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Stretta sulla sanità, ira delle Regioni. 'I farmaci innovativi sono a rischio' Contenuto nell'archivio del 2016

Palazzo Chigi: fondi per 112 miliardi. I governatori: ne manca uno.
In bilico il piano vaccini e l'assistenza eterologa in tutta Italia

 Da LA STAMPA del 14-10-2016

I tagli alla sanità sono a basso indice di popolarità perciò Renzi dà ordine di aggiungere qualcosa al budget di Asl e ospedali, portando il fondo sanitario a quota 112 miliardi. Che sono però sempre un miliardo in meno di quanto stanziato in un primo momento dallo stesso governo per il 2017. Tanto che le Regioni, riunite oggi in conclave per dire l’ultima parola sulla manovra, lanciano ugualmente l’allarme: così rischiano di restare fuori dalla porta farmaci innovativi e nuovi livelli di assistenza, con tanto di piano vaccini, assistenza eterologa estesa a tutta Italia e ausili per disabili. 

Ieri il vertice tra Lorenzin, Padoan e Boschi è stato sostituito dal fitto lavorio dei tecnici, sempre in stretto contatto con i titolari di Salute ed Economia, per trovare una quadra tra esiguità di risorse e promesse da mantenere, come quella dell’assunzione di medici e infermieri fatta dal premier in persona in diretta Tv. Così si sono racimolati altri 500 milioni che potrebbero diventare di più se passasse la proposta Lorenzin di un ritocco all’insù dell’accise sul tabacco, che non trova l’opposizione dell’Economia ma sulla quale in passato Renzi aveva storto il naso. 

Ma anche limitando le perdite a un miliardo i conti della sanità alle regioni non tornano. A spiegare perché è il coordinatore degli assessori regionali alla sanità, il piemontese Antonio Saitta. 

«Solo per le assunzioni di 10mila medici e infermieri occorrerebbero almeno 400 milioni. E poi il fondo per i farmaci innovativi da 500 milioni si è già dimostrato insufficiente quest’anno». Con quei soldi le regioni hanno pagato solo le super pillole contro l’epatite C che sono rimaste un tabù per i malati meno gravi, «che hanno fatto la fila dietro la porta del mio ufficio per chiedere l’accesso alla terapia, per non contare di quelli che sono andati a comprare il farmaco in India o in Egitto dove costa un decimo», ammette Saitta. «Ma ora con i nuovi costosissimi medicinali oncologici, contro Alzheimer, Parkinson e demenza senile i bilanci rischiano di sballare completamente».  

Le regioni però non si limitano a battere cassa ma chiedono che nella manovra entrino anche le loro proposte su una nuova governance della farmaceutica. Cose come ridurre i prezzi quando i volumi di vendita aumentano o verificare l’efficacia dei nuovi farmaci una volta immessi in commercio e quando l’innovazione si dimostra più nel nome che nei fatti abbassare i costi. Oppure il via libera alle aste per farmaci equivalenti, con principi attivi anche diversi ma con la stessa indicazione terapeutica. Che più o meno funzionano così. Si radunano tutti i medicinali per una determinata patologia a quello che i tecnici chiamano il quarto livello Atc. Ad esempio i consumatissimi “inibitori della pompa protonica” che servono a combattere ulcere gastriche ed esofagiti da reflusso e che ricomprendono anche medicinali con molecole diverse. Tra tutti questi chi batte il prezzo più basso resta nel paradiso della rimborsabilità. Gli altri se li paga l’assistito. Su questo c’era già una determina dell’Aifa, l’Agenzia pubblica del farmaco, sospesa dopo le proteste dei medici di famiglia, che hanno visto mascherato dietro le aste un taglio di circa 1.500 medicinali dalla rimborsabilità.  

Sui nuovi Livelli essenziali di assistenza poi Saitta è categorico: «Con un miliardo in meno non potremmo applicarli, visto che secondo le stime del Ministero della salute da soli costano 800 milioni». 

Oggi i governatori metteranno nero su bianco le loro richieste. Domani il varo della manovra dirà in che misura verranno accolte. 

Di Paolo Russo

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