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Un esercito di guarite, aiutiamole a tornare alla vita

Da la Repubblica del 25-10-2016

Quasi 693mila italiane vivono oggi dopo la diagnosi di tumore del seno. Stanno affrontando la malattia o l'hanno vinta e possono essere definite guarite. Ma ancora troppi ostacoli impediscono il ritorno a una vita come prima. I tumori rappresentano un'enorme realtà multidimensionale non confinata agli aspetti clinici e di ricerca, ma gravata da rilevanti ricadute sulla sfera affettiva, psicologica, familiare, lavorativa e assicurativa. Un' indagine della Fondazione Gensis ha evidenziato che per le donne colpite al seno la ripresa delle normali attività quotidiane ha richiesto in media più di otto mesi, con uno strascico rilevante di criticità (disturbi del sonno e alimentari, preoccupazioni per l'aspetto fisico). Aspetti spesso sottovalutati ma con una ricaduta importante sulla stessa efficacia delle cure. Preoccupanti anche le conseguenze professionali: oltre il 42% delle donne è stato costretto a fare assenze associate alla patologia e quasi il 20% ha dovuto lasciare il lavoro. La malattia ha significato un mutamento spesso radicale delle prospettive professionali, fino all'estremo risultato dell'espulsione dal mondo del lavoro. Oggi qualcosa sta cambiando. L'Inps ha infatti chiarito i termini per l'esenzione dalla reperibilità per i lavoratori dipendenti del settore privato la cui assenza sia connessa con patologie gravi che richiedono terapie salvavita. Un altro aspetto per troppo tempo sottovalutato è rappresentato dal desiderio di diventare madri dopo la malattia. Oggi abbiamo la possibilità durante la chemioterapia di proteggere le ovaie con trattamenti farrnacologici che possono preservare l'attività e, quindi, la fertilità della donna al termine della cura. L'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), la Società Italiana di Endocrinologia (SIE) e la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) hanno firmato le Raccomandazioni sull’Oncofertilità con la proposta di istituire la Rete nazionale dei centri. Per le donne la Rete costituirà un grande vantaggio perché, dal momento della diagnosi, l'oncologo sarà in grado di mettere la paziente direttamente in contatto cori il centro di riferimento per procedere, dopo adeguato counselling, alla crioconservazione dei gameti prima dell'inizio delle terapie, bypassando le liste di attesa.

di Carmine Pinto
Presidente Aiom

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