Notiziario AIOM

Malgrado tutto in Italia si vive più a lungo

L’aspettativa è di 85 anni per le donne e 80 per gli uomini. Gli ultracentenari, che sono 17.000, sono destinati ad aumentare, perché le condizioni degli anziani sono in miglioramento. In Europa solo la Spagna fa meglio. Il record di longevità è di Singapore

Da LA VERITA’ del 15-11-2017

Dappertutto nel mondo, in particolare tra coloro che si occupano della salute della popolazione, c’è grande interesse per sapere chi tra gli uomini e le donne vive più a lungo e in migliori condizioni di salute. Nel 1991 prese il via il lavoro del Global burden of diseases, finanziato dalla Fondazione Bill e Melinda Gates, con lo scopo di valutare non solo la spettanza di vita alla nascita e la spettanza di vita a 65 anni, ma anche la qualità della vita attraverso due parametri: il disability adjusted life year (la gravità globale di una malattia) e lo healthy life expectancy (l’indicatore che misura l’aspettativa di vita in buona salute).

CLASSIFICA
In media, nel mondo, la spettanza di vita alla nascita è di 75 anni per le femmine e di 70 anni per i maschi. Sono molto interessanti questi dati nelle varie popolazioni del mondo. Per esempio gli Stati Uniti, che vengono ritenuti il Paese più ricco ed evoluto nell’ambito della medicina e della ricerca, nel 2016 aveva un dato di spettanza di vita alla nascita per le femmine di 81 anni e per i maschi di 76 anni, che come vedremo dopo è inferiore ai risultati ottenuti in Italia e in altri Paesi europei e del mondo. Singapore è effettivamente la nazione con una più alta aspettativa di vita alla nascita per le femmine (86 anni) e per i maschi (81 anni), ma soprattutto ha una qualità di vita senza malattie tra le più alte, cioè 75 anni nelle donne e 72 anni negli uomini. Tornando alla spettanza di vita alla nascita, nel 2016 l’Italia ha fatto registrare risultati eccellenti: 85 anni per le donne e 80 anni per gli uomini. Dati decisamente migliori rispetto ad esempio a quelli della Germania (83 anni per le donne e 78 anni per gli uomini), della Grecia (83 anni per le donne e 78 anni per gli uomini), della Francia (85 anni per le donne e 79 anni per gli uomini), della Svezia (84 anni per le donne e 8o anni per gli uomini) e solo leggermente inferiori a quelli della Spagna (86 anni per le donne e 8o anni per gli uomini). Interessante poi notare che anche il Regno Unito ha dei dati leggermente inferiori all’Italia (83 anni per le donne e 70 anni per gli uomini).

EST EUROPA
Vi è una netta differenza con i dati che si ottengono nell’Europa dell’Est: questo è ancora il frutto dell’esperienza disastrosa del comunismo, con la Russia che nel 2016 fa registrare una spettanza di vita alla nascita di 76 anni per le femmine (quasi dieci anni in meno rispetto all’Italia), e di 65 anni per i maschi (15 anni in meno rispetto all’Italia). I dati dell’Ungheria sono di 79 anni per le donne e di 72 anni per gli uomini, della Slovenia di 84 anni per le donne e di 78 anni per gli uomini. Un altro Paese comunista, Cuba, invece ha dei dati più vicini all’Italia e migliori rispetto alla Russia: 84 anni per le donne e 77 anni per gli uomini. In Cina Paese in cui regna la stessa ideologia, nel 2016 la spettanza di vita alla nascita era di 8o anni per le donne e di 73 anni per gli uomini. In India la situazione è molto peggiore rispetto all’Italia: 7o anni per le donne (15 anni in meno rispetto al dato della Penisola) e 67 anni per gli uomini (13 anni in meno). In Africa la situazione è ovviamente peggiore. In Benin, per esempio, nel 2016 la spettanza di vita alla nascita era di 66 anni per le donne e di 63 anni per gli uomini, in Costa d’Avorio di 62 anni per le donne e di 58 anni per gli uomini, mentre in Nigeria era di 66 anni per le donne e di 64 anni per gli uomini.

FEMMINE PIÙ LONGEVE
Complessivamente, comunque, in tutte le regioni del mondo le femmine vivono più a lungo dei maschi e hanno una qualità di vita migliore rispetto ai maschi. Se andiamo poi a esaminare i dati di spettanza di vita per coloro che hanno raggiunto l’età di 65 anni, vediamo che in Italia le donne sessantacinquenni hanno una vita residua di 22 anni, mentre i maschi una vita residua di 19 anni. In altre parole, se una donna raggiunge i 65 anni, ha una spettanza di vita fino a 87 anni e se un uomo raggiunge i 65 anni ha una spettanza di vita fino a 84 anni. Gli ultracentenari, che oggi sono 17.000 in Italia, aumenteranno velocemente, proprio perché coloro che a 65 anni sono in buone condizioni, senza malattie importanti, e che fanno attività fisica hanno una buona probabilità di arrivare a 90 e poi a 100 anni. Come si può vedere le altre regioni europee hanno più o meno gli stessi dati dell’Italia, ma comunque non superiori. In altre parole possiamo dire che l’Italia si confronta molto favorevolmente con la spettanza di vita, sia alla nascita che a 65 anni, con le nazioni più avanzate dell’Europa dell’Ovest e mantiene il suo vantaggio con l’Europa dell’Est, per esempio la Russia, che ha una spettanza di vita all’età di 65 anni per le donne di 17 anni e per gli uomini soltanto di 13 anni.

ACCIACCHI DELL’ETÀ
In conclusione, la spettanza di vita dell’Italia è a livelli molto avanzati ed è migliorata significativamente negli anni, considerando che nel 1990 lo stesso Global burden of diseases aveva evidenziato una spettanza di vita nelle donne di 8o anni e negli uomini di 74 anni, mentre nel 2006 è salita di 84 anni nelle femmine e di 78 anni nei maschi. C’è stato quindi un miglioramento nel tempo di un parametro molto importante da valutare e che evidenzia una situazione virtuosa: anche quando non si è più in giovane età ci si può aspettare di vivere per altri 20 anni circa. Esiste ovviamente l’altra faccia della medaglia. Perché se è vero che si vive di più, i dati che si riferiscono alla qualità della vita dimostrano che in Italia, come in molti altri Paesi, non sono molto positivi. Un aspetto di cui lo Stato deve farsi carico al più presto perché la tendenza è evidente ed è difficile immaginare un’inversione.

PREVENZIONE
Il bilancio per l’Italia ad ogni modo è molto soddisfacente perché dimostra che il sistema sanitario nazionale è in grado di avere risultati migliori rispetto, ad esempio, ai sistemi americani. Lo specchietto dei dati statunitensi è lì a dimostrarlo in modo evidente. Una spettanza di vita alla nascita inferiore è certamente dovuta ad aspetti noti legati agli stili di vita: alimentazione, attività fisica, obesità, malattie cardio-vascolari, eccetera. D’altra parte il sistema sanitario negli Stati Uniti non permette a molti cittadini di avere quelle possibilità di prevenzione, di diagnosi precoce e di terapie, che hanno invece a loro disposizione i cittadini italiani ed europei.

Di Umberto Tirelli

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