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Terapie antitumorali. Alta l’attenzione sul rischio clinico, ma l’obiettivo è azzerare l’errore

Da un sondaggio in 27 Centri onco-ematologici, tre quarti ha attuato molte indicazioni della Raccomandazione 14 che fissa le linee guida per il corretto processo di utilizzo dei medicinali oncologici. Nel 67% dei Centri l’allestimento dei farmaci è effettuato nelle Ufa. Serve più formazione. I temi trattati al convegno al ministero della Salute organizzato con il contributo incondizionato di Roche

Da Quotidianosanità.it del 5-10-2016

C’è ancora da fare, ma nelle aziende sanitarie italiane il livello di sicurezza nella gestione dei farmaci antineoplastici è sicuramento alto. Il faro è la Raccomandazione 14 del ministero della Salute che individua le buone prassi per approvvigionamento, stoccaggio, prescrizione, preparazione, somministrazione dei farmaci antineoplastici, formazione e promozione della cultura della sicurezza tra gli operatori sanitari. Un processo particolarmente complesso che coinvolge farmacisti, medici e infermieri chiamati a coordinare ogni singola fase per garantire la sicurezza dei pazienti, ed anche la loro.

A testimoniare che si sta andando verso la giusta direzione è una Survey condotta nei Centri onco-ematologici di 27 Aziende ospedaliere in 12 Regioni italiane: tre quarti ha messo in pratica molte delle indicazioni suggerite dalla Raccomandazione 14. Ma non solo, da un report curato nel 2014 dalla Commissione europea è emerso che meno di due italiani su dieci hanno fatto esperienza diretta (o attraverso familiari) di un evento avverso, contro una media Ue di quasi tre persone su dieci.

A fotografare lo stato dell’arte sul tema è il convegno “Obiettivo Zero: riduzione del rischio e prevenzione degli errori nella gestione dei farmaci antineoplastici” organizzato da HPS-AboutPharma, con il contributo incondizionato di Roche, presso il ministero della Salute. Dal convegno che ha visto protagonisti oncologi, farmacisti ospedalieri e rappresentanti dei cittadini è emerso come l’obiettivo sia quello di azzerare ogni rischio clinico. Anche perché la posta in gioco è alta: secondo uno studio comparativo internazionale (Lustig, 2000) l’emato-oncologia è il reparto ospedaliero dove si verificano più errori medici (2,48 ogni 100 pazienti ogni giorno).

Ma molto si può fare per ridurne l’incidenza. E le armi vincenti, secondo gli esperti, ci sono: dal governo del processo alla condivisione tra i vari livelli professionali fino alla formazione continua dello staff operativo.

Ancora, dallo sviluppo della predisposizione a identificare i fattori di rischio, all’adeguamento periodico delle procedure interne compresa la stessa Raccomandazione 14. Mentre l’atout che potrebbe fare la differenza è l’istituzione della figura del farmacista di reparto. Di certo, strumento importante per dare garanzie di governo del processo sono le Unità farmaci antitumorali (Ufa), a patto però che siano centralizzate.

Da non tralasciare infine un passaggio fondamentale: i volumi di attività. Tanto più bassi sono i numeri delle prestazioni nei Centri oncologici e minore sarà il livello di attenzione verso possibili errori.

Ma vediamo quali sono i numeri emersi nel corso del convegno. Il processo che riguarda la gestione di farmaci antineoplastici è notoriamente complesso poiché implica il coinvolgimento di un insieme di professionisti (farmacisti, medici, infermieri) che coordinano le numerose fasi che vanno dall’approvvigionamento e immagazzinamento, alla conservazione, alla prescrizione, distribuzione, somministrazione e monitoraggio. La prevenzione e la riduzione degli errori nella somministrazione dei farmaci antineoplastici è la chiave non solo in Italia, ma a livello internazionale per garantire una maggiore sicurezza al paziente. E anche del personale che lavora nei reparti.

