Notiziario AIOM

La spending review frutta 3,5 miliardi ma è ancora poco

Conti pubblici. Il bilancio del commissario Gutgeld sull’attività degli ultimi tre anni di interventi

Da la Repubblica del 21-6-2017

Il sistema Consip, la centrale di acquisto di beni e servizi per conto dello Stato, oggi nell’occhio del ciclone politico e giudiziario, tiene: in tre anni ha consentito di risparmiare 3,5 miliardi. Ma il livello della spesa corrente in Italia resta alto: al netto dei pesanti interessi che paghiamo sul debito pubblico e dei necessari investimenti, siamo nel 2016 a quota 42,2 per cento del Pil bloccati sul 42,2 per cento del 2015.

Tirata in ballo ogni autunno come panacea in grado di risolvere ogni male la spending review cammina ma non riesce a risolvere tutti i problemi del bilancio pubblico italiano. Intanto per l’area circoscritta di intervento: su 829,3 miliardi di spesa pubblica, restano fuori interessi, spesa sociale, pensioni e investimenti.

Nel mirino rimangono quelle che i tecnici definiscono “spese aggredibili”: 327,7 miliardi di cui tuttavia 164,1 sono spese per il personale e “solo” 163,3 sono i mitici acquisti di beni e servizi, dai computer alle risme di carta A4, che caricano il bilancio dello Stato.

La difficile battaglia per risparmiare sul bilancio dell’Italia spa, l’ha raccontata ieri l’attuale commissario alla spending review, Yoram Gutgeld, che ha illustrato, alla presenza del premier Gentiloni e del ministro dell’Economia Padoan, il rapporto sull’attività anti-sprechi del governo dal 2014 al 2016. Quello che è certo è che la Consip, il centro effettivo e operativo della revisione della spesa, ha allargato il suo campo di azione: mette a disposizione della pubblica amministrazione un “menù” di merci per 48,3 miliardi (il 27 per cento in più rispetto a tre anni prima), lo scorso anno ha bandito gare per 17,3 miliardi e ha potuto contribuire alla spesa dello Stato con risparmi per 3,5 miliardi (il 13 per cento in più rispetto a tre anni prima).

Una storia difficile quella della spending review (sei commissari negli ultimi cinque anni) segnata spesso da contrasti e incomprensioni. Una delle mosse vincenti è stata quella dell’accentramento strutturale degli acquisti lanciato dall’ex commissario per la spending Carlo Cottarelli nel 2014. Oggi – come spiega la Relazione – invece di 36 mila stazioni appaltanti per decine di prodotti sanitari (dai vaccini, alle protesi allo smaltimento dei rifiuti) e generici (come vigilanza e pulizia) c’è un «tavolo unico» cui devono rivolgersi tutti, dal più piccolo ospedale alle grandi amministrazioni locali: il prezzo medio è sceso del 23 per cento. «La revisione della spesa c’è», ha osservato il ministro dell’Economia Padoan.

Se i 3,5 miliardi sono veri risparmi sull’acquisto e denari rubati all’inefficienza, l’intera cifra di 29,9 miliardi (è il 18 per cento della spesa senza contare il personale ma solo il 9,1 per cento dell’intera spesa aggredibile) contenuta nel rapporto come somma dei capitoli di spesa eliminati, incide invece su una platea molto più ampia e scivolosa di misure. Si tratta dei risparmi e tagli in essere nel 2017, a regime, per effetto del cumularsi delle misure e delle leggi di Stabilità prese negli ultimi tre anni.

E soprattutto comprende anche misure “generaliste”, efficaci sul fronte del contenimento della spesa pubblica, ma non guidate solo dal criterio dell’efficienza: c’è il blocco del turn over del personale della pubblica amministrazione (con una riduzione degli organici di 84 mila unità), ci sono il “patto della salute”, i tagli agli enti locali, gli 843 milioni della riforma delle Province (con la ricollocazione di 20 mila dipendenti), gli incentivi alla fusione dei piccoli Comuni.

Anche se assalti alla diligenza e nottate parlamentari fanno di tutto per ostacolare il lavoro della spending review, qualche risultato emerge. Ad esempio, secondo l’Ocse l’incremento della nostra spesa per consumi finali della pubblica amministrazione è cresciuto solo dello 0,2 per cento del Pil: abbiamo fatto meglio degli altri nell’incidere su beni e servizi ma da noi il Pil è cresciuto meno che gli altri paesi Ocse comprimendo anche la spesa pubblica.

Spiccano sfide importanti come il coordinamento degli acquisti per le tutte le forze dell’ordine, la riduzione dei presidi e il tema dei 20 mila uomini e donne impiegati nelle attività amministrative e di logistica. Ci sono 30 mila auto blu in meno ma molte sono state riclassificate o eliminate dal censimento.

Di Roberto Petrini