Notiziario AIOM

Persi più di 10.000 medici, scappano tutti in Europa

In dieci anni, oltre 10.000 laureati nelle nostre università sono finiti all’estero. Sono il 52% del totale degli specialisti europei che si spostano. Meta preferita, Londra. Considerati i costi della formazione, si tratta di un regalo di circa3 miliardi alla sanità straniera

Da LaVerità del 21-12-2017

 

La fuga dei medici dall’Italia è un fenomeno in crescita esponenziale. Negli ultimi dieci anni, in Europa,il 52% degli specialisti che lavorano fuori dalla propria nazione sono italiani. E’ il triste primato del Belpaese che batte di 30 punti percentuali i tedeschi, secondi con il 19%. I medici si inseriscono nel torrente degli espatriati che, come riporta il primo Rapporto sulla sanità pubblicato da Eurispes ed Enpam, sono cresciuti del 15% rispetto al 2014, e più che raddoppiati in cinque anni.

Attualmente «sono 10.104 i medici espatriati nel periodo 2005-2015», riporta il documento. «Tra questi», come spiega Domenico Montemurro responsabile del settore Anaao giovani, associazione che ha fornito dei dati per il rapporto Eurispes-Enpam, «gli specialisti che hanno chiesto al ministero della Salute di esercitare all’estero sono passati da 400, nel 2009, a 2.400 nel 2014. Nel 2017 per i soli laureati in medicina, il ministero ha rilasciato 1.000 permessi per lavorare all’estero e 1.800 attestati di good standing, un documento per coloro che non lavorano ancora all’estero, ma potrebbero partire».

Solo nell’ultimo anno, quindi, 2.000 medici sono pronti a far fagotto. La meta principale è la Gran Bretagna (33%), che da oltre un decennio si conferma al primo posto tra le preferenze dei neodottori italiani. «Nel 2014 costituivano 1’1 % dei medici britannici», osserva Montemurro. Questa fuga è un guadagno netto per chi accoglie professionalità mediche che, inoltre, risultano particolarmente qualificate e preparate. «Secondo alcune stime», spiega Alberto Baldazzi, coordinatore del Rapporto, «la formazione di un medico costa 600.000 euro. Se vogliamo anche solo considerare la metà di questo valore, in dieci anni abbiamo regalato più di tre miliardi di cultura e preparazione, almeno 300 milioni l’anno». La questione economica è, paradossalmente, la meno preoccupante. «In Germania», continua Baldazzi, «hanno sbagliato a fare i conti e i giovani laureati in medicina tedeschi non bastano a coprire la necessità, e servono ulteriori 3.000 medici». Così, nonostante abbiano, rispetto all’Italia più medici (4 ogni 1.000 abitanti contro i 5 italiani) e infermieri (9,8 contro 7 ogni 1.000 abitanti), i tedeschi assumono professionisti dall’estero. In Italia invece «non abbiamo fatto una vera programmazione», dice Baldazzi, «su 35.000 medici, 10.000 non sono occupati e potenzialmente in fuga».

Solo quest’anno «sono stati esclusi dalla specializzazione 8.000 medici», aggiunge Montemurro. Come poi si legge nel Rapporto Eurispes-Empam, «nel 2010 la quota di assunti in chirurgia generale ha coperto solo il 10% del fabbisogno nazionale e il 20% nella chirurgia specialistica». Quindi in Italia mancano i medici, ma con il blocco del turnover, non li possiamo assumere, così, dopo averli formati al meglio, li regaliamo agli altri Paesi europei, impoverendoci ulteriormente.

Il peggio però deve ancora venire. Guardando al futuro, da oggi al 2025, si legge nel rapporto, andranno in pensione «47.300 medici specialisti del Sistema sanitario nazionale a cui si aggiungono circa 8.200 tra medici universitari e specialisti ambulatoriali, mentre nello stesso periodo gli specialisti formati saranno solo 40.000». Mancheranno circa 16.000 medici. Se si conferma il trend dei giovani dottori che scelgono l’estero, il saldo, come riporta il documento, «risulterà ancora più in passivo, e i fenomeni di carenze professionali, già diffusi ma non ancora esplosi nella loro drammaticità, si manifesteranno appieno, allargando oltre misura la forbice tra pensionamenti e nuovi ingressi. Ad esasperare la situazione è il blocco dei turnover che rende sempre più difficile il ricambio fra nuove e vecchie generazioni».

I medici scappano dal nostro Paese perché il sistema è bloccato, per rientrare dal deficit, e con i tagli programmati, il sistema non permette di aggiornare nemmeno gli stipendi. «All’estero», osserva per gli specializzandi Montemurro, «si può guadagnare dal 30 al 40% in più. In media uno specializzando prende 1.500 euro al mese, all’estero può arrivare anche 3.000». Invertire la tendenza non è impossibile. «Si deve cambiare la formazione», suggerisce per gli specializzandi Montemurro. «Dalle Università devono uscire 6.000 medici all’anno e non 8.000. La specializzazione, poi, dovrebbe essere fatta non solo in ospedali universitari, ma anche in quelli del territorio. All’estero si impara di più, ma qui, gli universitari sono contrari all’apertura».

Invece di tagliare, secondo Baldazzi, si deve riorganizzare. «Siamo pieni di eccellenze, ma queste non sono in rete per sviluppare sinergie e contenere gli sprechi. Ci vuole più Stato e meno regioni. Alcune competenze devono essere centralizzate: solo per decidere che il costo di una siringa sia uguale tra Nord e Sud, è un’impresa».

Un altro esempio? Come si legge nel report, siamo «il Paese più dotato di macchinari di avanguardia: abbiamo il doppio delle tac della Gran Bretagna, il triplo dei mammografi della Francia. Abbiamo le macchine ma non le facciamo utilizzare, viste le liste d’attesa». Abbiamo i medici più preparati, ma non li assumiamo e li regaliamo agli altri paesi. Presto, se non cambia qualcosa, la mancanza di dottori sarà un’emergenza, e sa-anno dolori.

di Maddalena Guiotto