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Un'altra vittima del guru Contenuto nell'archivio del 2016

1. GIORNO - CARLINO – NAZIONE Un'altra vittima del guru – Hamer, Eleonora credeva in lui
2. STAMPA Int. a Giovanni Apolone “No alle leggende: il cancro si batte con la chemioterapia”
3. REPUBBLICA Disse no alla chemio, indaga la procura
4. REPUBBLICA Int. a Franco Mandelli - "Oggi le cure funzionano la leucemia si sconfigge in più di otto casi su dieci"


Hamer, il guru dell'anti-medicina. Eleonora è morta: credeva in lui

Il figlio dell'ex dottore tedesco, Dirk, fu ucciso da Vittorio Emanuele

Da Nazione - Carlino - GIORNO del 3-9-2016

Berlino, 3 settembre 2016 - Eleonora Bottaro, 18enne padovana, è morta di leucemia dopo che i genitori e lei stessa avevano rifiutato la chemioterapia. Il padre Lino sostiene le idee di Ryke Geerd Hamer, ex medico tedesco radiato dall’ordine per le sue teorie sulla cosiddetta medicina alternativa. Nel 1978 suo figlio Dirk morì dopo una lunga agonia, ferito a morte dai colpi del fucile di Vittorio Emanuele all’isola di Cavallo.

 

«NON FATE NULLA per mio figlio», protestava il Doktor Ryke Hamer. Ci veniva a trovare a turno, a Bonn, passando da un corrispondente italiano all’altro, chiedendo giustizia per il suo Dirk, ucciso a fucilate la notte del 17 agosto 1978 sull’Isola di Cavallo da Vittorio Emanuele di Savoia. La vicenda è nota, l’erede al trono, sempre che ci fosse ancora un trono ad attenderlo in Italia, sparò per impedire il furto del suo gommone, e colpì accidentalmente il ragazzo tedesco che dormiva nello yacht del padre, ancorato a pochi metri dalla riva. Dirk fu portato a Marsiglia, gli amputarono una gamba, e il padre contro il parere dei medici lo volle trasportare in patria dove morì dopo quattro mesi di sofferenze.

ERANO trascorsi quasi dieci anni, ma il Doktor Hamer ne era ossessionato. Che dirgli? Che il fatto era avvenuto in Francia, che Vittorio Emanuele non era italiano, e che se la giustizia francese chiudeva un occhio o due, non era colpa nostra. E che nulla si poteva fare per lui. Il dottore ci spiegava anche la sua teoria, che aveva chiamato la Dirk Hamer Syndrome. Il cancro è provocato anche dal dolore psichico. E lui era stato colpito da un tumore a un testicolo, a causa della morte del figlio. Però lui se lo fece asportare da un chirurgo. «Perché non avevo ancora compreso a fondo la sindrome del cancro», aggiungeva.

MA GIÀ quando mi veniva a trovare, sempre al fine settimana, Ryke Hamer, nato nel 1935 a Mettmann, nella Ruhr, Doktor non lo era più. Nel 1986, era stato espulso dall’ordine dei medici, proprio a causa dei suoi metodi: la Germanische Neue Medizin, la nuova medicina germanica. Hamer aveva esteso la sua teoria a ogni male, non solo al cancro. Qualunque malattia ha un’origine psichica, ed è sbagliato affidarsi al bisturi o alle classiche medicine.

UNA TEORIA pericolosa. Ed era ed è difficile continuare a provare comprensione per il padre sfortunato. Il Doktor Hamer è un convinto antisemita. «Avete mai visto un ebreo sottoporsi a una chemioterapia?», ha chiesto polemicamente a un intervistatore. I medici ‘giudei’, secondo lui, guadagnano spedendo i pazienti in sala operatoria, ma loro curano se stessi e gli ebrei in altra maniera. Secondo lui l’Aids non esiste, come non esiste la carie, tutti mali ‘inventati’ dall’industria medica, o causati dalla psiche. Ha continuato ad esercitare violando la legge e nel 1992 fu condannato a sei mesi con la condizionale per aver curato un giovane a cui a causa sua dovette essere amputata una gamba, come a Dirk. Nel 1997, fu condannato a 19 mesi, di cui ne scontò 12 in cella. Tre malati di cancro erano morti a causa della sua terapia.

