Rassegna stampa

ASCO: rassegna stampa

 

I prezzi “tossici” dei nuovi rimedi anti tumore

Da CORRIERE DELLA SERA del 3-6-2017

CHICAGO Gli americani la chiamano «financial toxicity» tossicità finanziaria: è quella delle cure anti cancro, che stanno raggiungendo costi altissimi soprattutto negli Usa dove i pazienti devono stipulare assicurazioni private per l’assistenza sanitaria, ma devono anche contribuire di tasca propria alle spese. E molti finiscono in bancarotta. Ma questo nuovo «effetto collaterale» delle medicine sta comparendo anche da noi e riguarda sia il sistema sanitario nazionale, sia i singoli cittadini, che pure hanno accesso gratuito alle terapie, come avvertono gli specialisti riuniti all’Asco, il congresso annuale della Società americana di oncologia medica, che raccoglie in questi giorni a Chicago oltre 30 mila specialisti da ogni parte del mondo. Nel nostro Paese la spesa per le cure oncologiche, nel 2016, è stata di 4,6 miliardi di euro, con un incremento del 5,8 per cento negli ultimi cinque anni, ma potrebbe arrivare fino al 17 per cento nel 2018. È una sfida per il nostro sistema sanitario che, almeno per i farmaci innovativi (si parla di trattamenti che la ricerca sforna in continuazione: ne sono stati lanciati 7o negli ultimi sei anni e il loro costo annuale può arrivare fino a centomila euro) può contare su un contributo, stanziato dal governo, di 5oo milioni all’anno per tre anni. Ma si pone, comunque, un problema di sostenibilità nel prossimo futuro. Poi ci sono i conti che deve fare il paziente. «Già oggi molti malati, con redditi bassi oppure anziani —commenta il presidente dell’Associazione italiana degli oncologi medici, Carmine Pinto —sperimentano i contraccolpi economici dovuti alla malattia. Legati, per esempio, a spostamenti verso i centri di cura, alla necessità di assistenza, a problemi sul piano lavorativo o addirittura alla perdita del lavoro. E secondo una ricerca condotta all’Istituto Tumori Pascale di Napoli, chi ha già problemi economici alla diagnosi, li vedrà peggiorare e ha un rischio di mortalità nei mesi e negli anni successivi aumentato del 20%».

Di Adriana Bazzi


Allarme: curare il cancro costa troppo. Un malato su 5 non ce la fa a pagare

Gli oncologi: in Italia si guarisce di più, ma il 15% degli esami è inutile

Da NAZIONE – Carlino – GIORNO del 3-6-2017

CHICAGO – Le cure contro il cancro fanno importanti passi avanti, ma un malato su cinque in Italia rischia il tracollo economico, e le conseguenze si fanno sentire anche in termini di aspettativa di vita.

Si parla di progressi delle immunoterapie, ma anche di effetti della crisi e finanza tossica, al meeting dell’American Society of Clinical Oncology (Asce) che ha preso il via a Chicago, presenti 30mila ricercatori da tutto il mondo.

Oltre 20 tipi di tumori sono stati curati con uno o più dei 70 nuovi trattamenti lanciati negli ultimi 6 anni, portando la spesa mondiale per il cancro a 107 miliardi di dollari nel 2015. Ed è prevista un aumento di questa cifra fra il 7,5% e il 10,5% fino a raggiungere i 150 miliardi di dollari nel 2020.

A dare l’allarme, per il peso che si scarica sulle famiglie e la tenuta del Sistema sanitario, è il professor Carmine Pinto, presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom).

Fino a pochi anni fa, sottolinea il professor Pinto «sembrava un problema confinato agli Stati Uniti, ma oggi il dato economico interessa anche il nostro Paese. Una analisi coordinata dall’Istituto Nazionale Pascale di Napoli a cui hanno partecipato 3.760 pazienti italiani colpiti da tumore del polmone, mammella o ovaio, ha evidenziato che il 22,5% di questi presentava un rischio peggioramento, con prognosi infausta, del 20% più alta, collegata a problemi economici».

Dunque inconvenienti come la perdita del lavoro per malattia, o una badante che aiuta a seguire a domicilio un paziente non autosufficiente, incidono negativamente sui conti di casa come pure sui processi di guarigione.

Due anni fa la spesa sanitaria assorbiva in Italia circa il 9% del Pil, contro il 10,4% dell’Europa occidentale e la spesa per i farmaci anticancro ammontava a 4 miliardi e 175 milioni, con un incremento del 7,1% rispetto al 2014. Lo scorso ottobre però, afferma Stefania Gori, presidente eletto degli oncologi italiani, «è stato istituito dal governo un fondo di 500 milioni di euro destinato ai farmaci oncologici innovativi, un ottimo punto di partenza ma dobbiamo ridurre gli sprechi attraverso una migliore gestione della spesa. La soluzione consiste nelle Reti oncologiche, attive al momento solo in sei regioni».

