Notiziario AIOM

Presentato a Torino il volume sui numeri delle neoplasie con l’intervento dell’Assessore Saitta

Piemonte: tumori in calo, nel 2018 stimate 30.850 nuove diagnosi
Il cancro al seno è il più frequente, alta l’adesione agli screening
Sono 50 i casi totali in meno rispetto al 2017. Il 65% delle donne esegue la mammografia. Diminuisce l’incidenza del carcinoma del polmone fra gli uomini, ma l’abitudine al fumo è sempre più femminile

Torino, 8 marzo 2019 – Per la prima volta in Piemonte si registra un calo delle nuove diagnosi di tumore. Nel 2018 sono stati stimati 30.850 casi, 50 in meno rispetto al 2017 (erano 30.700 nel 2016 e 28.128 nel 2015). Il tumore più frequente in Piemonte è diventato quello della mammella: nel 2018 sono stati stimati 4.350 nuovi casi (erano 4.200 nel 2017). Seguono il cancro del colon-retto (4.050, erano 4.350 nel 2017), che nel 2017 era il più diagnosticato, e del polmone (3.450, erano 3.500 nel 2017). E 280mila cittadini vivono dopo la scoperta della malattia, un dato in costante aumento. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi raggiunge il 63% fra le donne e il 53% fra gli uomini, in linea con la media nazionale. È la fotografia dell’universo cancro in tempo reale raccolta nel volume I numeri del cancro in Italia 2018”, realizzato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), dall’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), da Fondazione AIOM e PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia), e presentato oggi a Torino presso la sede istituzionale della Regione Piemonte con l’intervento di Antonio Saitta, Assessore regionale alla Sanità.

“Il fumo di sigaretta è il principale fattore di rischio oncologico – spiega la prof.ssa Silvia Novello, membro del Direttivo Nazionale AIOM, Ordinario di Oncologia Medica all’Università di Torino e responsabile della Struttura Semplice Dipartimentale di Oncologia Toracica del San Luigi di Orbassano -. Più di centomila casi di neoplasia ogni anno in Italia sono dovuti proprio alle sigarette. Numeri che ricordano quelli di un’epidemia. E l’85-90% dei tumori del polmone è attribuibile a questo fattore di rischio. In Piemonte si registra una diminuzione delle diagnosi di questo tipo di neoplasia, circa 50 in meno nel 2018 rispetto ai 12 mesi precedenti. Un calo che però riguarda soltanto gli uomini, perché l’incidenza fra le donne resta stabile con 1.250 casi annui. Le campagne di sensibilizzazione stanno evidenziando risultati significativi: in Piemonte infatti la quota di fumatori si è ridotta ed è passata dal 29% del 2008 al 24,5% del 2017, inferiore rispetto alla media nazionale (26%). Complessivamente il fumo è più frequente fra gli uomini (29%) rispetto alle donne (19%), però sta diventando un’abitudine sempre più femminile ed è particolarmente diffuso fra i giovani, per questo le campagne di prevenzione devono essere mirate soprattutto a queste fasce di popolazione”. Nella Regione (PASSI 2014-2017), l’abitudine al fumo di sigaretta è più diffusa fra i 25-34enni (29%) e si riduce con l’età, è più frequente fra le persone con difficoltà economiche (36%) ed è più bassa tra i cittadini più istruiti (17% nei laureati). Il 25% dei tabagisti consuma più di un pacchetto al giorno ed è, quindi, un forte fumatore.

è importante agire anche sugli altri fattori di rischio, perché la quota di casi prevenibili, considerando tutti i fattori di rischio noti, va da un terzo alla metà. “In Piemonte il 33% dei cittadini è sedentario (33,6% Italia) e il 36,9% è in eccesso ponderale: il 28,5% è in sovrappeso (31,7% Italia) e l’8,4% è obeso (10,7% Italia)sottolinea il dott. Paolo Contiero, consigliere nazionale AIRTUM . Serve quindi più impegno anche per promuovere il ruolo dell’attività fisica e della dieta corretta. Nel Nord Italia ci si ammala di più rispetto al Sud. Il tasso d’incidenza tra gli uomini è più basso del 4% al Centro e del 13% al Sud/Isole rispetto al Nord e per le donne del 6% e del 16%. Fondamentale importanza rivestono le strategie di prevenzione primaria contro l’inquinamento di atmosfera, acqua e suolo, le esposizioni professionali, il sovrappeso, l’eccessivo consumo di alcool e di carni rosse, l’abitudine al fumo e l’inattività fisica. Il Registro Tumori Piemonte, primo in Italia ed in tutta l’Europa meridionale, collabora in maniera sistematica con le altre articolazioni del Centro di Riferimento per l’Epidemiologia e la Prevenzione Oncologica in Piemonte (CPO), soprattutto nella valutazione dei programmi di screening”.

