Notiziario AIOM

Quel drink è mortale: alcol, perché fa male e come salvarsi il fegato senza rinunciare sempre

È responsabile delle peggiori malattie del fegato e dei tumori. In Italia i giovani bevono di più. Ma una soluzione c’è: bisogna controllare la pubblicità palese e occultà in Tv e su tutte le piattaforme seguite dai giovani

Da la Repubblica Salute del 25-4-2017

AMSTERDAM – A un lato i numeri, agghiaccianti. Non sorprendono, certo, ma leggerli tutti insieme fa impressione. Dal 60 all’80% delle morti per malattie epatiche in Europa è dovuto ad eccesso di alcol, secondo dati Oms 2015. Così come il 6% dei cancri nel mondo. E, secondo il dipartimento di Salute britannico, il 75% dell’alcol venduto è consumato da bevitori a rischio. Le morti correlate all’alcol sono inoltre stimate in 493.000 all’anno globalmente. L’Europa è la regione del mondo dove si beve di più. E infatti l’alcol è una delle maggiori cause di malattie del fegato, inclusa la cirrosi, uccidendo circa 170.000 persone all’anno. I soliti paesi del Nord Europa, direte, dove l’abitudine al bere non è legata alla convivialità ma all’eccesso, ai weekend a fortissimo tenore alcolico.

E invece l’ultima relazione del ministero della Salute al Parlamento sull’alcol sottolinea come non solo aumentino i bevitori occasionali fuori pasto, ma soprattutto il binge drinking tra i giovanissimi, che l’alcol non dovrebbero neanche poterlo comprare. L’Italia si sta allineando ai consumi, e alle modalità di bere del Nord Europa? «Spero di no, perché anzi per noi siete un modello – spiega Frank Murray, presidente del Royal College of Physician of Ireland – perché con le vostre leggi, come il divieto di vendita notturna negli autogrill o l’aumento della tassazione, siete riusciti a far scendere il numero delle cirrosi. In Irlanda abbiamo tre morti al giorno legate all’alcol, una per incidenti o suicidio e le altre due per cirrosi e cancro al fegato. Dal ’78 a oggi il tasso di cirrosi è triplicato e dobbiamo correre ai ripari».

E proprio la cirrosi alcolica sarebbe associata- secondo uno studio presentato al congresso Easl sulle malattie del fegato, che si è appena chiuso ad Amsterdam – al freddo e alle poche ore di luce, tipiche dei paesi del nord Europa. Un gruppo internazionale di scienziati ha analizzato i dati di oltre 190 paesi trovando che a ogni aumento di un grado Celsius di temperatura corrispondeva una diminuzione della cirrosi attribuibile all’alcol dello 0,3%. «Questo – precisa Ramon Bataller, dell’Università della North Carolina, Chapel Ill – suggerisce che bere troppi alcolici per combattere freddo e buio aumenta il rischio di cirrosi alcolica». Per correre ai ripari, qualche idea la presenta Nikolai Pushkarev, della Epha, l’alleanza europea per la salute pubblica: abolire la pubblicità di cibo non salutare e alcolici durante le ore di punta in televisione, scoraggiare l’autoregolamentazione delle aziende e incoraggiare una legislazione nazionale o transnazionale, abolire le pubblicità degli alcolici nei programmi, permettere ai governi di poter bloccare una trasmissione per motivi di salute pubblica, utilizzare obbligatoriamente il profilo nutrizionale dell’Oms su tutte le bevande alcoliche. Ed estendere queste regole alle piattaforme di condivisione video. Tutte misure che certamente scoraggerebbero. Perché una cosa bisogna chiarirla. Non c’è un consumo d’alcol suggerito, al massimo ce n’è uno tollerato. E non c’è un limite considerato sicuro, soprattutto quando poi ci si mette al volante.

Di Elvira Naselli