In una parola, gli oncologi italiani vogliono razionalizzare il comparto assistenza. «Almeno il 15% degli esami, in particolare quelli radiologici e strumentali, è improprio — conclude il professor Pinto nel suo intervento ad Asco — ci sono terapie di non comprovata efficacia che costano ogni anno al sistema circa 350 milioni di euro, mentre il peso delle sole visite di controllo è pari a 400 milioni. Nel nostro Paese sono stati registrati 365.800 nuovi casi di tumore, mille al giorno: il 63% delle donne e il 54% degli uomini sconfiggono la malattia. Queste percentuali collocano l’Italia ai primi posti in Europa per numero di guarigioni, con un sistema basato sul principio di universalità e grazie alle eccellenze ospedaliere. Tuttavia è necessario estendere le Reti, per un collegamento organico tra ospedale e territorio».

Sul versante scientifico, stanno uscendo terapie sempre più efficaci contro i tumori: «Si tratta di molecole immuno-oncologiche e di farmaci a bersaglio molecolare a cui sarà garantito l’accesso in tutte le regioni. Perché questo avvenga normalmente, però — conclude il presidente Aiom — è importante che i farmaci siano inseriti nel fondo in aderenza ai criteri di trasparenza elaborati recentemente dall’Aifa Agenzia Italiana del Farmaco».

Di Alessandro Malpelo


Tumori e tracollo finanziario. Se l’ammalato è “povero” peggiora anche la prognosi

Studio dei ricercatori del Pascale: è a rischio un paziente su cinque

Da CORRIERE DEL MEZZOGIORNO del 3-6-2017

NAPOLI In Italia un paziente oncologico su cinque è a rischio di default finanziario. E nelle regioni meridionali, dove lo stato di sofferenza economica in cui si dibattono le famiglie degli ammalati è più compromesso che altrove e, soprattutto, dove le strutture pubbliche di supporto sono più carenti che al Nord, il rischio di tracollo finanziario diventa per molti quasi un drammatico e obbligato approdo.

È quanto emerge da uno studio eseguito dall’Istituto nazionale del tumori Pascale di Napoli che, tra l’altro, ha anche confermato come il contraccolpo finanziario dovuto alla malattia «si riverberi in un peggioramento della prognosi». Proprio così. Lo scrivono i ricercatori Francesco Perrone e Ciro Gallo nella relazione allegata alla loro indagine: «Chi ha difficoltà economiche ha un rischio di peggioramento della qualità della vita nei successivi 3-4 mesi più alto del 35% rispetto a chi non ne ha. È meno banale di quanto sembri, perché non vuol dire che la qualità di vita è peggiore se sono più povero, ma che se ho problemi economici il trattamento ha meno probabilità di migliorarmi la qualità di vita».

A lanciare l’allarme relativo alla grave incidenza economica del cancro sul bilancio degli Stati, ma soprattutto sul portafogli dei singoli malati e delle loro famiglie, è l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) in occasione del 53mo Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) in corso a Chicago con la partecipazione di oltre 3o mila oncologi da tutto il mondo. L’attenzione di medici e scienziati è concentrata sulla esigenza della sostenibilità. Del resto, se le terapie innovative permettono di migliorare la sopravvivenza dei pazienti, di cronicizzare o, in alcuni casi, di sconfiggere la malattia, nello stesso tempo pongono i Servizi sanitari nazionali di fronte alla sfida della indispensabile copertura economica. Un dato su tutti gli altri svela lo sforzo che si compie: oltre 20 tipi di tumori sono stati trattati con uno o più dei 70 nuovi trattamenti lanciati negli ultimi 6 anni, portando la spesa mondiale per il cancro a 107 miliardi di dollari nel 2015. Ed è previsto un aumento fino a 150 miliardi di dollari nel 2020. Fino a pochi anni fa, sottolinea il presidente Aiom Carmine Pinto, «la tossicità finanziaria del paziente oncologico era un problema confinato agli Stati Uniti, oggi interessa anche il nostro Paese. Un’analisi di 16 sperimentazioni condotte tra il 1999 e il 2015, a cui hanno partecipato 3.760 pazienti italiani colpiti da tumore del polmone, mammella o ovaio, ha infatti evidenziato che il 22,5% presentava tossicità finanziaria e un rischio di morte nei mesi e anni successivi del 20% più alto rispetto ai malati senza problemi economici. L’analisi è stata condotta dall’Istituto nazionale tumori Pascale di Napoli e si tratta di dati preoccupanti perché evidenziano come il contraccolpo finanziario dovuto alla malattia contribuisca al peggioramento della prognosi». Nel 2015, la spesa sanitaria totale ha assorbito in Italia circa il 9% del Pil, contro il 10,4% dell’Europa occidentale. E sempre nel 2015, in Italia la spesa per i farmaci anticancro è stata pari a 4 miliardi e 175 milioni, con un incremento del 7,1% rispetto al 2014. Una soluzione per la razionalizzazione e migliore gestione della spesa, sottolineano gli oncologi, è ad esempio rappresentata dalle Reti oncologiche regionali, mirate alla gestione globale del paziente con una riduzione degli sprechi e della inappropriatezza della spesa. Rete oncologica che in Campania resta ancora ad una fase iniziale, pure in presenza di dati allarmanti sull’incidenza dei tumori, come emerso di recente dall’indagine della Asl Napoli 2 Nord che, su un bacino di 1 milione 52 mila 107 residenti in 32 Comuni (anche nell’area della Terra dei Fuochi) ha registrato come l’incremento di malattie neoplastiche per entrambi i sessi mostri un eccesso rispetto al Sud e alla media nazionale per le sedi testa-collo, stomaco, fegato, polmone, e vescica (nei maschi per l’encefalo e nelle femmine per le vie biliari).