Oltre agli stili di vita sani, anche l’adesione a questi programmi è fondamentale nella lotta al cancro e nel miglioramento delle percentuali di sopravvivenza. “Il primato di incidenza raggiunto dal tumore della mammella nella Regione non va letto necessariamente in termini negativi – afferma la dott.ssa Livia Giordano del Dipartimento Epidemiologia Screening della Città della Salute e della Scienza di Torino -. È infatti legato non solo all’invecchiamento della popolazione, ma anche all’estensione dei programmi di screening mammografico alle donne fra i 45 e i 49 anni e all’alta adesione a questi esami che consentono di individuare la malattia in fase iniziale, quando sono più alte le percentuali di guarigione. In Piemonte, nel 2016 (Prevenzione Serena. Risultati 2016/17), il 79,9% delle donne fra i 45-49 anni e il 64,8% delle 50-69enni hanno aderito all’invito a eseguire la mammografia (56% Italia). E la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi raggiunge l’88%: va peraltro sottolineato che questo dato fotografa la qualità dei modelli assistenziali presenti almeno 6 anni prima. Per quanto riguarda il tumore del collo dell’utero, il 54,2% delle donne piemontesi 25-64enni ha aderito al programma di screening cervicale (Pap test + test HPV) per la diagnosi precoce (40,3% Italia). Si registra un alto tasso di adesione da parte dei cittadini 59-69enni anche al test per la ricerca del sangue occulto nelle feci (50,5%), per individuare in fase precoce il cancro del colon-retto (40% Italia)”.

“Le reti oncologiche regionali – evidenzia il dott. Oscar Bertetto, Direttore del Dipartimento Interaziendale Interregionale Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta presso la Città della Salute e della Scienza di Torino – rappresentano il modello per garantire in tutto il Paese l’accesso a diagnosi e cure appropriate e di qualità, ma oggi in Italia sono attive solo in poche Regioni. Fra gli obiettivi della Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta, vi sono il superamento delle disomogeneità territoriali, a livello di servizi sanitari e prestazioni erogate; il raggiungimento di standard di trattamento sempre più elevati; la semplificazione dell’accesso alle cure da parte del paziente; l’avvicinamento dei servizi al contesto di vita del malato e lo sviluppo di un’attività di ricerca sempre più all’avanguardia. La Rete della nostra Regione, inoltre, è dotata di un sistema di indicatori per il monitoraggio della qualità dell’assistenza da parte delle strutture che ne fanno parte”.

“Presso le aziende sanitarie della Rete oncologica regionale, è attivo il Centro Accoglienza e Servizi (C.A.S.), struttura di riferimento del paziente in termini di accoglienza, assistenza, orientamento e supporto – spiega la dott.ssa Patrizia Racca, coordinatore AIOM Piemonte e Valle d’Aosta e responsabile medico C.A.S. Ospedale Molinette -. Il C.A.S., composto da personale medico, infermieristico e amministrativo debitamente formato, accoglie la persona con sospetto o prima diagnosi di patologia oncologica e organizza gli esami necessari alla conferma della diagnosi e alla stadiazione in tempi rapidi e in modo coordinato, secondo quanto previsto dai Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA) di ogni singola patologia, supportando il paziente dal punto di vista sanitario, socio assistenziale e psicologico. Infatti, ogni C.A.S. ha anche uno psico-oncologo e un assistente sociale di riferimento. Ogni struttura è in costante comunicazione con gli altri C.A.S. della Rete”.

