Notiziario AIOM

Il memoriale di una vittima del fumo passivo. Risarcita la famiglia

Palermo, era una funzionaria dei Beni culturali. I figli: tra le sue carte il racconto della battaglia contro le sigarette

Da CORRIERE DELLA SERA del 3-7-2017

Lucia Lo Conti era una mamma acrobata quando ancora per le donne non si parlava della conciliazione tra casa e lavoro: dovevano fare le mamme e basta. Aveva sei figli, un marito e lavorava all’assessorato ai Beni culturali della Regione Sicilia. Non ha mai fatto mancare niente ai familiari e ai colleghi. «Sorrideva sempre, era caparbia, non si perdeva mai d’animo, insisteva per ciò in cui credeva», racconta adesso Nicola, il secondogenito, che quando lei è mancata aveva trent’anni: tredici anni fa. Lucia ne aveva cinquanta: si è spenta a causa di un adenocarcinoma polmonare, circondata dagli 8 nipoti.

Il 2 maggio scorso il giudice monocratico del Tribunale civile di Palermo, Riccardo Trombetta, ha condannato la Regione a un risarcimento di un milione e mezzo di euro (esclusi gli interessi) nei confronti del vedovo di Lucia, Salvatore, e dei sei figli. Sono stati loro a intentare la causa nel 2009, assistiti dall’avvocato Giuseppe Micciché, dopo molti ripensamenti. «Nostra madre non aveva mai preso in mano una sigaretta e purtroppo condivideva l’ufficio con diversi fumatori. Aveva chiesto molte volte di avere un ufficio tutto per sé in modo da non subire il fumo passivo, ma non è mai stata accontentata», prosegue il figlio. Lucia aveva cominciato a lavorare in Regione nel 1979. Si è ammalata nel 2001. Il consulente tecnico nominato dalla Procura di Palermo ha riconosciuto un’incidenza del fumo nello sviluppo della malattia del 15-20 per cento, di qui la valutazione del danno. Gli anni presi in considerazione, però, sono stati soltanto cinque.

Nicola chiarisce: «Ci siamo decisi ad affrontare questa causa perché mamma aveva lasciato un memoriale scritto a penna in cui ha raccontato per filo e per segno chi e quando fumava. La sua intenzione non era di incolpare nessuno, ai tempi non esisteva nemmeno la legge di Sirchia contro il fumo. Abbiamo pensato che ci abbia voluto lasciare uno strumento per ottenere giustizia». Ed è quello che hanno stabilito i giudici, precisando che il codice civile «impone al datore di lavoro di adottare tutte le misure idonee a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore». In nessuno degli uffici dove era stata impiegata Lucia esisteva un impianto di aerazione adeguato.

«Questa sentenza non ci darà indietro nostra madre, ma almeno le rende giustizia. Lei che non si è mai arresa ha dato a tutti una lezione», conclude Nicola. Nel frattempo, sono scaduti i termini per presentare ricorso da parte di Regione e Assessorato. La condanna è definitiva.

Di Elvira Serra