Dalla Survey realizzata dall’Università degli studi di Milano in 27 Aziende ospedaliere di 12 regioni italiane tra il 2014 e il 2015, i cui dati sono stati pubblicati ad agosto 2016 sulla rivista Tumori Journal, risulta che 3/4 del campione ha adottato prassi idonee applicando i requisiti della Raccomandazione Ministeriale a tutto il processo dalla prescrizione della terapia, alla sua preparazione e alla somministrazione al paziente (es. informatizzazione e automazione del processo). L’allestimento dei farmaci antineoplastici viene effettuato nelle Ufa nel 67% dei casi, mentre nei restanti avviene direttamente nei reparti.

Sul tema del rischio clinico, l’attenzione in Italia è in generale piuttosto elevata: da un Report curato nel 2014 dalla Commissione europea sull’implementazione delle buone pratiche rivolte alla sicurezza del paziente e alla promozione della sicurezza tra i professionisti sanitari risulta che solo il 17% degli italiani ha fatto esperienza diretta (o attraverso familiari) di un evento avverso, contro il 27% della media Ue.

Il parere degli esperti. “Per garantire sicurezza, qualità e applicazione della normativa – ha spiegato Carmine Pinto, Presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) – è indispensabile definire i requisiti delle strutture che somministrano chemioterapia, e più in generale le terapie mediche antitumorali. I dati inglesi recentemente pubblicati su Lancet Oncology, al di là delle criticità note della sanità inglese, evidenziano proprio questo. Le terapie mediche antiblastiche vanno somministrate in Oncologia medica e ematologia, dove opera personale medico e infermieristico formato e continuamente aggiornato, e dove si realizza una costante integrazione e condivisione con le farmacie e le Unità farmaci antiblastici, uno strumento importante che può dare garanzie di controllo del processo.

Marcello Pani, Presidente della Società italiana di Farmacia Ospedaliera-Sifo ha sottolineato l’importanza della figura del farmacista nell’intera filiera del farmaco onco-ematologico, dalla preparazione alla conservazioni di questi farmaci che devono avere una catena del freddo molto controllata. “Ha un ruolo centrale nella gestione dei farmaci antineoplastici – ha detto – ed anche nell’attuazione della raccomandazione 14 in quanto il suo know-how contribuisce alla prevenzione di errori in tutto il processo di gestione dei farmaci antineoplastici. Sifo ha effettuato negli anni diversi approfondimenti su questo tema, sia con un intento strettamente formativo, sia con il proposito d’individuare le eventuali aree di miglioramento e predisporre strategie di compensazione, permettendo un continuo scambio informativo intra e interdisciplinare. Va, inoltre, segnalato che sono in fase di aggiornamento gli standard tecnici in materia di galenica oncologica, con l’obiettivo di aumentare la sicurezza e la qualità dei servizi offerti ai pazienti e per i quali Sifo vuole essere garante”.

“La centralizzazione della preparazione, il miglioramento dell’automatizzazione, l’informatizzazione e l’utilizzo di device – ha ricordato invece Paola Minghetti, Presidente della Società italiana farmacisti preparatori – contribuiscono alla riduzione dell’errore che si può annidare in ogni fase del processo di gestione dei farmaci antineoplastici: dall’acquisto alla preparazione fino alla somministrazione. Ma è discriminante la formazione del personale. Pensiamo che già nel corso di laurea non vengono fornite le adeguate informazioni”.

Anche le imprese produttrici possono fare molto. “Da anni – ha dichiarato Maurizio de Cicco, Presidente e Amministratore Delegato Roche – siamo impegnati al fianco di pazienti, clinici e istituzioni nel garantire la massima tutela del paziente, contribuendo a mettere a sistema soluzioni e pratiche capaci di eliminare i rischi di errore nella gestione dei farmaci antitumorali. Da un lato la nostra incessante attività di Ricerca & Sviluppo è volta a generare farmaci con tecnologie altamente innovative in grado di ridurre al minimo il rischio di errore, dall’altro, come partner del Sistema Salute, contribuiamo alla formazione degli operatori sanitari convinti che la prevenzione dell’errore sia il modo più efficace per garantire sicurezza ai pazienti e limitare lo spreco di risorse economiche per una più efficiente gestione della sanità”.

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