salute da parte dei cittadini
  • Prenotazione visite mediche via Web da parte dei pazienti
  • Medici di medicina generale che inviano elettronicamente le prescrizioni ai farmacisti
  • Medici di medicina generale che condividono i dati medici dei pazienti con altri operatori e professionisti sanitari.

Per quanto riguarda il primo indicatore l’Italia nel 2015 si situa – ben al di sotto della media UE – al 27° posto all’interno dei 28 Paesi UE+2 (Islanda e Norvegia): la % di utenti Internet negli ultimi 3 mesi che ricercano online informazioni sulla salute era pari al 46% contro la media UE del 58%.
Per quanto riguarda la prenotazione delle visite mediche via Web da parte dei pazienti (in % degli utenti Internet negli ultimi 3 mesi) l’Italia nel 2014 occupa la 12ª posizione fra i 28 Paesi UE+2: l’indicatore è pari al 10%, contro la media UE del 12,5%. I Paesi più avanzati sono Spagna (36%), Finlandia (35%) e Danimarca (34%).

Passando alla % di medici di medicina generale che inviano elettronicamente le prescrizioni ai farmacisti, l’Italia nel 2013 – unico dato disponibile – occupa la 17ª posizione (fra i 28 Paesi UE+2) con il 9%, molto distanziata rispetto ai Paesi battistrada: Estonia (100%), Danimarca (100%), Croazia (99%), Svezia (97%), Islanda (96%), Olanda (94%).

In merito al quarto indicatore eHealth considerato, l’Italia nel 2013 – anche qui unico dato disponibile – occupa il 14° posto (fra i 28 Paesi UE+2) con il 31% di medici di medicina generale che condividono i dati medici dei pazienti con altri operatori e professionisti sanitari. Il Paese più avanzato è la Danimarca con il 92%.

Secondo un indice sintetico di eHealth adoption, che si basa sui dati appena considerati della Commissione UE, i primi cinque Paesi in Europa sono Danimarca (con indice pari a 0,87), Finlandia (0,84), Spagna (0,72), Olanda (0,71) e Svezia (0,67). Il valore dell’indice per l’Italia è pari a 0,26.

La spesa in Italia per la sanità digitale. Rispetto al quadro europeo, l’ultima stima disponibile per l’Italia indica una spesa in Sanità Digitale pari a 1.340 milioni di Euro nel 2015, che corrisponde all’1,20% della spesa sanitaria pubblica. Peraltro nel 2015 sia il livello che la % di spesa eHealth si riducono leggermente rispetto al 2014, pur registrando rispetto al 2011 un qualche livello di crescita, dopo che nel periodo intermedio si era verificata una loro contrazione, sino ad arrivare nel 2013 ad una spesa di 1.170 milioni di Euro, pari all’1,07% della spesa sanitaria complessiva.

Per restare al passo potrebbero servire fino a 15 mld. “I risultati dell’analisi mostrano che il Servizio Sanitario Nazionale debba realizzare nei prossimi anni un deciso cambio di passo nelle risorse finanziarie da investire in Sanità Digitale – sottolinea il Censis -, per stare al passo con i Paesi europei più avanzati in questo settore”. E in questo senso i ricercatori hanno elaborato tre scenari che indicano come l’accelerazione dell’impegno finanziario al 2020 richieda risorse aggiuntive per la Sanità Digitale comprese in un range fra 2 e 7,8 miliardi di Euro, rispetto al fabbisogno tendenziale di 7,5 miliardi, per arrivare ad un impegno complessivo stimato fra 9,5 e 15,2 miliardi di Euro”.

Per l’istituto di ricerche “senza questo cambio di policy, il Servizio Sanitario Nazionale non potrà valersi pienamente dei benefici attesi dai servizi e dagli strumenti di Sanità Digitale, che – attraverso una più evoluta condivisione delle informazioni e una più avanzata interazione fra pazienti, medici, operatori e strutture sanitarie – consentono un guadagno di efficienza, un’ottimizzazione nell’erogazione dei servizi, una riduzione dell’errore medico, un incremento della sicurezza del paziente, un miglioramento della gestione delle patologie croniche”.

Più investimenti, ma non solo. “Peraltro – rileva la ricerca - la questione degli investimenti è un fattore necessario ma non sufficiente per lo sviluppo della Sanità Digitale e per il conseguimento dei benefici connessi. Occorre affrontare contestualmente il tema del ridisegno complessivo del sistema salute, quello del digital divide, quello della costruzione di una governance nazionale dell’innovazione e di una strategia architetturale complessiva, quello della definizione di una chiara politica della sicurezza e della privacy. Mentre resta ancora aperta a livello internazionale la questione di una corretta misurazione e valutazione dei benefici e dei ritorni dell’investimento in Sanità Digitale”.

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