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Vaccinati. Chiudi la porta al cancro Contenuto nell'archivio del 2016

Si chiama Papilloma virus. Causa i tumori della cervice uterina, dei genitali, di testa e di collo. Ma si può sconfiggere. Perché il vaccino c'è. Ed è l'unico modo certo di prevenirlo

Da la Repubblica Salute del 15-11-2016

In principio, nel 1842, fu il medico veronese Domenico Rigoni Stern, ad osservare che il tumore del collo dell'utero, allora il più frequente nelle donne, era rarissimo nelle suore e ipotizzò perciò che la malattia potesse essere associata all'attività sessuale. Nel secolo successivo, grandi studi epidemiologici hanno trovato poi un rapporto tra il numero di partner sessuali di una donna e quelli del suo coniuge ed il rischio di ammalarsi di cancro al collo dell'utero; ma lo specifico fattore di rischio sessualmente trasmissibile è rimasto sconosciuto fino agli anni Settanta del Novecento. La scoperta che il papilloma virus (HPV) - fino ad allora riconosciuto responsabile di tumori in diversi animali e delle verruche della pelle umana - è la causa del tumore del collo dell'utero è stata il frutto combinato di tre tipi di studi: indagini epidemiologiche, osservazioni derivanti dagli screening (che hanno identificato citologicamente la frequente presenza di infezioni da HPV sul collo dell'utero) e dei progressi della biologia molecolare che hanno permesso di isolare nel 1982 il DNA dell’HPV nei tumori del collo dell'utero (Harold Zur Hausen ha perciò vinto il premio Nobel per la Medicina nel 2008). L'impresa non era facile perché le infezioni che causano tumori sono infezioni croniche che rilasciano pochissime copie virali e quindi c'è bisogno di utilizzare tecniche diagnostiche di amplificazione del DNA (o RNA) virale molto sensibili. Con queste nuove tecniche si è anche riusciti a scoprire che l'HPV è in realtà una grande famiglia di centinaia di tipi che provocano lesioni mucosali o cutanee, tra cui una dozzina di tipi sono stati dichiarati da un gruppo di esperti convocati allo Iarc nel 1995 cancerogeni nell'uomo. Nel frattempo Georgios Papanikolaou, medico greco emigrato negli Usa, metteva a punto il Pap test che nella seconda metà del Novecento avrebbe dato l'avvio al primo tipo di screening tumorale di massa che in alcuni decenni avrebbe portato a una sostanziale diminuzione del tumore del collo dell'utero in molti paesi d'Europa e in Nord America.

Negli anni grandi studi internazionali condotti in tutto il mondo soprattutto dallo larc e dal National Cancer Institute degli Stati Uniti hanno portato alle seguenti conclusioni: 1 ) praticamente il 100% dei tumori del collo dell'utero sono causati dall’HPV; 2 ) l'infezione si ritrova anche in molte donne sane, soprattutto sotto i 25 anni: precede di pochi anni l'insorgenza di lesioni precancerose e di 2 o 3 decenni quella di tumori; 3 ) anche quasi tutti i tumori dell'ano e circa la metà dei tumori di vulva, vagina e pene, nonché una quota dei tumori della gola (orofaringe ) sono causati dall'HPV.

A livello mondiale l'infezione è alla base di quasi il 9% di tutti i tumori della donna (per un totale di 570.000 casi all'anno) e dell'1% di quelli dell'uomo (per un totale di 61.000 casi all'anno). Questa percentuale varia moltissimo da regione a regione raggiungendo il 20% o più di tutti tumori delle donne in alcuni paesi di Asia, America Latina e Africa sub-Sahariana. La percentuale piuttosto bassa (4% o meno) nei paesi a reddito elevato è in gran parte dovuta all'effetto preventivo di decenni di screening per il tumore del collo dell'utero.

Per ben pochi altri tipi di tumore esiste una causa altrettanto predominante che l'HPV per quello del collo dell'utero: tabacco e tumore del polmone, asbesto e mesotelioma, Helicobacter pylori e tumore dello stomaco. ll tumore del collo dell'utero è però l'unico per cui un fattore, l'HPV, è considerato una causa necessaria che può essere evitata, sia attraverso la vaccinazione sia attraverso la diagnosi precoce mediante screening con test per l'HPV. Due vaccini contro l'HPV infatti sono stati approvati tra il 2006 e il 2007: uno contro i due tipi che causano più del 70% dei tumori del collo dell'utero (HPV 16 e 18) e un altro che include anche l'HPV 6 e 1 1 che causano la maggioranza delle verruche genitali (condilomi acuminati).

Un terzo vaccino, approvato l'anno scorso, è attivo contro altri cinque tipi (HPV31/33/45/52/58) che sono responsabili di un altro 15-20% circa dei tumori del collo dell'utero. Questi vaccini sono stati messi a punto con una sorprendente rapidità perché si è trovato per la prima volta il modo di produrre perfette copie “vuote” del virus dette virus-like particles (VLP) che sono estremamente efficaci (su quasi 100% negli individui che non erano stati infettati prima) ma anche particolarmente sicuri perché sono delle semplici proteine prive di geni virali. Nonostante la protezione vaccinale sia relativa al tipo di HPV su cui è stato costruito il vaccino, ci sono dati promettenti che indicano una certa protezione anche nei confronti di tipi che rassomigliano a quelli contenuti nel vaccino, per esempio HPV16 e HPV31 e 33, o HPV18 e HPV45. Inoltre, mentre anni fa si prescrivevano tre iniezioni, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha confermato che negli adolescenti fino a 14 anni due iniezioni a distanza di sei mesi sono sufficienti. C'è persino un nuovo studio clinico randomizzato che sta valutando se anche una dose sola possa bastare.

Di Silvia Franceschi
Head, Infections and Cancer Epidemiology Group dell'International Agency for Research on Cancer (lARC)

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