Di Angelo Agrippa


Tumori, il presidente Alom: “Si vuole evitare che paziente vada in miseria per pagare cure”

Da la Repubblica.it – Rep tv

Non ci sono solo gli aspetti sanitari al centro del dibattito a Chicago durante Asco 2017, la più grande rassegna al mondo sulla lotta al cancro. “E’ giusto interrogarsi anche sulla tossicità economica cioè come evitare che una persona si riduca in miseria per sostenere le terapie e su cosa dire ai pazienti passata la fase attiva delle cure e quindi come aiutarli ad affrontare la vita”, spiega il professor Carmine Pinto, presidente dell’Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica).

Intervista di Massimo Razzi, riprese di Hakan Yalman


Rischia il default economico un paziente di tumore su 5

Oncologi, spese insostenibili; al via congresso mondiale in Usa

Da ANSA.it del 2-6-2017

CHICAGO – In Italia un paziente oncologico su 5 rischia il ‘default’, cioè il tracollo economico: per la prima volta si comincia infatti a parlare di ‘tossicità finanziaria’, ovvero della crisi economica individuale conseguente al cancro e alle sue cure, ma anche alla precarietà o perdita del lavoro che in vari casi segue alla malattia. A lanciare l’allarme relativo al crescente peso economico del cancro sul portafoglio degli Stati ma anche dei singoli malati è l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) in occasione del 53/mo Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), che si apre oggi a Chicago con la partecipazione di oltre 30mila oncologi da tutto il mondo.

L’attenzione dei clinici, non solo italiani ma a livello mondiale, è dunque focalizzata sul tema della sostenibilità: da un lato, infatti, oggi le terapie innovative permettono di migliorare la sopravvivenza dei pazienti, di cronicizzare o, in alcuni casi, di sconfiggere la malattia, dall’altro pongono i Servizi Sanitari di fronte alla sfida della copertura economica necessaria. Un dato su tutti: oltre 20 tipi di tumori sono stati trattati con uno o più dei 70 nuovi trattamenti lanciati negli ultimi 6 anni, portando la spesa mondiale per il cancro a 107 miliardi di dollari nel 2015. Ed è previsto un aumento fino a 150 miliardi di dollari nel 2020. Fino a pochi anni fa, sottolinea il presidente Aiom Carmine Pinto, “era un problema confinato agli Stati Uniti, oggi interessa anche il nostro Paese. Un’analisi di 16 sperimentazioni condotte tra il 1999 e il 2015, a cui hanno partecipato 3.760 pazienti italiani colpiti da tumore del polmone, mammella o ovaio, ha infatti evidenziato che il 22,5% presentava ‘tossicità finanziaria’ e un rischio di morte nei mesi e anni successivi del 20% più alto rispetto ai malati senza problemi economici.

