Notiziario AIOM

Un centesimo per ogni sigaretta. Lorenzin studia la tassa sul fumo

Pronta la proposta della ministra per finanziare la sanità, vale 700 milioni

Da la Repubblica dell’1-10-2017

Un centesimo a sigaretta per far fronte alla spese della sanità. La microtassa proposta dalla ministra Beatrice Lorenzin, che ieri ha incontrato il collega del Tesoro Pier Carlo Padoan nell’ambito del convegno “Crescita vs. crisi”, mira al cuore della prossima mano-vra di bilancio.

«Risorse limitate», ha detto il titolare di Via Venti Settembre e schierato a favore di una “Finanziaria” leggera c’è anche Palazzo Chigi. Così la ministra della Salute corre ai ripari e rilancia l’imposta sulle sigarette che ha due obiettivi espliciti: scoraggiare il fumo per migliorare la salute degli italiani, e fornire risorse alla macchina della sanità che deve far fronte ad assunzioni, farmaci e vaccini.

Il gettito che si valuta al ministero è considerevole. Il calcolo dei tecnici è il seguente: visto che i circa 10 milioni di fumatori italiani consumano in media un pacchetto al giorno, cioè 3,6 miliardi di pacchetti all’anno, in questo modo si raccoglierebbe una cifra intorno ai 700-750 milioni di euro. Se, come sembra, la tassa da 20 centesimi a pacchetto dovesse essere applicata proporzionalmente anche a prodotti come i trinciati, i sigari e il tabacco da pipa, il totale delle risorse potrebbe essere anche più elevato.

Venti centesimi a pacchetto, si dice, sono un piccolo sforzo per contribuire, con un atto virtuoso, alla salute di tutti. E questa è la linea di Beatrice Lorenzin che, lo scorso anno, aveva fatto una proposta analoga: una microtassa sulle sigarette, in cambio di nuovi farmaci oncologici. In quella occasione il progetto fu bocciato da Renzi, contrario a nuove tasse. Ora la ministra ci riprova.

Del resto la parola tassa di scopo, che ha già aleggiato intorno alla manovrina della primavera scorsa, fa capolino anche sulla legge di Bilancio. Nel menù è apparsa, per poi essere accantonata, la celebre sugar tax, o tassa sulla Coca-Cola. Si tratta di un aumento dell’imposizione su bevande e prodotti ad alto contenuto di zucchero che avrebbe il compito di tutelare la salute e alimentare le casse dello Stato. La tassa tuttavia divide esperti ed osservatori e, visto il gettito limitato a 200 milioni, si è pensato di soprassedere.

La parola spetta ora al Tesoro. Il settore delle tasse sulle sigarette è tuttavia complesso e scivoloso. Già un aumento, sulle qualità meno costose di sigarette, è stato varato dal governo, dopo molti tentennamenti, nella manovrina della primavera scorsa. Il rincaro ha previsto un gettito di 85 milioni, ma sulla capacità di risposta del settore tabacco agli aumenti delle tasse le opinioni sono divergenti. Secondo alcuni studi l’incremento delle accise si scaricherebbe immediatamente sul prezzo, scoraggerebbe i consumi o li indirizzerebbe verso prodotti più a buon mercato. Risultato: alla fine il gettito sarebbe più basso. Secondo altre indagini, invece, se si colpiscono le sigarette a prezzo più basso, spesso la clientela più «povera» rinuncia completamente al fumo: anche in questo caso il gettito non aumenterebbe di tanto. Qualche indizio è giunto dai risultati di quest’anno delle tasse sui tabacchi: nonostante gli aumenti il gettito previsto è diminuito da 11 a 10,5 miliardi di euro.

Resta il fatto che una soluzione alle richieste della ministra Lorenzin dovrà essere trovata. E proprio per questo Padoan sta tenendo contatti con i principali titolari dei portafogli di spesa per valutare i vari dossier. Secondo il Def di aprile la spesa sanitaria si attesterà nel 2017 a 114,1 miliardi e salirà a 115 miliardi nel 2018. Tuttavia l’aumento del Pil, dovuto alla ripresa, renderà queste cifre decrescenti: la spesa scende infatti dal 6,7 per cento del Pil al 6,5 per cento del prossimo anno. Una partita che si giocherà nei prossimi giorni.

Di Roberto Petrini