Notiziario AIOM

Tumori, di disparità si muore

Lo stato dell’oncologia /Aiom rilancia la necessità di un “patto” contro il cancro

Da Il Sole24 ORE Sanità del 2-5-2017

Ogni giorno mille italiani ricevono una diagnosi di tumore, ma le speranze di guarigione crescono così come i tempi di sopravvivenza. Eppure, nonostante i progressi importanti e innegabili, i numeri cambiano in funzione della carta d’identità del paziente e della prevenzione che si mette in campo. Sono gli specialisti Aiom a fare il punto nel report annuale sullo Stato dell’oncologia in Italia, presentato nei giorni scorsi al Senato. L’anno scorso in Italia sono stati diagnosticati 365.800 nuovi casi di tumore, di cui 189.600 (54%) negli uomini e 176.200 (46%) nelle donne. Anche quest’anno l’appello dei medici è per una più incisiva e mirata politica di prevenzione. Perché Il 40% dei tumori è potenzialmente evitabile.

Risparmi e investimenti. «Per ogni euro investito in prevenzione, si genera un risparmio nelle cure mediche pari a 2,9 euro» ha spiegato Carmine Pinto, il presidente nazionale dell’Aiom. «Il 40% dei casi di tumore, ossia 146mila diagnosi ogni anno, potrebbe essere evitato grazie agli stili di vita sani, all’applicazione delle normative per il controllo dei cancerogeni ambientali, all’implementazione degli screening». In Italia per la prevenzione si spendono 5 miliardi di euro (2014), pari al 4,22% della spesa sanitaria totale, ma il tetto programmato stabilito nei livelli essenziali di assistenza invece è del 5%.

Reti regionali al palo. Ma l’Aiom chiede che si completi la realizzazione delle reti oncologiche in tutto il Paese. «Le reti oggi sono completamente attive solo in Piemonte, Lombardia, Toscana, Umbria, Veneto e nella Provincia Autonoma di Trento. Eppure rappresentano il modello per garantire in tutto il Paese l’accesso a diagnosi e cure appropriate, per razionalizzare risorse» è l’appello di Pinto. Perché la migrazione sanitaria per i tumori riguarda quasi un milione di italiani che sono costretti a cambiare Regione per curarsi. «Per questo, servono un programma e una regia unitaria, elemento cardine del Patto contro il cancro fra clinici e Istituzioni». Il cancro rappresenta la patologia cronica su cui le campagne di prevenzione mostrano i maggiori benefici ma, avverte Pinto, «serve più impegno».

Una cabina di regia. Per questo gli oncologi chiedono alle istituzioni un programma e una regia unica nazionale contro il cancro, per garantire una strategia unitaria contro il cancro. Un “Patto” perché si affronti tutto il ciclo della malattia: dalla prevenzione, alle terapie, alla riabilitazione, all’accompagnamento di fine vita, all’umanizzazione dell’assistenza, alla ricerca, in grado così di incidere a 360 gradi sull’impatto di questa patologia nel nostro Paese.

Alla presentazione del report è intervenuta la ministra della Salute Beatrice Lorenzin che ha sottolineato due aspetti: le differenze regionali e il sì alla tassa sul tabacco, un cavallo di battaglia degli oncologi. «La disparità di accesso alle cure e alla diagnostica per i tumori tra le varie Regioni non può continuare -ha spiegato Lorenzin – Non possiamo permettere queste differenziazioni poiché si tratta di una discriminazione nell’accesso alla vita; questi sono diritti e tali differenze devono suscitare indignazione». E sull’ipotesi tobacco-tax: «Le tasse sul tabacco sono tasse contro la morte, così come praticato in tutti i Paesi civili del mondo». «Per far diminuire i consumi di sigarette – ha detto la ministra – si usa qualsiasi arma. Infatti, la battaglia contro il tabacco è la prima battaglia di salute, considerando che sono proprio i più giovani il bersaglio del mercato del tabacco».

Sopravvivenza in aumento. Per tutti i tumori (esclusi quelli della pelle) il 55% degli uomini e il 63% delle dorme non moriranno a causa del cancro nei cinque anni successivi alla diagnosi. La sopravvivenza è migliorata nel corso degli anni e migliora, a mano a mano che ci si allontana dal momento della diagnosi. Sono oltre 3,1 milioni (1,4 milioni di uomini e 1,7 milioni di donne) gli italiani che convivono con una diagnosi di tumore. Poco più di mezzo milione hanno avuto una diagnosi da meno di 2 anni; oltre 600mila tra 2 e 5 anni e quasi 2 milioni (quasi 2/3 del totale) da più di 5 anni. Il big killer resta il tumore del polmone (19% dei decessi e prima causa di morte per gli uomini), seguito da quello al colon-retto (18.756), mammella (12.072), pancreas (11.201), stomaco (9.595) e prostata (7.203).

Ma ci sono grandi passi avanti, per le due neoplasie più frequenti, il tumore della prostata negli uomini e quello della mammella nelle donne, la sopravvivenza a 5 anni si avvicina al 90%, con percentuali ancora più elevate per i tumori diagnosticati in stadio precoce. La stima di Aiom su dati Airtum è che un cittadino su venti dell’intera popolazione italiana sia sopravvissuto a una diagnosi di tumore. E i valori sulla sopravvivenza sono allineati con la media europea e per molte sedi tumorali i dati italiani sono ancora migliori.

Di Lucilla Vazza