Notiziario AIOM

Tumore vescica, una guida per conoscerlo e prevenirlo

Distribuita in tutta Italia la prima guida interamente dedicata ad una malattia per cui si fa ancora poca informazione. Il presidente dell’Aiom, Carmine Pinto: “La neoplasia colpisce ogni anno 26.600 italiani di cui 5.200 donne”

Da la Repubblica.it del 15-2-2017

SE VEDI ROSSO… corri subito dal medico! E’ l’invito contenuto nell’opuscolo “Tumore della vescica, conoscerlo per prevenirlo” distribuito in tutta Italia nell’ambito della campagna Non avere TUTimore promossa dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica per sensibilizzare la popolazione sul tumore uroteliale di cui si parla ancora poco nonostante sia la quarta neoplasia maschile più frequente nel nostro Paese.

I segnali a cui fare attenzione. “Un italiano su tre non ha mai sentito parlare di tumore della vescica” sottolinea Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom. “Si tratta di una malattia oncologica complessa, pericolosa e soprattutto subdola”. Infatti, presenta sintomi non specifici e, a differenza del cancro del seno o del colon-retto, non esistono programmi di screening che possano permettere una diagnosi precoce. La manifestazione più frequente è la presenza di sangue nelle urine (ematuria). Il persistere o ripetersi di questo fenomeno, soprattutto in persone considerate a rischio (over 50, fumatori), costituisce un vero e proprio campanello d’allarme. Attenzione, però, l’ematuria non comporta automaticamente la presenza di cancro. Può essere associata a patologie benigne come, ad esempio, infezioni urinarie. Per arrivare ad una diagnosi completa e sicura sono necessari esami più approfonditi. “Il nostro consiglio” prosegue Pinto “è comunque quello di non sottovalutare questo campanello d’allarme. In caso di positività bisogna andare immediatamente dal medico per svolgere esami più approfonditi.

I lavoratori più esposti. Questa regola è ancora più valida per alcune particolari categorie di lavoratori. “Il 25% delle neoplasie è infatti a attribuibile a esposizioni lavorative, in particolare alle amine aromatiche e nitrosamine usate frequentemente nell’industria tessile, dei coloranti, della gomma e del cuoio” spiega Pinto. In effetti, fino a qualche anno fa questo tipo di tumore era correlato soprattutto all’esposizione prolungata a particolari composti chimici: “Potrebbe avere un ruolo anche l’arsenico che inquina l’acqua potabile ed è stato classificato tra i cancerogeni di gruppo 1 dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro” aggiunge Sergio Bracarda, direttore dell’Oncologia Medica dell’Azienda Usl 8 di Arezzo.

Fumo primo fattore di rischio. In realtà ora è diventato chiaro che è il fumo il primo imputato. “Le sigarette aumentano fino a cinque volte il rischio di insorgenza di carcinoma della vescica” aggiunge Pinto. “Più in generale si calcola che ben la metà delle neoplasie al tratto urinario sono provocate dal vizio. Le oltre 4.000 sostanze nocive contenute nelle “bionde” dopo la combustione sono in grado di entrare nel circolo sanguineo e raggiungere così tutti i tessuti dell’organismo”.

Come liberarsi dal vizio. I fumatori lo sanno: smettere non è facile. Ma gli oncologi dell’Aiom suggeriscono qualche “tattica”. Per esempio, quella di informare della scelta di smettere le persone più vicine (amici, parenti, colleghi) che diventano così una sorta di “gendarmi” e aiuteranno a tener fede al proposito. E’ importante anche eliminare tutte le tracce di sigarette dall’ambiente (pacchetti, posacenere, accendini) e togliere dall’abitazione l’odore del fumo. E quando il desiderio si fa impellente? Bere liquidi a piccoli sorsi, mangiare cibi leggeri (una mela, una carota), masticare gomme senza zucchero e cercare di fare respiri profondi.

Le regole della prevenzione. Smettere di fumare non è l’unica regola di prevenzione da seguire. “E’ fondamentale” spiega Bracarda “anche svolgere una regolare attività fisica perché i sedentari hanno una probabilità del 20-40% superiore di ammalarsi. Serve anche una dieta equilibrata. In particolare, fritture e grassi consumati in grande quantità sono associati a un aumentato rischio di ammalarsi di tumore della vescica”. È dimostrato che il maggior apporto di frutta e verdura, specie se crude, ha un forte effetto protettivo sul rischio di numerose forme tumorali. L’azione positiva è legata in particolare all’alto contenuto di fibre (che favorisce la maggior motilità intestinale, impedendo l’assorbimento di eventuali sostanze cancerogene) e all’elevata presenza di agenti antitumorali quali le vitamine antiossidanti. Via libera dunque al consumo regolare di pane, pasta, riso ed altri cereali e al consumo giornaliero di ortaggi, legumi e frutta fresca.

La campagna. Non avere TUTimore, progetto reso possibile da Roche, si articola in varie iniziative. Nelle scorse settimane è stato svolto anche un sondaggio su oltre 1.500 italiani i cui risultati saranno presentati in un convegno nazionale organizzato dall’Aiom in primavera. “In Italia ogni anno la malattia provoca oltre 5.000 decessi e il numero di casi è destinato a crescere” conclude Pinto. Per il 2020 sono previste oltre 30.300 nuove diagnosi l’anno mentre attualmente sono poco più di 26mila. E’ arrivato quindi il momento anche nel nostro Paese di aumentare il livello di conoscenza su questa forma di tumore”.

Di Irma D’Aria