IL DOKTOR Hamer in questi anni è andato vagando per l’Europa, dall’Austria, alla Spagna, alla Francia, dove ha scontato una condanna a tre anni. Dal 2007 vive in Norvegia, dove ha fondato un’università di cui si è autonominato rettore. E, a quanto si apprende, anche ad Oslo rischia il carcere. Sempre per la stessa ragione: pazienti curati con la ‘medicina germanica’ sono morti, mentre potevano essere salvati, forse non sempre, ma spesso.
In Germania pende sul suo capo un mandato di cattura: secondo l’accusa negli ultimi vent’anni sarebbero almeno un’ottantina i pazienti deceduti in seguito della ‘medicina germanica’ del Doktor Hamer. Nonostante le condanne, riesce sempre a convincere qualche malato, o i suoi genitori: nel 2009, morì una bambina malata di cancro, perché lui convinse la madre che era ‘quasi sana’.
Lo stesso anno provocò la morte di un’altra bambina di quattro anni diabetica. I genitori seguaci della medicina ‘germanica e antisemita’ erano seguaci di Hamer. «Tutti gli oncologi in Germania sono ebrei, sono un martire della scienza», è la risposta del padre di Dirk.


di Roberto Giardina


L’istituto nazionale dei tumori: “No alle leggende: il cancro si batte con la chemioterapia”

Dopo la morte della 18enne che ha scelto cure alternative

DA LA STAMPA del 3-9-2016

Nel luogo in cui è nata l’oncologia italiana, ovvero l’istituto Nazionale dei Tumori di Milano, il caso di Eleonora Bottaro, morta a 18 anni di leucemia dopo aver rifiutato la chemioterapia, ha lasciato sconcerto. E rilanciato il problema delle “cure alternative” al cancro, che spesso sono mix di ignoranza e superstizioni. Ma esistono queste cure? La risposta, dice Giovanni Apolone, direttore scientifico della ricerca all’Istituto dei Tumori, è «no».  
«La cura del cancro si basa su prevenzione, diagnosi precoce e terapie di diverso tipo: chemio, radio e chirurgia. Ed è quello che abbiamo». 

Con quali risultati?  
«In base all’esperienza accumulata negli anni e alla disponibilità di nuovi farmaci, in grado di agire su target mirati oppure che interagiscono con il nostro sistema immunologico, siamo ormai in grado di offrire alla maggioranza dei pazienti non soltanto cure più efficaci in termini di controllo della malattia ma anche una maggiore sopravvivenza se non addirittura la guarigione finale». 

Perché allora molti hanno ancora paura della chemioterapia?  
«Perché purtroppo non sono informati correttamente e basano le loro opinioni su questa scarsa informazione o su esperienze riferite da altri pazienti ma molto lontane nel tempo, magari di qualche decina di anni fa. Oggi le terapie sono più tollerate dal paziente e causano meno frequentemente effetti collaterali o hanno effetti più facilmente prevedibili o trattabili». 

Esiste solo la chemio per curare il cancro?  
«No. Fermo restando che le terapie più efficaci per guarire un tumore sono quasi sempre terapie combinate che prevedono chemio, radio e chirurgia». 

Eppure qualcuno rifiuta queste cure.  
«Succede per disperazione o, a volte, per componenti ideologiche che aggravano la situazione. Come nel caso di Padova». 

