Notiziario AIOM

La scienza funziona quando è unita

Da la Repubblica del 31-8-2017

La scienza, come la società, funziona quando è unita, trasparente e basata sulle prove. Basta vedere cosa è successo con la legge sui vaccini, una delle migliori, se non la migliore, dell’intera legislatura, almeno da un punto di vista del miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini, fine ultimo di ogni vera democrazia.

Dopo anni di abbassamento dei tassi delle vaccinazioni, hanno iniziato a riemergere alcune malattie infettive che pensavamo sconfitte come il morbillo, la meningite, la pertosse, il tetano. Medici e scienziati hanno dato l’allarme. A questo punto sono intervenute la politica e le istituzioni. Il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità hanno coordinato e rilanciato l’appello alla comunità medico-scientifica che prontamente ha reagito cooperando e offrendo dati e strategie per rilanciare la cultura della prevenzione vaccinale.

L’obbligo, a detta di tutti, si è profilato come una scorciatoia inevitabile: il metodo più veloce ed economico per scongiurare nuovi decessi, decessi di bambini che durante il dibattito sulle vaccinazioni aumentavano drammaticamente. Una minoranza non era d’accordo sull’obbligo, sebbene tutti lo fossero sull’efficacia e la sicurezza delle vaccinazioni. Anche l’ordine dei medici, la Fnomceo, ha deciso di giocare il ruolo che le è proprio di tutela della categoria, proponendo sanzioni, sino alla radiazione, di quei pochissimi medici irresponsabili che criticavano, senza prove e solo con ipotetiche esperienze personali, le vaccinazioni. La comunità medico-scientifica, le istituzioni e gli ordini professionali hanno dato un’immagine coesa e precisa di come si deve agire per la tutela della salute pubblica, dialogando e offrendo prove inoppugnabili. A questo punto la palla è passata alla politica, e in particolar modo al Senato, che ha tradotto in legge le indicazioni offerte dalle competenze. Non esiste una legge perfetta, esistono buone leggi: quella sui vaccini è una buona legge, realizzata in tempi apprezzabili. Una cosa di cui andar fieri.

Non rovinino le giuste autonomie delle regioni ciò che il Parlamento, nella sua unità, ha saputo fare. Tutti ricordiamo cosa accadde con il caso Stamina. Alcuni scienziati caddero nel tranello di un ciarlatano che voleva trattare con miscugli segreti a base di staminali pazienti e famiglie indebolite da terribili malattie neurodegenerative. Il Senato non ascoltò le competenze, di cui il Paese è peraltro ricco, e diede retta alla piazza, alla pancia del Paese, come ai tempi della cura Di Bella. Fu sull’orlo di concedere un finanziamento pubblico di un milione di euro perché una cura senza alcuna validità scientifica venisse distribuita dal Sistema Sanitario Nazionale (tra i primi al mondo, ci dicono da anni statistiche internazionali ), mettendo a serio repentaglio non solo la salute dei pazienti ma anche le sue finanze. Scienziati, media e politica riuscirono all’ultimo a ristabilire il principio di ragione. Quella esperienza deve rimanere il nostro monito per il futuro.

Ora le regioni stanno andando in ordine sparso sull’attuazione della legge.

Questa estrema diversità è pericolosa, specie se applicata ai vaccini, per almeno due ragioni. In primo luogo, questo atteggiamento è deleterio per la percezione sociale dei cittadini, che si disorientano di fronte a scelte non coerenti. Come è possibile spiegare a un cittadino della Lombardia che deve attenersi a un obbligo se poi a pochi chilometri il Veneto non lo impone? Solo qualche mese fa alcuni genitori no-vax altoatesini minacciarono il trasferimento nelle scuole austriache pur di non sottoporre i figli all’obbligo. In secondo luogo, trattandosi di malattie infettive, è inutile che alcune regioni abbiano coperture alte accanto a regioni con coperture più basse. I vaccini funzionano solo se circa il 95% della popolazione è coperto, secondo il noto concetto dell’immunità di comunità. Perché tenere alti i livelli di copertura di una regione se poi quelli della regione accanto possono veicolare infezioni pericolose?

Serve uno sforzo di unità nazionale. La scienza e la democrazia questa volta hanno dimostrato di saper dialogare costruttivamente, i cittadini e le regioni facciano la loro parte.

Elena Cattaneo
L’autrice è docente presso l’Università degli Studi di Milano e Senatrice a vita