Notiziario AIOM

Paese che vai, «breast unit» che trovi

Le pazienti con tumore al seno seguite da un’equipe specialistica hanno maggiori possibilità di sopravvivenza, ma la presenza di unità specializzate non è uguale nei vari Paesi dell’Europa. Italia fra i «primi della classe»

Da CORRIERE DELLA SERA.it del 25-8-2017

Il tumore al seno è una patologia in continuo aumento, ma sempre più guaribile se diagnosticata in tempo.

Una risoluzione del Parlamento europeo prevedeva che dal 1° gennaio 2016 questa patologia fosse trattata in unità multidisciplinari dedicate (le cosiddette breast unit), in grado di gestire al meglio tutte le fasi della malattia, che però sono ancora ben lontane dall’essere attuate.

Europa a macchia di leopardo
I diversi Paesi europei hanno scelto, e adattato alla propria realtà, i requisiti e aspetti organizzativi da applicare mostrando un panorama a macchia di leopardo, come dimostra un’indagine recentemente presentata alla Commissione Europea :«Sebbene il modello delle breast unit fosse riconosciuto come strumento valido e innovativo per affrontare la cura del cancro al seno, i dati raccolti mostrano che la sua attuazione e quindi il suo impatto sulla qualità della cura rimane una sfida ancora aperta – spiega Silvia Deandrea, dell’Unità Salute nella Società all’Istituto per la Salute della Commissione Europea (Joint Research Centre di Ispra, Varese, tra gli autori del report -. Il risultato dell’indagine condotta dalla Commissione Europea in 30 Paesi conferma la necessità di nuovi approcci basati sull’evidenza scientifica.
Tra i requisiti obbligatori nel modello originale, la soglia annuale di 150 nuovi casi trattati rimane oggi tra i requisiti meno messi in pratica».

Più probabilità di sopravvivenza
Il cancro al seno è la neoplasia più frequente nelle donne: una donna su otto ne sviluppa uno nel corso della propria vita e, in base agli ultimi dati dell’Associazione Italiana Registri Tumori (Airtum), nel 2016 sono stati diagnosticati nel nostro Paese oltre 50mila nuovi casi. Grazie ai progressi della ricerca la sopravvivenza è molto cresciuta negli anni (oggi si guarisce nel 90 per cento dei casi), ma cambia in maniera rilevante a seconda del percorso terapeutico adottato. Dati della letteratura scientifica internazionale dimostrano infatti come una paziente seguita da un’equipe specialistica abbia il 20 per cento di possibilità di sopravvivenza in più rispetto a una paziente costretta a inseguire i medici da un ospedale all’altro.

Cosa sono, in sostanza, le breast unit?
«Si tratta – risponde Deandrea – di team multidisciplinari di esperti, formati con specifico training senologico, capaci di farsi carico dei diversi aspetti della cura della donna affetta da neoplasia mammaria, dalla diagnosi ai controlli post-trattamento, fino alle cure palliative. Gli specialisti coinvolti sono molti, dal radiologo al patologo, dallo psicologo al chirurgo allo specialista in riabilitazione. Rappresentano un’offerta sanitaria che può ridurre gli sprechi e ottimizzare le risorse a favore di una migliore qualità della vita e della sopravvivenza» .

Che dati emergono dal Rapporto sulla situazione italiana?
«Nel nostro Paese – spiega Deandrea – il modello delle breast unit è stato tradotto nella rete dei Centri di Senologia, definito dall’accordo Stato-Regioni del 18 dicembre 2014. Queste linee di indirizzo includono 19 dei 25 requisiti richiesti alle breast unit dalle linee guida europee del 2006. L’Italia è senz’altro tra i Paesi che hanno interpretato il modello originario più fedelmente: i dati raccolti attraverso la fonte ministeriale ci indicano come il terzo Paese per numero di requisiti applicati in modo obbligatorio, dopo la Germania e la Lituania. E la soglia di 150 nuovi casi diagnosticati l’anno è in vigore solo in Italia e Repubblica Ceca, gli unici due Paesi dove l’istituzione delle breast unit è avvenuta “per legge”».

Cosa andrebbe fatto concretamente, secondo gli esperti della Commissione Europea, per curare al meglio il tumore al seno?
«L’iniziativa della Commissione Europea sul cancro al seno (ECIBC), coordinata dal Joint Research Centre di Ispra, sta già sviluppando requisiti e indicatori per migliorare la qualità delle cure per il tumore al seno in tutti i Paesi – conclude l’esperta -. Attraverso ECIBC si può garantire a tutte le donne europee l’accesso allo stesso livello di cura, sulla base delle raccomandazioni di linee guida sviluppate sulla base di evidenza scientifica e con una rigorosa metodologia. Vorremmo utilizzare questa opportunità per invitare le donne, i decisori e i medici interessati a leggere e analizzare le raccomandazioni per lo screening e la diagnosi che stiamo pubblicando online, per ora solo in inglese e presto disponibili in tutte le lingue dell’Unione Europea».

Di Vera Martinella