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Una road map per abbattere gli sprechi Ssn Contenuto nell'archivio del 2016

La proposta di Cittadinanzattiva-TDM contro le inefficienze

Da Il Sole24 ORE Sanità del 22-3-2016

Macchinari per la risonanza magnetica utilizzati col contagocce. Mega-complessi operatori attivi solo 5 ore al giorno. Sale per emodinamica ferme per mancanza di specialisti. Percorsi arzigogolati tra visite pre intervento, ricovero e operazione vera e propria. Acquisti sbagliati e perciò inutili oltre che dannosi di beni e servizi. Medici e infermieri-travet, costretti a spostarsi da un'Asl all'altra e da un ospedale all'altro per reparti non aperti o per inspiegabili blocchi del turnover. E via dicendo. Le segnalazioni dei cittadini sui paradossi quotidiani della sanità pubblica si sprecano.

Dall'altra parte, ci sono tante eccellenze - ugualmente segnalate - valorizzate e prese a modello in quanto best practice. E premiate. Poi, è il caso di indicare le possibili soluzioni, visto che le ricette impiegate fino a oggi si sono rivelate poco utili. Nasce da questo "pacchetto" complesso l'iniziativa di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, che mercoledì scorso a Roma ha presentato il report "I due volti della sanità. Tra sprechi e buone pratiche, la road map per la sostenibilità vista dai cittadini", con il sostegno non condizionato di Farmindustria. Una road map per la sostenibilità del Ssn, questa volta tracciata dai cittadini, e - insieme - il riconoscimento ai progetti più meritevoli hanno partecipato alla XII edizione del Premio Andrea Alesini.

Sullo sfondo, un'Italia in sofferenza dopo anni e anni di tagli che hanno caratterizzato la strategia di aggressione agli sprechi. Un metodo che «a conti fatti - afferma Tonino Aceti, coordinatore nazionale Tdm-Cittadinanzattiva - ha prodotto 54 miliardi di tagli cumulati dal Ssn tra il 2011 e il 2015 e la contrazione, o soppressione, di prestazioni e servizi, come certifica la Corte dei conti. E per il 2016 - continua Aceti - altri 14,5 mld di tagli. Invece resta da spiegare ai cittadini se e quanti sono stati gli effettivi risparmi prodotti dalle manovre e come sarebbero stati reinvestiti, a fronte dei sacrifici richiesti a tutti». Poi, parte l'attacco ai provvedimenti più recenti, come il "decreto appropriatezza", «che dopo pochi giorni dalla sua entrata in vigore ha bisogno di revisioni e nel frattempo sta ostacolando l'accesso a prestazioni necessarie».

A tornare su sprechi e inefficienze è il Dg Agenas Francesco Bevere: «Sono la prima causa delle disuguaglianze. Ad Agenas è affidato un ruolo ancor più decisivo nel supportare i Ssr nei processi di autoanalisi e di miglioramento, perfezionando gli strumenti di valutazione e di correzione delle cause di disordine organizzativo e gestionale che spesso impediscono di fornire adeguate risposte ai bisogni di salute dei cittadini. Servono trasparenza e corretta informazione».

Un cambio di passo. Secondo il Tdm «la ricetta utilizzata fino a oggi va cambiata e serve: partire da una profonda conoscenza dei fenomeni; guardare alle buone pratiche esistenti; attuare interventi selettivi per agire sulle cause; riconoscere il valore che ogni attore può dare per contrastare le inefficienze, a partire da cittadini e professionisti; misurare gli effetti prodotti dagli interventi.

La lista degli sprechi. Il Report prende in esame 104 condizioni di spreco individuate da cittadini, associazioni e operatori sanitari fra aprile 2014 e aprile 2015 e che a giugno 2015 risultavano ancora irrisolte. Per macroaree, gli sprechi sono riferibili per il 46% al mancato o scarso utilizzo di dotazioni strumentali e strutture sanitarie, per il 37% a inefficiente erogazione di servizi e prestazioni, per il 17% a cattiva gestione delle risorse umane. Immediato l'impatto sui diritti: quelli più violati sono: "diritto al rispetto degli standard di qualità" (14,7%), il diritto al rispetto del tempo (14%), diritto alla sicurezza delle cure (11,6%) e all'accesso ai servizi sanitari (10,9%).

La road map. E’ una ricetta in 34 punti, sintetizzata dalla stessa Cittadinanzattiva-Tdm in 5 priorità:

1. ammodernare e organizzale il Ssn a partire dalla centralità del malato, dei suoi bisogni e non di altri interessi;
2. attuare, e per tempo, le decisioni assunte con l'approvazione di atti nazionali-regionali-aziendali, rendendole effettive;
3. adottare una strategia nuova per la misurazione e definizione di standard per il personale, per l'assistenza sanitaria territoriale, oltre che per il dimensionamento (per bacini di utenza) delle strumentazioni/apparecchiature/tecnologie sanitarie, funzionale agli investimenti e alla gestione;
4. realizzare una banca dati delle dotazioni strumentali e dei beni eccedenti e pienamente funzionanti (quindi sicuri e di qualità) non utilizzati dalle strutture in cui sono ubicati, così da metterli a disposizione delle altre strutture sanitarie;
5. promuovere la trasparenza come strategia di fondo per operare le scelte, per la valutazione, per la pro-mozione del merito, per il contrasto a fenomeni di illegalità e corruttivi.

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