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Scommessa patto digitale

L'obiettivo è spingere il Ssn a una riprogettazione technology-based

Da Il Sole24 ORE Sanità del 26-7-2016

Se i bookmaker inglesi scommettono che il Nhs chiuderà i battenti nel 2019, per il presidente dell'Istituto superiore di Sanità restano 6 mesi di tempo per salvare il nostro Servizio sanitario nazionale. E’ una questione di risorse economiche da investire, ma anche di ammodernamento del sistema per stare al passo con una nuova domanda di salute e con un'innovazione tecnologica galoppante.

All'interno dell'attuale perimetro di risorse e di strumenti assistenziali e gestionali i margini di manovra appaiono ridotti al minimo. Lo certifica il Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica 2016 della Corte dei conti, secondo cui «negli anni della crisi, il contributo del settore sanitario al risanamento è stato di rilievo: una flessione della spesa in media di 2 punti all'anno, in termini reali, tra il 2009 e il 2014... La flessione della spesa pubblica nel settore ha comportato un peggioramento delle condizioni sotto due aspetti: l'aumento del contributo richiesto direttamente ai cittadini. Ma anche una crescita dei casi di rinuncia alle cure per motivo di costo e di liste d'attesa».

I margini di manovra per il Ssn potrebbero tuttavia ampliarsi grazie al nuovo Patto per la Sanità digitale (varato dalla Conferenza Stato-Regioni lo scorso 7 luglio) sia sotto il versante delle risorse economiche che dell'ammodernamento di sistema. Il Patto nasce infatti con l'obiettivo esplicito di dar vita a un piano straordinario di sanità elettronica, capace di «innescare un circuito virtuoso di risorse economiche destinate a finanziare gli investimenti necessari».

Nonostante la prammatica clausola di invarianza finanziaria (senza la quale presumibilmente non ci sarebbe stato il via libera del Mef), il Patto prevede la possibilità di riconoscere «una tariffa iniziale provvisoria o altro sistema di remunerazione» alle sperimentazioni di soluzioni innovative, ma soprattutto l'attivazione di tre rilevanti fonti di finanziamento:
a) fondi strutturali Ue,
b) fondi pubblici in ambito Horizon 2020, Banca Europea Investimenti nel quadro di iniziative di Public-Private Partnership,
c) fondi privati attraverso modelli di project financing e/o performance based contracting.

Il coinvolgimento dell'industria mira a pone le basi per la creazione di un ecosistema dell'innovazione in grado di spingere il Ssn a una sua riprogettazione technology-based, che utilizzi l'informazione come asset primario per migliorarne governance, programmazione, sostenibilità, efficacia. Lo stesso documento programmatico del Patto riconosce l'innovazione digitale come «fattore abilitante e, in taluni casi, determinante per la realizzazione di modelli sia assistenziali che organizzativi rispondenti alle nuove necessità».

In questa prospettiva la sperimentazione di soluzioni e progetti innovativi sarà realizzata lungo 6 assi prioritari, individuati dal Patto: 1. realizzazione e diffusione Fascicolo sanitario elettronico, 2. servizi di continuità assistenziale e deospedalizzazione, 3. ammodernamento governance clinica, della spesa e degli acquisti, 4. condivisione dati e interoperabilità database, 5. introduzione e diffusione standard di codifica internazionali, 6. razionalizzazione infrastruttura It.

Sembra prospettarsi quindi un cambio di paradigma del Ssn verso un modello di piattaforma abilitante di servizi innovativi, in grado di collegare più efficacemente ed efficientemente medici, strutture, pazienti e informazioni con la partecipazione attiva dell'industria Life science e Ict.

Peraltro questa trasformazione, abilitata dalle tecnologie digitali, è una tendenza che coinvolgerà tutta la Pubblica amministrazione a seguito della progressiva applicazione della legge 124/2015, laddove si prevede di «ridefinire il Sistema pubblico di connettività al fine di semplificare le regole di cooperazione applicativa tra amministrazioni pubbliche e di favorire l'adesione al Sistema da parte dei privati, garantendo la sicurezza e la resilienza dei sistemi».

Il modello di riferimento potrebbe essere quello della cosiddetta Api economy, che consente l'accesso agli asset digitali della Pa (servizi e dati) attraverso l'uso di Application programming interface (Api), le interfacce di programmazione dei sistemi informativi. L'accesso a tali porte applicative consente lo sviluppo di ecosistemi cooperativi di servizi e di applicazioni digitali multistakeholder, che sono già parte integrante delle strategie di Open government di molti Paesi, con l'obiettivo di favorire la digitalizzazione dei processi e l'integrazione fra amministrazioni, l'integrazione con le stesse imprese e la co-erogazione dei servizi.

Su quest'ultimo versante tutto lascia intravedere l'opportunità per l'industria Life science e Ict di ridisegnare il proprio ruolo da semplice fornitore del sistema a partner delle organizzazioni sanitarie pubbliche, estendendo le tradizionali funzionalità dei prodotti tramite servizi complementari e continuativi, abilitati da mHealth, Internet of Things, Cloud computing, genomca medica e machine learning. Si pensi a servizi innovativi, realizzati anche attraverso il data mining dei dati sanitari provenienti dal mondo reale, utili a sostenere l'empowerment e la compliance dei pazienti, a sviluppare nuove forme di rapporto medico-paziente, ad accompagnare i medici a comportamenti prescrittivi più appropriati, a realizzare percorsi di coordinamento multidisciplinare per le patologie croniche, a tracciare i trend epidemiologici e la domanda di salute, a potenziare le attività di prevenzione, a disegnare i nuovi Pdta, a riprogettare le stesse attività di R&S e i trial clinici, ma anche a meccanismi adattivi di pricing&reimbursement.

Per la realizzazione concreta di questo percorso le questioni aperte di natura regolamentare, tecnologica, organizzativa e culturale - specifiche per il settore sanitario - sono certo numerose. Fra queste va considerata la necessità di colmare le lacune statistiche, che impediscono una chiara misurazione dell'innovazione digitale in termini di economicità, appropriatezza, efficienza ed efficacia. Ma tali questioni saranno affrontate nel corso dei lavori della Cabina di Regia del Nuovo sistema informativo sanitario, organo di coordinamento del Patto per la sanità digitale, per la cui attuazione la Cabina di Regia Nsis - oltre ai rappresentanti di Regioni, ministero della Salute, ministero Riforme e innovazione Pa e Mef - sarà integrata dai rappresentanti di Mise, Aifa, Fnomceo, Fofi, Ipasvi, An-d e Consip.

Dall'attuale configurazione della governance del Patto emerge l'assenza della rappresentanza industriale, che pure è chiamata a investire risorse e know-how per lo sviluppo della sanità digitale. Altra scelta sembra sarà fatta per la costituenda Cabina di regia governativa Industria 4.0, an-nunciata di recente dal ministro Carlo Calenda, dove siederanno anche le imprese.

Da questo punto di vista, per garantire una rappresentanza alta degli interessi delle imprese e un'interlocuzione strategica con la Cabina di Regia Nsis, è auspicabile una diretta assunzione di responsabilità da parte di Confindustria, ad esempio attraverso la costituzione di una Commissione ad hoc, che sappia comporre gli interessi diversificati delle associazioni di categoria dei comparti Life science e Ict, cogliendo pienamente le opportunità offerte dal nuovo Patto per la Sanità Digitale, anche per lo sviluppo economico e industriale del Paese.

Giuseppe Greco
segretario generale Isimm ricerche

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