L’analisi è stata condotta dall’Istituto Nazionale Tumori ‘Pascale’ di Napoli, e si tratta di dati preoccupanti perché evidenziano come il contraccolpo finanziario dovuto alla malattia si riverberi in un peggioramento della prognosi”. Ma il problema è anche per i bilanci degli Stati e la spesa sanitaria pubblica italiana non riesce a tenere il passo con quella dell’Europa occidentale: nel 2015, la spesa sanitaria totale ha assorbito in Italia circa il 9,0% del Pil, contro il 10,4% dell’Europa occidentale. E sempre nel 2015, in Italia la spesa per i farmaci anticancro è stata pari a 4 miliardi e 175 milioni, con un incremento del 7,1% rispetto al 2014. Lo scorso ottobre però, ricorda Stefania Gori, presidente eletto Aiom, “è stato introdotto per la prima volta da parte del governo un Fondo di 500 milioni di euro destinato ai farmaci oncologici innovativi. Una decisione importante che rappresenta il punto di partenza per un ‘Patto contro il cancro’, che veda insieme Istituzioni e clinici”. Una soluzione per la razionalizzazione e migliore gestione della spesa, sottolineano gli oncologi, è ad esempio rappresentata dalle Reti oncologiche regionali, mirate alla gestione globale del paziente con una riduzione degli sprechi e dell’inappropriatezza. Ad oggi, però, ricordano, le Reti sono attive solo in sei regioni.

Di Manuela Correra


Tumori, 1 paziente su 5 rischia il crac economico

Da AdnKronos.com del 2-6-2017

Il cancro pesa sulle casse degli Stati, impegnati ad assicurare le nuove, costose terapie e a far quadrare i conti dei sistemi sanitari, ma anche, sempre di più, sul portafoglio dei singoli malati. Uno su 5 rischia il default economico e i problemi finanziari si ripercuote, negativamente, sulla prognosi. Lanciano l’allarme ‘tossicità finanziaria’ gli oncologi italiani, riuniti a Chicago per il 53eesimo congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco), al via oggi.

“Per la prima volta anche in Italia si comincia a parlare di ‘tossicità finanziaria’, la crisi economica individuale conseguente al cancro e alle sue cure – spiega Carmine Pinto, presidente nazionale dell’Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) – Fino a pochi anni fa era un problema confinato agli Stati Uniti, oggi interessa anche il nostro Paese. Un’analisi di 16 sperimentazioni condotte tra il 1999 e il 2015, a cui hanno partecipato 3.760 pazienti italiani con tumori del polmone, della mammella o dell’ovaio, ha evidenziato che il 22,5% presentava ‘tossicità finanziaria’ e un rischio di morte, nei mesi e negli anni successivi, del 20% più alto rispetto ai malati senza problemi economici”.

L’analisi è stata condotta dall’Istituto nazionale tumori ‘Pascale’ di Napoli. E i dati emersi sono “preoccupanti perché evidenziano – prosegue l’oncologo – come il contraccolpo finanziario dovuto alla malattia si riverberi in un peggioramento della prognosi”.

Inoltre, rileva l’Aiom, la spesa sanitaria pubblica italiana non riesce a tenere il passo con quella dell’Europa occidentale: nel 2015 ha assorbito nel nostro Paese circa il 9% del Pil, praticamente lo stesso dell’anno precedente. Anche nei Paesi dell’Europa occidentale il rapporto tra spesa sanitaria totale e Pil si è mantenuto stabile, ma la percentuale raggiunge il 10,4%.

Anche i numeri del cancro in Italia sono eloquenti. Nel 2016 sono stati registrati 365.800 nuovi casi, circa 1.000 ogni giorno. Ci si ammala di più, ma si guarisce anche di più. Il 63% delle donne e il 54% degli uomini sconfiggono la malattia. “Queste percentuali collocano l’Italia fra i primi Paesi in Europa per numero di guarigioni – sottolinea Pinto – perché il nostro sistema, basato sul principio di universalità, è efficiente grazie alle eccellenze ospedaliere. Ma è necessario far fronte a criticità urgenti che rischiano di compromettere la qualità dell’assistenza”.

“Almeno il 15% degli esami, in particolare radiologici e strumentali, è improprio, vi sono terapie di non comprovata efficacia che costano ogni anno al sistema circa 350 milioni di euro e il peso delle visite di controllo è pari a 400 milioni – elenca l’oncologo – Uno degli obiettivi principali e non più procrastinabili del Patto è la realizzazione delle Reti oncologiche regionali, in Italia sono attive in un numero inferiore alle dita di una mano. E se alcune Regioni iniziano a muoversi, quelle del Sud presentano gravi ritardi”. Secondo l’esperto, “le Reti potranno permettere ai pazienti l’accesso guidato, secondo percorsi diagnostico terapeutici- assistenziali (Pdta), alle migliori cure e aderenza alle linee guida, con conseguente riduzione delle aree di inappropriatezza e collegamento organico tra ospedale e territorio”.