ServiziMenu principaleHome
Home  /  Professionisti  /  Notiziario AIOM  /  Sanità al balletto dei 2 miliardi

Sanità al balletto dei 2 miliardi Contenuto nell'archivio del 2016

Il Def aggiornato non scoraggia i governatori - Conti promossi dalla Rgs

Da Il Sole24 ORE Sanità del 4-10-2016

L’Italia, anche quella della Sanità, si avvicina alla sua prima legge di Bilancio - la "vecchia" Stabilità - con una manciata di notizie buone in una mano e un pugno di previsioni burrascose nell'altra. Da una parte c'è l'annuncio a sorpresa del premier davanti alla platea del San Raffaele di Milano: «E’ finito il tempo dei tagli lineari in Sanità», ha detto Matteo Renzi la scorsa settimana nel suo tour meneghino che ha ricompreso arche il lancio dello Human Technopole. Per poi precisare che «è evidente che in Sanità si è tagliato anche troppo, ma dobbiamo gestire in modo diverso il tema dei costi standard». Musica, per le orecchie sia della ministra della Salute Beatrice Lorenzin - la quale continua ad "auspicare" che il Fsn 2017 cresca di 2 miliardi come previsto nel Def di aprile, prima della Nota di aggiornamento - sia delle Regioni, che giovedì scorso in un incontro a Palazzo Chigi con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti hanno incassato il via libera per due tavoli di confronto, di cui uno sulla Sanità. E colto l'occasione per ricordare, come ha spiegato il vicepresidente della Conferenza delle Regioni Giovanni Tali, che «l'aumento di due miliardi per il fondo sanitario del prossimo anno è il minimo indispensabile per coprire contratti, Lea e farmaci innovativi».

Ma se il governo dichiara di non voler più attingere alla Sanità (anche se è prevista una ulteriore tranche di coinvolgimento nella spending review), è chiaro che la legge di Bilancio che quantificherà le risorse è appesa alle sorti di un'economia in affanno. E qui siamo al punto dolente: la nota di aggiornamento al Def illustrata la scorsa settimana da Renzi e dal ministro Padoan è sconfortante: nel 2017 il Pil crescerà solo dell'1% e solo grazie agli "stimoli" di una manovra che si vorrebbe espansiva. Le stime nude e crude inchiodano infatti il Prodotto interno lordo a un mero +0,6%. Il rapporto deficit/Pil va al 2%, due decimali in più rispetto all'1,8% indicato ad aprile scorso. A cui si aggiunge uno 0,4% di "flessibilità" attesa dalla Ue, che metterebbe a disposizione circa 9-10 miliardi aggiuntivi. Sempre ammesso che Bruxelles accetti di mettere in conto le circostanze eccezionali prodotte dal terremoto di agosto e dall'emergenza migranti.

Il monitoraggio della Ragioneria generale dello Stato. La governance c'è, perché è andata strutturandosi negli anni. Il contenimento della dinamica della spesa sanitaria, in buona parte conseguente alle misure di razionalizzazione assunte, pure. Tanto che, nonostante la bassa crescita economica registrata negli anni post crisi, dal 2008 a oggi, il rapporto tra spesa sanitaria corrente (considerando la rilevazione mediante i modelli di conto economico - CE) e Pil è arrivato ad attestarsi al 6,8% per cento nel 2015. Nel suo terzo rapporto su "Il monitoraggio della spesa sanitaria", la Ragioneria generale dello Stato fa il punto sulle ricette - se non virtuose, opportune - assunte per contrastare le dinamiche espansive della spesa sanitaria negli ultimi anni.

«Siamo sulla strada buona», è il succo che in definitiva si trae dal documento. Anche se esistono ancora margini di intervento da sfruttare. Una posizione che in definitiva fa il paio con le dichiarazioni rilasciate proprio oggi dal premier Matteo Renzi, che a Milano ha annnunciato l' altolà alla politica dei tagli lineari.

La dinamica allegra della spesa sanitaria ha conosciuto un decisivo "salto di paradigma" nel 2006, con il venir meno della logica dei ripiani a pie' di lista che aveva portato a situazioni abnormi: tanto che in quell'anno dei circa 6 miliardi di disavanzo complessivo del settore sanitario, circa 3,8 erano concentrati nel Lazio, in Campania e in Sicilia.

Da qui la stretta con lo strumento «assolutamente innovativo» dei piani di rientro, si legge nel report: se dal 2002 al 2005 la spesa sanitaria corrente era cresciuta in valore assoluto di 17.160 milioni (+6,8% annuo), nel quinquennio successivo si attestava a 14.437 milioni (+2,8%).

Tra 2011 e 2015 è infine rimasta sostanzialmente stabile, con un tasso di crescita medio annuo dello 0,1 per cento. Il risultato d'esercizio complessivo, nel 2015, è pari a -1,2 miliardi, seconda migliore performance mai ottenuta dopo i -927,8 milioni del 2014. Eppure, come si è detto e come la Rgs non manca di sottolineare, margini di ulteriore miglioramento, a fronte di una spesa influenzata essenzialmente dal fattore demografico (l'invecchiamento) e da quello tecnologico, esistono.