Dunque non esiste nient’altro al di fuori delle terapie ufficiali?  
«No. Ma non significa che stili di vita corretti, sana alimentazione e approcci diversi del malato possano aumentare la consapevolezza e la “compliance” alle cure convenzionali» 

Quasi ogni giorno sembra che venga scoperta la cura definitiva per il cancro. A che punto è lo stato della ricerca?  
«La vera novità della ricerca anche qui in Istituto è rappresentata dalla consapevolezza che ha il nostro sistema immunologico nel prevenire, controllare o guarire malattie come anche i tumori. L’immunoterapia è la nostra nuova frontiera». 

Di Paolo Colonnello


Disse no alla chemio, indaga la procura

Il padre di Eleonora: "Difenderò la nostra scelta". I legali contro i medici: "Troppo duri con lei, andava convinta"

Da la Repubblica del 3-9-2016

La procura di Padova ha aperto un'inchiesta sulla morte di Eleonora Bottaro, la ragazza di 18 anni che si era ammalata di leucemia e che, sostenuta dalla famiglia, ha rifiutato la chemioterapia. ll fascicolo, al momento senza indagati, porta la firma del procuratore Matteo Stuccilli. Il primo atto sarà l'acquisizione della documentazione depositata al tribunale dei minori di Venezia, ma presto potrebbero essere affidate anche alcune consulenze mediche. «Sono distrutto e arrabbiato per come gli operatori sanitari ci hanno trattato», è la reazione di Lino Bottaro, padre della ragazza. «Ma sono anche sereno. Continuerò questa battaglia per difendere il nome di Eleonora e quello della mia famiglia».

II punto ora è proprio questo: stabilire se Eleonora, minorenne fino al 14 agosto scorso, avesse o meno il diritto di scegliere la terapia da seguire. Il padre Lino e la madre Rita si sono dichiarati fin dall'inizio contrari alla medicina tradizionale e a favore delle cure alternative. Di fronte al rifiuto della chemio, l'Azienda ospedaliera di Padova ha inviato subito una segnalazione al tribunale dei minori, avviando di fatto l'iter che ha portato alla perdita della patria potestà. Dopo una difficile mediazione, hanno ottenuto che la figlia venisse ricoverata in Svizzera, a Bellinzona, dove la giovane è stata curata con il cortisone: «Nessuna terapia alternativa — precisa oggi la struttura — Purtroppo, sia la paziente che i genitori hanno continuato a rifiutare la chemioterapia».

Durissimo con l'ospedale di Padova l'avvocato fiorentino Roberto Mastalia, che difende i Bottaro, con il collega padovano Gian Mario Balduin: «Due anni prima, in quello stesso reparto, era morta la migliore amica di Eleonora. E il giorno in cui i genitori hanno saputo che lei aveva la leucemia era il terzo anniversario della morte del fratello di Eleonora. Lino e Rita avevano chiesto ai sanitari di non dirle nulla, almeno quel giorno. I medici invece sono andati da lei e le hanno detto: "Hai una leucemia linfoblastica acuta, o iniziamo la chemio subito o muori in 15 giorni". Così hanno alzato un muro. E anche dopo si sono comportati come talebani in una guerra di religione».

Di Enrico Ferro


"Oggi le cure funzionano la leucemia si sconfigge in più di otto casi su dieci"

Da la Repubblica del 3-9-2016

Franco Mandelli ha 87 anni. Insegna ematologia dal ‘67 e nel ‘79 ha creato il Centro di ematologia della Sapienza di Roma. Ha poco tempo a disposizione, fra i pazienti da visitare e l'attività come presidente dell'Ail, l'Associazione italiana per le leucemie. Ma di fronte ai progressi della medicina nel suo campo si ferma: «Un miglioramento che ha del miracoloso», dice.

Com'era all'inizio?
«Curo leucemie da 50 anni, nei bambini e negli adulti. All'inizio dovevo dire ai genitori di pregare, se credevano in Dio. Noi di cure non ne avevamo. I pazienti morivano tutti».

