Notiziario AIOM

La replica degli oncologi a Porta a Porta: «Non basta un test del sangue per predire il cancro»

Dopo la puntata del 1 maggio Vespa ha invitato per fare chiarezza oltre alla ricercatrice Paterlini-Bréchot, anche Carmine Pinto, presidente Aiom e il ministro Lorenzin

Da CORRIERE DELLA SERA.it del 4-5-2017

Ci sarà, a breve, durante la trasmissione Porta a Porta il confronto tra il presidente degli oncologi italiani Carmine Pinto e Patrizia Paterlini-Bréchot, docente di biologia cellulare e molecolare all’Università di Paris-Descartes, già ospite del programma di Bruno Vespa lo scorso 1 maggio sera per presentare il suo libro «Uccidere il cancro», edito da Mondadori. Ed è prevista anche la presenza del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

La puntata precedente e la preoccupazione degli oncologi
La nuova puntata è in programma nei prossimi giorni (il tempo tecnico di organizzare le agende dei partecipanti) e nasce dal comunicato inviato dal presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica che esprimeva preoccupazione per i contenuti della puntata di Porta a Porta andata in onda la sera del 1 maggio su Rai1, in cui era intervenuta Patrizia Paterlini-Bréchot, docente di biologia cellulare e molecolare all’Università Paris-Descartes, che avrebbe realizzato un test per la diagnosi precoce del cancro. «Le notizie diffuse dai media ed in particolare da quelli pubblici, per il loro peso, hanno un ruolo importante nella corretta informazione dei cittadini e dovrebbero garantire a tutti la conoscenza di notizie sui temi relativi alla salute e, in particolare, al cancro supportate da chiare evidenze scientifiche – scrive Pinto -. Non è possibile indicare un anno in cui sconfiggeremo i tumori: si tratta di una lotta che viene combattuta ogni giorno, grazie alla prevenzione, alla ricerca scientifica e alle nuove terapie. È fuorviante, soprattutto se lo strumento utilizzato è il servizio pubblico, far credere ai cittadini che basti un semplice test del sangue per individuare in anticipo la malattia e sconfiggerla prima che si manifesti».

Nuovi test del sangue che promettono di scoprire il cancro
Nel libro, Paterlini-Bréchot racconta la storia della sua scoperta: il test ISET (in vendita su internet a 486 euro) da lei stessa brevettato «che è in grado di diagnosticare il tumore invasivo con diversi anni di anticipo rispetto al manifestarsi della malattia». «Mancano dati che validino con studi clinici controllati l’impiego di questo tipo di esame nella pratica clinica – ha replicato Pinto, che è anche direttore dell’Oncologia all’IRCCS Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia -. Le conclusioni della professoressa Paterlini-Brechot sono infatti basate su di un unico studio pubblicato nel 2014 da un gruppo francese». In un ampio servizio realizzato su Corriere Salute lo scorso marzo 2017 era stata affrontata, proprio insieme a Pinto e ad altri esperti Aiom, la questione dei nuovi test che promettono di scoprire se nell’organismo si sta sviluppando un tumore, anche se è a uno stadio talmente iniziale che non ha ancora generato una massa rilevabile da altri strumenti, come una Tac o una Pet.

La replica di Vespa a Pinto e l’invito in trasmissione
Dopo il comunicato Aiom, è giunta prontamente la risposta di Bruno Vespa: «Mi auguro che il presidente dell’Aiom, Carmine Pinto, accetti il confronto a Porta a porta con Patrizia Paterlini- Brechot per chiarire ogni possibile malinteso su un’innovativa ricerca sul cancro. I maggiori oncologi italiani sanno con quanto rigore la nostra trasmissione abbia sempre affrontato questi temi.Durante l’intervista con la Paterlini deliberatamente non abbiamo fatto cenno ai centri privati italiano e francese che effettuano ricerche su pazienti proprio per non alimentare illusioni improprie».

La ricercatrice-scrittrice: «I miei propositi non siano fraintesi»
Dal canto sua la ricercatrice francese si è detta disponibile a un confronto per chiarire definitivamente i termini della questione. In una nota indirizzata direttamente all’oncologo, Patrizia Paterlini Brechot dice di desiderare veramente «che i miei propositi non siano fraintesi. Il libro che ho scritto e i miei interventi hanno il fine di informare il pubblico sulle direzioni della ricerca. Niente di più. Tutto è spiegato: che c’è un solo studio (primo e unico) che ha oltrepassato la barriera della diagnosi prima dell’imaging, che altri studi simili più larghi e multicentrici sono in corso, che dobbiamo sviluppare altre ricerche per dire da che organo derivano le cellule tumorali». La necessità di fare chiarezza è grande, anche perché da Aiom fanno sapere che la mattina dopo la puntata su Rai1 i telefoni degli oncologi hanno iniziato a squillare.
Migliaia di telefonate, di chi il tumore l’ha già avuto e teme una ricaduta, di familiari, di persone sane.
Tutti più o meno con la stessa domanda: «Dov’è che posso fare l’esame del sangue per vedere se mi ammalerò di cancro?». «La strada è ancora molto lunga» aveva dichiarato Pinto al Corriere. Conoscere tutto il genoma è come avere un alfabeto, ma non significa saper leggere le informazioni che il Dna contiene. Per capire e usare quelle informazioni nella pratica medica (prevenzione, diagnosi precoce, terapie) bisogna però analizzarle e comporre “parole e frasi”. Questo secondo passaggio comporta tempi lunghi e costi enormi».

A che punto siamo davvero: i test già disponibili (gratis in Italia)
Ecco, dunque, a che punto è arrivata la scienza: l’obiettivo (a cui stanno lavorando moltissimi ricercatori in tutto il mondo) è davvero riuscire a predire il rischio che ognuno di noi ha di ammalarsi di un tumore, con un semplice prelievo del sangue. Gli scienziati stanno cercando d’individuare i geni-chiave responsabili dell’oncogenesi (i processi che portano alla formazione di una neoplasia) attraverso lo studio sistematico delle alterazioni che riguardano ampie porzioni del Dna (migliaia-milioni di basi del codice genetico).Pochi giorni fa, ad esempio, anche il prestigioso centro di ricerca e cura statunitense Mayo Clinic ha pubblicato una notizia in merito, precisando che «si tratta di un promettente filone di ricerca, ma che si primi risultati concreti si vedranno forse tra 5 o 10 anni». Altra cosa sono invece i test, già disponibili e offerti gratuitamente al nostro Sistema sanitario, per chi è portatore di mutazioni con sindromi ereditarie a rischio di sviluppare il cancro o ha già avuto fra i parenti più stretti un certo numero di casi di cancro (che indicano la presenza di ereditarietà genetica).

Di Vera Martinella