Notiziario AIOM

Il vaccino diventa d’obbligo

Dopo i sei anni senza certificato scattano aspre sanzioni pecuniarie

 Da Il Sole24 ORE Sanità del 23-5-2017

Varato il Dl vaccini che rende obbligatorie 12 vaccinazioni per l’iscrizione al sistema scolastico zero-sei anni, quindi asili nido e materne. Dopo i sei anni, andrà presentato ogni anno il certificato vaccinale e se i genitori si rifiutano sono previste sanzioni inasprite da 10 a 30 volte rispetto alle attuali. A dare l’annuncio il premier Gentiloni al termine del Consiglio dei ministri di venerdì scorso.

«Penso sia una scelta importante – ha commentato Gentiloni – che qualifica l’attività del Governo nella protezione della salute. E’ un decreto perché ci troviamo di fronte al fatto che nel corso degli anni la mancanza di misure appropriate e il diffondersi di comportamenti e teorie antiscientifiche ha provocato un abbassamento dei livelli di protezione sui vaccini». «Per la scuola dell’obbligo la mancanza di documentazione sui vaccini – continua Gentiloni – produrrà da parte dell’autorità scolastica sanzioni dalle dieci alle trenta volte maggiori di quelle esistenti».

L’obbligo di vaccinarsi produrrà «l’impossibilità di iscriversi al sistema scolastico zero-sei anni». Il decreto rende obbligatori «una serie di vaccini che finora erano semplicemente racco-mandati. Tra questi vaccini ce ne sono di importanti come quelli contro il morbillo e la meningite che dal momento di approvazione del decreto diventeranno obbligatori con modalità transitorie che il decreto metterà in luce per consentire a famiglie e sistema di adeguarsi alla decisione senza traumi». «Ringrazio Lorenzin, Fedeli e Boschi – conclude il premier – che hanno lavorato in questi giorni per arrivare alla definizione del decreto approvato oggi sui vaccini e che penso sia una scelta importante». La scelta del decreto ha anche la finalità di uniformare le diverse decisioni assunte dalle Regioni dando su questo punto «un indirizzo generale» del Governo. «Le vaccinazioni obbligatorie per l’iscrizione alla scuola saranno 12», spiega la ministra della Salute Beatrice Lorenzin. «Oltre ai vaccini già oggi ritenuti obbligatori – ovvero l’anti-polio, l’anti-difterite, l’anti-epatite B e l’anti-pertosse – sono introdotte l’anti-meningococco B e C, l’anti-morbillo, l’anti-rosolia, l’anti-parotite, l’anti-varicella e il vaccino contro aemophilus influenzae». «Alcune misure» del decreto vaccini sono state approvate dal Consiglio dei ministri «salvo intese: ci sono ancora dei nodi che tecnicamente stiamo cercando di risolvere», ha specificato la ministra Lorenzin. E la ministra ha anche chiarito che il dirigente scolastico «è tenuto a monitorare che nell’ambito di una classe o della scuola sia mantenuto il cosiddetto effetto gregge, ovvero che la copertura vaccinale non scenda sotto il parametro del 95% che garantisce la sicurezza». «Penso – ha detto – che avremo ottimi risultati già da questo primo anno scolastico. Stiamo ora studiando degli accorgimenti per evitare difficoltà burocratiche alle famiglie e per dare indicazioni stringenti alle asl per l’applicazione della legge». «Sono soddisfatta: è un grande passo avanti rispetto al nulla che c’è stato finora e il segnale forte che vogliamo dare è che lo Stato monitorerà», ha aggiunto.

«Stiamo immaginando misure di intervento delle Asl, fermo restando però – ha quindi sottolineato Lorenzin – che qualora come ministero dovessi ravvisare l’esistenza di una situazione di allarme, ho potere di intervento e ordinanza che non ho timore di esercitare. La ragione per cui non l’ho fatto fino a oggi è che riteniamo di poter intervenire stabilendo un percorso certo». E a breve si passerà ad affrontare il problema tra gli operatori sanitari: «La questione dell’obbligo delle vaccinazioni per gli operatori sanitari – conclude Lorenzin – sarà un altro aspetto che potremmo inserire nella fase parlamentare. E’ un problema e infatti proprio gli operatori sanitari sono molto colpiti dai contagi in ospedale».

Plauso da Antonino Saitta, il coordinatore degli assessori alla Sanità della Conferenza delle Regioni: «Si poteva fare di più ma in ogni caso il provvedimento assunto dal Governo è un grande passo avanti».

Una decisone drastica e netta da parte del Governo seguita a giornate di intense polemiche e sullo sfondo i dati epidemiologici allarmanti. Ma dopo il braccio di ferro Sanità-Miur, la levata di scudi in crescendo di una fitta compagine pro vax – dall’Istituto superiore di Sanità al Consiglio superiore di Sanità, dalle società scientifiche ai sindacati di categoria e all’Accademia dei Lincei – hanno fugato ogni dubbio. Anche perché i dati del Sistema di sorveglianza integrata Morbillo e Rosolia, per Regione, per fascia di età e stato vaccinale sono drammatici. Al 14 maggio 2017 erano 2.395 i casi segnalati dall’inizio dell’anno, concentrati per il 91% in sette Regioni: Piemonte, Lazio, Lombardia, Toscana, Abruzzo, Veneto e Sicilia. L’89% dei casi era non vaccinato e il 7% ha ricevuto solo una dose di vaccino. L’età mediana dei casi pari a 27 anni. La maggior parte dei casi (73%) è stata segnalata in persone di età maggiore o uguale a 15 anni; 151 casi avevano meno di un anno di età. Ciliegina sulla torta: i 197 casi segnalati tra gli operatori sanitari.

Un problema di sanità pubblica causato dalla disinformazione che ha quindi richiesto una decisione forte. Ora il nodo è capire come sarà organizzata la macchina per consentire alle famiglie di mettersi in regola e ai servizi vaccinali di reggere l’onda d’urto di un’attività che potrebbe addirittura raddoppiare. Una macchina complessa già messa alla prova dai primi passi del Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-19, che ad esempio prevede, per il meningococco, già un raddoppio delle visite al primo anno di vita. «Noi tutti avremmo voluto che si arrivasse a una consapevolezza diffusa – spiega Paolo Bonanni, ordinario di igiene all’Università di Firenze e nel board scientifico del Calendario per la vita – ma l’emergenza ci ha costretto a correre ai ripari. Ora è chiaro che bisognerà adeguare i servizi vaccinali, ad oggi rallentati dal blocco del turnover, e cogliere l’opportunità dei nuovi obblighi come una chance per riorganizzare anche le modalità di erogazione dei vaccini. Ad esempio con un maggiore coinvolgimento dei pediatri e dei medici di medicina generale. E soprattutto modernizzando il sistema, con un’anagrafe unica per regione, come già previsto dal piano vaccini, per poi arrivare a un’anagrafe vaccinale unica nazionale. I medici devono poter accedere a un’anagrafe completamente informatizzata. E le famiglie non devono trovare ostacoli».

Di Rosanna Magnano