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Se la sanità è pubblica, il cancro arretra

Alla vigilia del Congresso europeo di oncologia, uno studio descrive come il Welfare sia riuscito ad azzerare l'effetto mortale della crisi. Ma fra i problemi da risolvere c'è ancora quello dei prezzi dei medicinali anticancro. L'obiettivo è una tariffa unica in Europa

Da la Repubblica.it del 6-10-2016

Fra le emergenze da affrontare c'è quella del costo eccessivo dei medicinali anticancro GLI ONCOLOGI EUROPEI arrivano al loro congresso annuale (Esmo) con una bella vittoria sotto il braccio. L’ha pubblicata Lancet e dice che, sì, la crisi economica ha aumentato i malati di tumore e la mortalità in tutto il mondo industrializzato. Ma che in Europa, nei paesi dove opera un servizio sanitario universale, l’azione della sanità pubblica ha azzerato l’effetto mortale della crisi. Una medaglia d’oro per il vecchio continente e il suo welfare sempre sotto attacco dai cavalieri del rigore di bilancio. Proprio mentre gli oncologi europei si trovano per le mani la patata bollente del costo insostenibile dei farmaci anticancro salito ormai a 20 miliardi di euro nel continente, 4 solo in Italia. Insomma, sul terreno a Copenaghen c’è il nucleo del reattore nucleare-cancro: la fiscalità generale, anch’essa azzoppata dalla crisi, spende cifre esorbitanti per combattere il grande male, ma ce la fa e grazie a questo gigantesco sforzo collettivo riesce persino ad azzerare gli effetti della crisi economica sulla salute.

Ma cominciamo dall’inizio. Ovvero dal lavoro pubblicato da Lancet. I ricercatori hanno esaminato i dati del periodo nero della crisi, 2008-2010, e hanno visto quanto l’impoverimento degli europei e, in particolare, la crescita della disoccupazione hanno fatto aumentare il numero dei malati in termini proporzionali rispetto al decennio precedente (169.129 decessi che si sono aggiunti ai circa 2 milioni). A colpire chi è rimasto senza lavoro sono tutti i tipi di cancro, con in testa quello del polmone che, come appare in uno studio dello Iarc, è a sua volta legato a un aumento dei fumatori tra i disoccupati.

In seconda battuta i ricercatori hanno distinto i tumori in trattabili e senza prospettive terapeutiche capaci di allungare sensibilmente la vita. E hanno scorporato i dati di mortalità paese per paese. Risultato: i decessi per i tumori sono direttamente proporzionali al tasso di disoccupazione, ma questo legame scompare nei paesi che hanno un servizio sanitario universale. Che non sono tutti come quello italiano, gli autori dello studio hanno considerato “copertura universale” anche le legislazioni che prevedono una copertura assicurativa per almeno il 90% della popolazione e che forniscono adeguata assistenza al parto e ai neonati.

Il risultato pubblicato da Lancet dimostra quanto i sistemi sanitari della maggior parte dei sistemi europei ha retto all’urto della marea montante dei malati di cancro. Ma parte essenziale della cura sono i farmaci e un lavoro presentato al meeting dell’American Society of Clinical Oncology (Asco) qualche mese fa ha calcolato che l’80% delle medicine anticancro consumate in Europa va ai malati di Italia, Francia, Austria, Belgio, Germania, Olanda, Spagna e Regno Unito. A dimostrare un’Europa a due velocità con i paesi orientali che non riescono a curare al meglio i loro cittadini.

Anche questo andrà a turbare i sonni degli oncologi convenuti a Copenaghen. E squaderna ancora una volta il dilemma senza soluzione: i farmaci anticancro costano troppo. I singoli paesi si affannano a far quadrare i conti e abbiamo più volte scritto come questo sia il problema dominante oggi in Italia. Ma il combinato disposto di legame indissolubile tra povertà e malattia oncologica e Europa dei ricchi versus quella dei poveri dimostra ancora una volta che serve una politica continentale. Il prezzo europeo dei farmaci di cui tanto si parla e che le aziende non vogliono. Forse non azzererebbe le disuguaglianze ma aiuterebbe.

Di Daniela Minerva

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