“Il Piemonte è una delle regioni al vertice delle graduatorie nazionali per la qualità dell’assistenza, in base alla ‘griglia’ dei Lea – afferma Antonio Saitta, Assessore alla Sanità della Regione Piemonte -. In particolare, fra gli indicatori estremamente positivi, vi è proprio l’incremento dei test di screening per cervice uterina, mammella e colon-retto. La nostra regione ha una consolidata tradizione nel campo della prevenzione oncologica, con il programma Prevenzione Serena che ha una storia di successo di oltre 20 anni. Per mantenere questi livelli di eccellenza, abbiamo avviato il piano regionale per la riduzione delle liste d’attesa ed un programma straordinario di assunzioni del personale dopo anni di blocco del turnover per i noti vincoli del piano di rientro. L’attività di cura dei tumori delle strutture sanitarie piemontesi è stata rafforzata, con l’obiettivo di aumentare la quantità di prestazioni e ridurre la mobilità passiva. A dicembre 2018 abbiamo destinato 7 di milioni di fondi già previsti per le strutture private accreditate. Le risorse sono state destinate a quelle strutture – come l’Irccs di Candiolo ed il Gradenigo ed il Cottolengo per l’Asl città di Torino – che sono in grado di garantire competenze specifiche elevate per la cura delle patologie tumorali e che svolgono un ruolo di riferimento all’interno della rete oncologica regionale. Le nostre azioni di riduzione della spesa farmaceutica attraverso le gare e la concorrenza hanno determinato – nel 2018 – risparmi per oltre 40 milioni, che ci consentono di investire nell’acquisto di farmaci oncologici innovativi: un modello virtuoso che potrebbe essere replicato da tutte le Regioni con vantaggi enormi per la salute e la spesa pubblica.”

In Piemonte, nel 2015 (ISTAT, ultimo anno disponibile), sono stati 14.391 i decessi attribuibili a tumori maligni (8.000 uomini e 6.391 donne). Nella Regione la neoplasia che ha fatto registrare il maggior numero di decessi è quella del polmone (2.818), seguita da colon-retto (1.614), mammella (1.081), stomaco (669) e prostata (620).

“Accanto alla diagnosi precoce, l’innovazione terapeutica ha giocato un ruolo chiave nella lotta contro il cancro – spiega il prof. Giorgio Scagliotti, Direttore Oncologia Medica all’Università di Torino -. Se alla fine degli anni Settanta solo poco più di 3 persone su 10 colpite dal cancro riuscivano a sconfiggere la malattia, oggi circa il 60% sopravvive e, quando non si arriva a guarigione, si riesce in molti casi a trasformare il tumore in una patologia cronica con cui poter convivere per anni. Da un lato l’innovazione farmaceutica ha completamente cambiato l’esito di molti tipi di neoplasie, dall’altro il costo dei nuovi farmaci oncologici, unito all’impatto sociale della malattia, rischia di compromettere la tenuta economica dei sistemi sanitari. Va creato un tavolo di lavoro che includa i diversi attori coinvolti: agenzia regolatoria, industria, società scientifiche, accademia e pazienti. L’obiettivo è ridefinire il concetto di innovazione: non può essere considerato innovativo un farmaco reso disponibile 3 o 4 anni dopo la prima terapia commercializzata in quella specifica classe terapeutica. Bisogna ragionare in termini di costo e di efficacia delle terapie. Vanno fissate regole nuove rispetto a 10 anni fa”.

“Sono quasi 3 milioni e quattrocentomila gli italiani che vivono dopo una diagnosi di cancro – conclude la dott.ssa Stefania Gori, Presidente Nazionale AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. è un numero importante che evidenzia il peso della patologia oncologica e lo sforzo continuo per migliorare la sopravvivenza dei pazienti non solo in termini quantitativi ma anche di qualità di vita. Oggi le due neoplasie più frequenti, quella della prostata negli uomini e della mammella nelle donne, presentano sopravvivenze a 5 anni pari a circa il 90%, con percentuali ancora più elevate quando la malattia è diagnosticata in stadio precoce. Risultati sicuramente incoraggianti, che ci spingono a impegnarci ancora di più sia sul fronte della ricerca che della prevenzione”.