Poi?
«È stato quasi un miracolo. I risultati sono cominciati ad arrivare, sempre più evidenti e chiari. All'inizio si stentava addirittura a crederci. Ricordo come fosse oggi il viso di una ragazza di 14 anni, qui di Roma. Saranno stati 40 anni fa. Le fu diagnosticata una leucemia acuta linfatica, e iniziammo le nostre cure. La risposta fu così positiva che i genitori non credettero alla nostra diagnosi. Pensarono che, se la malattia era passata così, non era leucemia. Interruppero i trattamenti, che comunque devono proseguire anche due o tre anni dopo la fine della fase acuta, e la ragazza si ammalò di nuovo. Di fronte alle ricadute, in quegli anni, eravamo impotenti. Non dimenticherò mai quel caso».

Com'è la situazione oggi?
«Alle leucemie linfatiche acute, quelle più frequenti nei bambini, si sopravvive in più dell'80% dei casi. Direi anche 85% e sono sicuro che non manca molto per arrivare al 90%. Anche nelle leucemie mieloidi acute i passi avanti sono stati grandi. Lì la sopravvivenza è al 60-70%».

Cosa vuol dire sopravvivere?
«Quando la malattia finisce si continua anche oggi a fare una cura di mantenimento per un paio di anni. Aspettiamo 5 anni per scongiurare le ricadute e dichiarare un paziente guarito. A quel punto è tutto passato. È come se la leucemia non ci fosse mai stata ».

A cosa si devono i miglioramenti?
«I farmaci sono aumentati in numero ed efficacia. Noi medici ci siamo uniti, abbiamo messo insieme tutti i casi che avevamo, facendo passi avanti piccoli ma continui. E oggi l'Italia è fra le nazioni migliori al mondo in questo campo. Ci piace spesso piangerci addosso, ma l'Associazione italiana di ematologia pediatrica non ha nulla da invidiare alle associazioni delle altre nazioni e Padova, dove viveva la ragazza, ha uno dei centri migliori. Quando i nostri pazienti cercano all'estero un secondo parere, spesso si sentono dire: ma che siete venuti a fare qui?».

Perché voi avete fatto un salto così grande e la cura di altri tumori no?
«Difficile rispondere. Uno dei motivi è che il sangue è facile da raggiungere. Per sapere come sta andando una terapia a noi basta un piccolo prelievo. Altri tumori hanno bisogno di biopsie, esami radiologici, interventi più complessi. Ci aiuta molto anche il poter trapiantare cellule staminali, con il midollo».

Quanto sono pesanti le cure per un bambino?
«La cura d'attacco va fatta in ospedale e può richiedere anche un mese. Poi si va a casa, con cicli di mantenimento che hanno bisogno di pochi giorni di ricovero ».

La situazione migliorerà ancora?
«Ne sono sicuro. Arriveremo a un punto in cui una diagnosi di leucemia acuta sarà come quella di polmonite. Ci saranno percentuali di mortalità irrilevanti».

Forse il "miracolo" non è stato percepito fino in fondo. Il periodo in cui la leucemia era una sentenza di morte ha lasciato strascichi?
«Questo problema si risolve facendo circolare le informazioni corrette. Bisognerebbe parlare di più dei progressi».

È comunque pesante, una chemio, per bambini e famiglie.
«È pesante, stiamo parlando di leucemia, non di mal di gola. Dall'ospedale i bambini vogliono andar via al più presto. Ma anche la chemio e il ricovero si superano. Quando passo fra i letti vedo sempre i piccoli con le mamme accanto, gli infermieri e i volontari cui puntualmente si affezionano».

Per una ragazza adolescente forse è diverso.
«A quell'età la malattia è più severa. Ma scegliere di non curarsi, di farsi prendere per i fondelli con cure come Stamina o con la teoria che la psiche sia all'origine della malattia….».

Le è mai capitato?
«No, sono sempre riuscito a farmi ascoltare dai pazienti. Ma ne ho visti tanti morire dopo aver scelto Di Bella».

Di Elena Dusi

EMATOLOGO
Franco Mandelli, 87 anni, è il presidente dell'Ail. Insegna Ematologia dal 1967

 

 

 

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