Vanno recuperati tra le pieghe di un risultato aggregato decisamente contenuto - il tasso di variazione medio annuo della spesa corrente è leggermente negativo, pari a -0,1% - dove i principali componenti della spesa sanitaria mostrano performance schizofreniche.

Il contributo delle Regioni in piano di rientro. E le Regioni? Per garantire una più puntuale rappresentazione dell'impatto dei piani di rientro sulle dinamiche della spesa nelle singole amministrazioni, il Rapporto 3 della Ragioneria le classifica in quattro gruppi omogenei: Regioni sotto piano di rientro (Lazio, Sicilia, Abruzzo, Molise, Campania, Calabria), Regioni sotto piano di rientro leggero (Puglia e Piemonte), Regioni a statuto ordinario non sotto piano di rientro (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Basilicata più la Liguria) e Regioni a statuto speciale (esclusa la Sicilia ma con l'aggiunta di Trento e Bolzano).

Al contenimento della tasso di crescita della spesa sanitaria hanno concorso in modo significativo, dal 2006, le amministrazioni in piano di rientro, con una contrazione del 6,6% (in quelle non in piano di rientro la contrazione era di 2,3%) tra 2003-2005 e 2006-2010 del tasso di crescita medio annuo della spesa sanitaria. Si è approdati cosi a un +1,6% nelle Regioni "sotto schiaffo".

Come l'anno passato, l'Italia insomma è sul filo di un difficile equilibrismo rispetto a una crescita che non c'è ancora. Ma per molti, e forse davvero anche per il governo, la Sanità "ha già dato". La conferma arriva del resto dalla Ragioneria generale dello Stato, che nel suo ultimo report promuove le scelte già fatte e la ricetta piani di rientro.

Le principali voci di spesa. Lavoro dipendente, consumi intermedi diversi dai farmaci e farmaceutica convenzionata sono state, nel periodo 2002-2010, le componenti di spesa che più hanno inciso. Con andamenti estremamente differenziati nel tempo: la spesa per il personale si è quasi dimezzata, dal 4,8% annuo del 2003-2005 al 2,9% del 2006-2010. La spesa complessiva per la voce "prodotti farmaceutici" è passata da un incremento medio annuo del 17,4% (2003-2005) al 12,3% (2006-2010).

«Aumenta notevolmente il peso percentuale dell'aggregato sulla spesa sanitaria totale - scrivono a-cora i tecnici della Ragioneria - che passa dal 4,3% nel 2005 al 6,7% ml 2010». Un dato "lievitato" con l'introduzione di farmaci innovativi e con l'incentivo alla distribuzione diretta in diversi Ssr. Aumenta poi il peso specifico della spesa per «consumi intermedi diversi dai prodotti farmaceutici»: l'incremento medio "crolla" dal 10% del 2003-2005 al 3,5% del 2006-2010, mentre il peso sulla spesa sanitaria complessiva aumenta dal 18,6% (2005) al 19,2% del 2010.

Gli effetti di contenimento registrati ml periodo precedente trovano conferma nella fase 2011-2015, quando la spesa sanitaria si è mantenuta stabile (crescita a 0,1%). Il contributo più sostanzioso è arrivato dalle Regioni in piano di rientro e in piano di rientro leggero: le prime hanno ridotto la spesa dello 0,2% annuo, le seconde dello 0,6 per cento. Le amministrazioni non in pano di rientro hanno registrato insieme alle autonomie un +0,5 per cento. La stretta maggiore ha riguardato lavoro dipendente e farmaceutica convenzionata: la spesa per il personale passa da un incremento del 2,9% ml periodo 2006-2010 a un -1,2% nel 2011-2015, abbassando il peso percentuale sulla spesa sanitaria complessiva dal 33,2% del 2010 al 31,1 per cento del 2015. Un "sacrificio" per gli addetti imputabile alla conferma del blocco del turnover per le Regioni in piano di rientro e alle politiche di contenimento degli organici attivate dalle Regioni non in piano". Forte anche il contributo che alla stretta è arrivato dai prodotti farmaceutici: la spesa è passata da un incremento medio annuo del 12,3% nel 2010 a un +6,5% nel periodo 2011-2015.

Il peso della spesa per prodotti farmaceutici sulla spesa sanitaria complessiva aumenta dal 6,7% nel 2010 al 9,2% nel 2015. Incidenza che va attribuita principalmente ai nuovi farmaci per l'epatite C e, anche in questa fase, al rafforzamento della distribuzione diretta dei farmaci. Infine, le misure di contenimento su B&S (Dl 95/2012), con la centralizzazione degli acquisti, hanno comportato la drastica riduzione dal 3,5% del quinquennio precedente allo 0,5% del periodo 2011-2015, pur registrando un leggero maggiore impatto sulla spesa complessiva: dal 19,2% del 2010 al 19,6 per cento.

Di Barbara Gobbi

AIOM - Via Enrico Nöe, 23 - 20133 - Milano - tel. +39 02 70630279

© AIOM. Tutti i diritti riservati. P. I. 11957150151