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Tumori, farmaci sempre più cari. I medici a Renzi: servono risorse

Il presidente degli oncologi: costi delle terapie da 4 a 45mila euro

Da NAZIONE - Carlino - GIORNO del 9-10-2016

Copenaghen, 9 ottobre 2016 - «La lotta ai tumori segna importanti passi avanti, stanno arrivando farmaci salvavita presto disponibili anche in Italia ma il sistema si regge solo mettendo risorse dedicate, per questo ci rivolgiamo al governo». Da Copenaghen dove si sta svolgendo il congresso dell’European Society for Medical Oncology (Esmo) lancia un appello alle istituzioni Carmine Pinto, presidente dell’Associazione italiana oncologia medica (Aiom). Chiede un incontro con il premier Renzi, un patto per combattere il cancro e un fondo per farmaci innovativi. «Finora il servizio sanitario ha garantito l’accesso alle cure a tutti i pazienti, grazie anche ai sistemi di rimborso concordati con Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco». L’impiego razionale delle risorse in medicina è possibile, spiegano gli oncologi italiani, ma è necessario istituire una unica regìa organizzativa.

Professor Pinto, perché gli oncologi chiedono una regìa unica nella lotta al cancro?
«Perché in Italia le commissioni non si parlano, occorre riunire gli sforzi di agenzie, ministeri e regioni per ottenere risparmi».

A quali economie si riferisce?
«Ad esempio i chirurghi affermano che si sono sprecati 5 milioni di euro nel giro degli ultimi anni solo per interventi inappropriati nel cancro del pancreas».

E di quanto sono lievitati i costi delle terapie antitumorali?
«Un ciclo completo a suo tempo costava 3.853 euro, ora siamo passati a 44.900 euro. È più che mai necessario un patto per continuare a garantire a tutti i pazienti i farmaci innovativi».

Insomma, questione di soldi?
«Non chiedo altri fondi ma la possibilità di allocare meglio le risorse che l’Italia, con un Pil che cresce solo dell’1%, può permettersi. La soluzione risiede in una nuova alleanza tra governo e clinici».

Oltre al dialogo tra istituzioni quali strategie adottare?
«Ad esempio la creazione delle reti oncologiche, che razionalizzano attività di screening, diagnosi, terapia, ospedale e territorio. Le reti esistono in Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Trento, si muove qualcosa in Romagna».

Quale sarebbe il vantaggio?
«Individuando i punti dove erogare le prestazioni non è necessario avere una Tac ogni venti metri».

I farmaci oncologici sono più cari in Italia o all’estero?
«All’estero, perché in Italia siamo bravi a contrattare con le case farmaceutiche. Mai si sprecano risorse moltiplicando le strutture».

Proviamo a fare un confronto?
«In Italia i costi hanno raggiunto i 2,9 miliardi, in Germania 6,2 e in Francia 4,2. L’Italia spende meno per i farmaci anticancro rispetto a Germania e Francia e ottiene guarigioni superiori in neoplasie frequenti come quelle del seno, del colon-retto e della prostata».

L’assistenza oncologica domiciliare è la risposta sostenibile alle tante, troppe ospedalizzazioni?
«Indubbiamente un malato è più sereno a casa e costa meno rispetto all’ospedale, il punto è che dobbiamo metterci in condizioni di poterlo seguire bene. Intanto i casi di tumore continuano ad aumentare, a fronte di tre milioni di pazienti oncologici in Italia le nuove diagnosi stimate sono oltre 365mila e il costo giornaliero medio di un farmaco antineoplastico è passato dai 42 euro del periodo 1995-1999 ai 203 euro attuali».

Perché tale discrepanza?
«Perché molti nuovi farmaci, alludo a quelli più moderni, prevedono la somministrazione fino alla progressione di malattia invece che un numero finito di cicli come accadeva con la classica chemioterapia».

Un segnale di speranza?
«Viene da molecole target, inibitori delle cicline, registrazioni e inedite indicazioni per anticorpi monoclonali, immunoterapie. Vediamo progressi nei tumori della testa e del collo, mammella, polmone, melanoma, vescica, rene».

Cosa altro chiedete a Renzi?
«Il Premier è da sempre attento al tema dell’innovazione, vedi il progetto Human Technopole, e alla salvaguardia del sistema sanitario. Vorremmo arrivare, per la prima volta in Italia, a un programma di oncologia sul modello Usa».

Di Alessandro Malpelo

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