Notiziario AIOM

In crescita il pericolo dei tumori al pancreas: ecco i fattori di rischio

Da Corriere Adriatico.it del 21-11-2017

Aumentano i casi di cancro al pancreas in Italia: in 15 anni sono cresciuti del 59%, dagli 8.602 del 2002 ai 13.700 nel 2017. Fumo, obesità, età e vita sedentaria sono i principali fattori di rischio. In particolare, alle sigarette è riconducibile il 20-30% delle diagnosi fra gli uomini e il 10% fra le donne. E le diverse abitudini alimentari spiegano le forti differenze geografiche nella diffusione di questa neoplasia che al Sud colpisce nettamente meno che al Nord: -25% fra gli uomini e -28% fra le donne. A proteggere il Meridione è il maggiore consumo di frutta e verdura fresche, tipico della dieta mediterranea ancora diffusa nella parte più bassa dello Stivale. A scattare la fotografia è la Fondazione Aiom-Associazione italiana di oncologia medica.

Stile di vita sano
«È fondamentale migliorare il livello di consapevolezza su questa neoplasia e sull’importanza degli stili di vita sani – afferma Fabrizio Nicolis, presidente di Fondazione Aiom – Nel mondo i nuovi casi sono più che raddoppiati in un decennio, passando da 144.859 nel 2008 a circa 365.000 nel 2017, e si stima che nel 2020 saranno 418 mila. Ogni giorno a livello globale sono mille le nuove diagnosi. Dati che ci spingono a impegnarci di più sia sul fronte della prevenzione che della ricerca».

 Difficile la diagnosi precoce
«A oggi non vi sono metodi per la diagnosi precoce di questa neoplasia molto aggressiva», spiega Giampaolo Tortora, direttore di Oncologia Medica dell’azienda ospedaliera universitaria Integrata di Verona. Ecco perché «solo il 7% dei casi è individuato in stadio iniziale, mentre oltre la metà quando la malattia è già in fase metastatica. Spesso, infatti, sintomi come dolore allo stomaco, gastrite e cattiva digestione vengono confusi con quelli di altre malattie. Il tasso di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è dell’8%, superiore rispetto alla media europea (6,9%) e a quella dei Paesi dell’Europa centrale (7,3%) e settentrionale (4,8%), ma decisamente inferiore rispetto ai risultati raggiunti in altre neoplasie frequenti come quelle di seno e prostata».

Le nuove armi
«Nuove armi permettono di ottenere un controllo significativamente prolungato della malattia metastatica – sottolinea lo specialista – e sono caratterizzate da un profilo di tossicità favorevole, per cui possono essere utilizzate anche nei pazienti anziani. In particolare nab-paclitaxel, paclitaxel legato all’albumina e formulato in nanoparticelle, presenta un meccanismo di trasporto innovativo che sfrutta le nanotecnologie. Grazie all’albumina, una proteina già presente nell’organismo umano, il principio attivo riesce a superare la barriera stromale del cancro arrivando fino alla radice del tumore: rallenta così la proliferazione della malattia e a volte può fermarne la crescita».

Occorrono finanziamenti
Rita Vetere, vice presidente di Salute Donna Onlus: «Per migliorare i tassi di sopravvivenza serve una vera e propria chiamata alle armi che vada dalla ricerca alla prevenzione, intesa come attenzione agli stili di vita, fino alle terapie, in stretta collaborazione con le Istituzioni, le altre associazioni e i clinici».

di Piero Lai