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Telemedicina, scatta la corsa alle app, la salute digitale vale già venti miliardi Contenuto nell'archivio del 2016

Si moltiplicano i sistemi di consultazione e anche quelli relativi alla diagnostica. Sembra si tratti di un processo inarrestabile. Ma occorre molta prudenza sia in termini di efficacia che di tutela della privacy

Da la Repubblica Affari&Finanza del 30-5-2016

La grande onda sta per arrivare sotto forma di impulsi elettronici. E promette di curare tutti quanti a domicilio, ma ognuno in modo diverso e personalizzato. È quella che startuppari e guru della connettività chiamano the next Big thing lo tsunami tecnologico che rivoluzionerà medicina e stili di vita.

I "clienti" della salute digitale non mancheranno. Nel 2050, nel mondo, due persone su 10 avranno i capelli grigi; due miliardi di anziani per una popolazione di quasi 10 miliardi e per l'Europa la percentuale salirà al 34%. Di questa marea di arzilli vecchietti, gli over 80 saranno 434 milioni. La vita si allunga e migliorano le condizioni di salute. Ma gli acciacchi aumenteranno. E giocofo-za si moltiplicheranno tutte quelle malattie croniche, di lunga durata e piene di complicazioni (dal diabete a quelle respiratorie e cardiache), che già oggi uccidono 53 milioni di persone ogni anno. E se i paesi avanzati non troveranno una risposta al problema demografico segnato dal declino di fertilità, sarà dura, se non impossibile, per i millenial fare fronte ai costi di previdenza e salute di nonni e genitori.

Negli anni della grandi crisi economica, dal 2009 al 2013, le spese per farmaceutica (-1,8%) e prevenzione (-0,3%) sono diminuite in tutti i paesi Ocse, per bilanciare quelle in ascesa (+2,3%) destinate all'ospedalizzazione. Eccoci dunque all'alba della salute digitale: riduzione dei giorni di "residenza" nei nosocomi, pazienti curati da remoto, monitoraggio continuo, utilizzo di big data come miniera per analizzare le condizioni cliniche. Oggi il mercato della telemedicina è ancora una nicchia nell'oceano della salute e vale appena 15 miliardi di dollari; anche se, stando agli analisti, dovrebbe raddoppiare il giro d'affari entro il 2020. Va detto che gli esordi, rispetto alle premesse, non sono stati brillanti.

Le prime a buttarsi a capofitto sono state le telecom companies, come At&T e Verizon, ma la forza nelle infrastrutture di rete non ha trovato altrettanta capacità nello sviluppo di dispositivi medici convincenti. Inoltre, la nuova corsa all'oro digitale ha fatto emergere difficoltà nel trovare un paradigma condiviso (legislativo, tecnol-gico, normativa sulla privacy e anche burocratico); tutte barriere che hanno messo in sordina i primi vagiti del settore. Ora le condizioni sembrano volgere al sereno. In primis lo suggerisce la necessità, non più rinviabile, dei governi di tenere a bada la spesa sanitaria. E poi c'è una domanda di salute che sta esplodendo dentro le nostre tasche, misurabile con il termometro infallibile degli smartphone.

In circolazione ci sono circa 165 mila applicazioni dedicate al benessere e alla salute. Anche se solo il 5% hanno volumi significativi di utilizzo, secondo Pwc, la domanda di medicina elettronica arriverà presto a 1,5 miliardi di app scaricate per un giro d'affari del mobile health che supererà quota 20 miliardi di euro. Certo, molte di queste app riguardano programmi di fitness e bugiardini farmaceutici e sono lontanissime dalla telemedicina professionale. Ma il dinamismo di offerta di salute digitale e la risposta di pazienti consumatori, non può lasciare inerte la sanità pubblica in bilico tra pericoli e opportunità. Perché il mobile ha già reso digitale il cittadino. Basti pensare ai servizi della catena di farmacie Walgreens, che ha lanciato in America Live Doctor Consultation: per 49 dollari al mese si può consultare un medico da remoto 24 ore su 24. Qualcuno si spinge anche oltre con l'elettroceutica, ovvero come curare con impulsi elettrici invece di pillole.

In questo mare di app, collegate ai sensori di braccialetti e dispositivi vari che misurano le funzioni del corpo, alcune sono state ritirate dalle piattaforme mobili perché incapaci di assicurare un servizio medico e scientifico adeguato; mentre altre hanno ricevuto sanzioni in quanto si trattava di vere e proprie truffe, come l'Ancne app che dichiarava di curare i brufoli con appositi filtri per smartphone. Se il mobile health è già realtà, il prossimo passo spetta alla sanità pubblica e privata. In attesa che la legge dia risposte certe, la app economy della salute sta apparecchiando il mercato della futura telemedicina, quando gli strumenti ospedalieri entreranno in casa sotto forma di app e devices.

La diffusione della medicina digitale sta muovendo i primi passi con la diffusione di cartelle digitali cliniche. In America, l'amministrazione Obama ha messo sul piatto uno stimolo fiscale da 30 miliardi di dollari per digitalizzare i dati di milioni di pazienti. La rivoluzione elettronica ha ottenuti molti risultati positivi seppure facendo sorgere altrettanti interrogativi. Alcune equipe di medici ricercatori di Stanford, grazie all'analisi di dati di milioni di pazienti affetti da scompensi cardiaci, ha potuto rintracciare l'origine (l'utilizzo di determinati farmaci) nello sviluppo di alcune complicazioni.

Il tema dei big data sta sollevando grandi speranze per la ricerca, e allo stesso tempo dubbi sulla privacye su chi può avere accesso a questa miniera d'oro. Perché di dati ne avremo tantissimi. E la telemedicina avrà un ruolo cardine di questa rivoluzione. Se la prima e più evidente opportunità è la riduzione dei giorni di ospedalizzazione dei pazienti, pur mantenendo alta la guardia grazie a un monitoraggio costante, la prossima Big Thing sarà la gestione e l'analisi dei dati della salute dei pazienti. Per identificare patologie e magari trovare nuove risposte terapeutiche.

Di Christian Benna

 

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