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Torna lo spettro del deficit

Il Mef certifica 1,2 miliardi di disavanzo (ante tasse locali) nei bilanci sanitari regionali. Crolla spesa personale ma crescono farmaci e sanità convenzionata

Da quotidianosanità.it del 26-9-2016

I dati dell'ultimo monitoraggio della Ragioneria dello Stato sulla spesa sanitaria nazionale. Alla fine il Ssn ha i conti in regola ma solo perché i buchi di gestione li abbiamo pagati noi con l'aumento di aliquote locali o con l'uso di altre risorse regionali. La spesa per il personale passa da un incremento annuo del periodo del 2,9% nel periodo 2006/2010 a un meno 1,2% annuo dal 2011 al 2015. Sulla farmaceutica l'allarme è su quella ospedaliera (quella in farmacia è invece in calo) dove pesano i nuovi farmaci per l'epatite C.

IL RAPPORTO DELLA RAGIONERIA

Nel 2015, la spesa sanitaria (Dato Ce) è risultata pari a 111,185 miliardi (a fronte di un finanziamento del Ssn di 109,7 mld), con un tasso di incremento dello 0,3% rispetto al 2014. A rilevarlo è il Rapporto 2016 della Ragioneria dello Stato sul Monitoraggio della spesa sanitaria, un vero compendio dei numeri economici e finanziari della sanità italiana che analizza sia le voci di spesa (personale, farmaci, privati, medici di famiglia,
etc) sia i conti delle singole regioni.

Dai numeri emerge la progressiva riduzione della spesa per il personale (tra 2010 e 2014 si è comunque registrato un calo di 25 mila unità), mentre si registra la crescita continua di quella farmaceutica e di quella per l’assistenza privata. Nello specifico delle Regioni peggiorano i conti gestionali dei Ssr. Hanno dovuto ricorrere a risorse aggiuntive (aumento aliquote fiscale e imposte) ben 12 regioni su 21. E il dato generale sui bilanci di gestione di Asl e Aziende sanitarie regionali è risalito a 1,2 miliardi di disavanzo, invertendo un trend di riduzione che durava dal 2006.

L’analisi delle voci di spesa

Redditi da lavoro dipendente. La spesa nel 2015 è stata pari a 31.610 milioni di euro, in riduzione dello 0,5% rispetto al 2014. La spesa per i redditi da lavoro dipendente è passata da un incremento medio annuo del 2,9% nel periodo 2006-2010 ad una riduzione dell’1,2% nel periodo 2011-2015,
abbassando il peso percentuale sulla spesa sanitaria complessiva dal 33,2% del 2010 al 31,1% del 2015. Fra il 2010 e il 2014 (ultimo anno disponibile) il SSN ha osservato una riduzione del personale stabile dipendente di quasi 25.000 unità.

Consumi intermedi. La spesa è pari a 31.939 milioni di euro, in crescita rispetto al 2014 del 5,2%. La dinamica complessiva dell’aggregato è essenzialmente determinata dal tasso di crescita della spesa per l’acquisto dei prodotti farmaceutici che registra un aumento di poco inferiore al 20%, per lo più imputabile all’immissione in commercio di importanti farmaci innovativi, tra i quali quelli per la cura dell’epatite C, caratterizzati da un costo elevato.

Nel 2015, la spesa per i consumi intermedi ha rappresentato il 27,6% della spesa complessiva con un incremento significativo rispetto all’incidenza del 2000 (18,7%). Tale voce di spesa, pur presentando una progressiva riduzione della dinamica di crescita nel tempo, mantiene tuttavia un tasso di crescita medio annuo significativamente superiore al resto della spesa. In particolare, il tasso passa dal 9,7% del periodo 2001-2005, al 6,3% del periodo 2006-2010 e al 2,5% del periodo 2011-2015.

Nello specifico, la spesa per prodotti farmaceutici è passata da un incremento medio annuo del 12,3% nel periodo 2006-2010 al 6,5% registrato nel periodo 2011-2015. La spesa per i consumi intermedi diversi dai prodotti farmaceutici è cresciuta invece mediamente al tasso annuo dello 0,5% nel periodo 2011-2015, in evidente riduzione rispetto al tasso medio annuo del quinquennio precedente (3,5%). Tuttavia, il peso sulla spesa sanitaria totale cresce leggermente passando dal 19,2% nel 2010 al 19,6% nel 2015.

Farmaceutica convenzionata. La spesa per l’assistenza farmaceutica convenzionata è pari a 8.290 milioni di euro, in riduzione dell’1,2% rispetto al 2014. Nel periodo 2011-2015 di è evidenziato un ulteriore rallentamento della crescita, con una riduzione media annua del 5,5% a fronte della riduzione media annua dell’1,7% nel periodo 2006-2010. Il peso della spesa farmaceutica convenzionata sulla spesa sanitaria totale si è ridotta dal 9,9% nel 2010 al 7,4% nel 2015.

Assistenza medicogenerica da convenzione. La spesa per l’assistenza medicogenerica da convenzione è stata pari a 6.615 milioni di euro, sostanzialmente in linea con il valore del 2014. Si è passati da un incremento medio annuo del 2,8% nel periodo 2006-2010 a un incremento dello 0,2% nel periodo 2011-2015. Il peso sulla spesa sanitaria totale è pari al 5,9% sia nel 2010 che nel 2015.

Altre prestazioni sociali in natura da privato. La spesa per le altre prestazioni sociali in natura da privato (ospedaliere, specialistiche, riabilitative, integrative ed altra assistenza) è stata pari a 23.153 milioni di euro, in aumento dell’1,3%. Il peso della spesa per altre prestazioni da privato sulla spesa sanitaria totale è aumentato dal 20,1% nel 2010 al 20,8% nel 2015

Altre componenti di spesa. Il livello di spesa è pari a 6.537 milioni di euro, con un incremento dello 0,6% rispetto al 2014.

I disavanzi gestionali delle Regioni

Tornano a crescere i disavanzi gestionali delle Regioni: in totale nel 2015 si registra un rosso da 1,2 mld (nel 2014 era di 900 mln) che gli Enti locali hanno ripianato con risorse proprie e nei casi delle Regioni in Piano di rientro con le tasse aggiuntive. Insomma, una pericolosa inversione di tendenza (dal 2006 il disavanzo gestionale è sempre diminuito) e che nel 2015 vede ben 12 regioni su 21 con i conti (prima delle coperture) in
rosso.

A guidare la classifica è la Regione Lazio che ha fatto registrare un rosso da 379 mln di euro (nel 2014 il disavanzo era di 355 mln), coperto con 720 mln di tasse dei cittadini. Alla fine l’utile sarà di 245 mln, e la metà di queste risorse (112,7 mln) potranno essere usate dalla Regione anche per altri scopi.

A seguire il Lazio c’è la Sardegna con un disavanzo monstre nel 2015 di 341 mln, in miglioramento rispetto al 2014 dove il segno meno era di 361 mln.
Profondo rosso anche per la Pa di Bolzano, -204 mln, in crescita rispetto ai -141 mln dell’anno precedente.

Conti che non tornano anche in Liguria. Nel 2015 il disavanzo gestionale è stato di -102 mln, in crescita rispetto ai -63 mln del 2014. La Regione ha coperto il buco con risorse aggiuntive per 111,7 mln. Da notare come al IV trimestre 2015 nessuna azienda risultava in utile. 

A rischio anche la Regione Toscana pur presentando al IV trimestre 2015 un avanzo di 42,796 mln di euro. Ma in considerazione dell’iscrizione di entrate da payback 2015, per 115 mln di euro, non supportate da atto formale, il risultato di gestione è rideterminato in un disavanzo di 72,204 mln di euro.

Sempre negativi i conti della gestione del Ssr della Regione Calabria: nel 2015 -60 mln (coperti con 87,7 mln di tasse), meglio però del -65 mln del 2014.

Tornano negativi i conti della Regione Puglia: il disavanzo gestione nel 2015 è stato di 58 mln (nel 2014 si era invece registrato un avanzo di 14 mln) coperto con 60 mln nel bilancio.

In rosso anche il Molise: -45 mln (meglio rispetto al 2014: il deficit era di 60 mln). Non sono bastate però le coperture fiscali (18,7 mln) e la Regione ha avuto anche accesso a 30 mln di euro derivanti da un contributo di solidarietà interregionale.

Tra le regioni con i conti gestionali in negativo anche la Valle d’Aosta (-24 mln) e il Piemonte (-11 mln nel 2015. Nel 2014 c’era stato però il segno più con un avanzo di 56 mln). Torna in rosso la Basilicata (non succedeva dal 2011): -8,8 mln. Negativo infine anche il dato del Friuli Venezia Giulia: nel 2015 -6,6 mln. Tutte le Regioni hanno coperto i disavanzi.

Al contrario tra le 9 regioni in attivo spiccano le Marche (+57,1 mln), seguite dalla Campania (+27,6 mln), dalla Sicilia (+9,9 mln). Segno più anche per la Pa di Trento con +6,1 mln (un ottimo risultato rispetto agli scorsi in cui il deficit si attestava mediamente sui 200 mln di euro). In attivo anche la Lombardia (+5,7 mln), il Veneto (+4,1 mln), Umbria (+2 mln), Abruzzo (+602 mila euro) ed Emilia Romagna (+508 mila euro).

di Luciano Fassari

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