Rassegna stampa

Biotestamento la svolta di Francesco

Il no all’accanimento terapeutico ora spiana la strada alla legge

Da la Repubblica del 17-11-2017

CITTÀ DEL VATICANO. Un’attenta valutazione del testo di legge fermo in Senato sul fine vita da parte delle gerarchie vaticane c’è stato. E anche se Francesco non si intromette nelle vicende italiane— così il Vaticano — il messaggio da lui inviato a monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita in occasione del convegno internazionale sul “fine vita” mostra, probabilmente non a caso, una sintonia di fondo proprio col testo della legge. In particolare, la richiesta che si sospendano le cure se non proporzionali, che si adotti «un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona», dice di una consapevolezza maggiore della Chiesa sull’accanimento terapeutico e insieme sulla possibilità di ciascun malato di autodeterminarsi. E poi ci sono quelle parole esplicite del Papa sulla necessità di una legislazione che suonano se non come un via libera diretto all’approvazione della legge, senz’altro come una presa di distanza da chi si oppone in nome di una “cattolicità” che cerca scudo e protezione nel Papa stesso: «Anche la legislazione in campo medico e sanitario — ha detto Francesco—richiede questa ampia visione e uno sguardo complessivo su cosa maggiormente promuova il bene comune nelle situazioni concrete». Così, in serata, anche il segretario di Stato Pietro Parolin: «Credo che le parole del Papa possano incidere sul dibattito politico in corso in Italia sul tema del fine vita», ha detto il numero due del Vaticano. Ma, ha voluto in ogni caso ricordare il sostituto Angelo Becciu: quello del Papa «è un discorso a tutto il mondo e questa assemblea di medici era prevista da tanto tempo».

Nessuno cambiamento dei principi della dottrina cattolica, ma una chiara e definita attenzione ai cambiamenti storici quando si tratta di fare le leggi. Lo sforzo messo in campo in commissione Affari sociali della Camera dalla relatrice Donata Lanzi (Pd) e dal presidente Mario Marazziti (Des-Cd) è stato nella sostanza riconosciuto positivo dalle gerarchie, soprattutto per aver portato al risultato non da poco di bloccare gli emendamenti più estremi, fra questi l’ostruzionismo dei politici cattolici di matrice teocon e, insieme, la richiesta di eutanasia attiva proposta in extremis dai 5Stelle. Il risultato — ‘’no” al suicidio assistito, “no” all’eutanasia, “ne all’abbandono terapeutico, ma “sì” ad umanizzare il morire — è quanto di meglio la Chiesa poteva auspicare, soprattutto su un tema che da decenni divide lo stesso mondo cattolico al suo interno. E anche se le parole del Pontefice sono in scia con quanto parti del Catechismo già affermano — così anche una dichiarazione del 1957 di Pio XII secondo cui «non c’è obbligo di impiegare sempre tutti i mezzi terapeutici potenzialmente disponibili» – il suo intervento mostra una sensibilità nuova: «Non attivare mezzi sproporzionati o sospenderne l’uso — ha detto Francesco – equivale a evitare l’accanimento terapeutico» e cioè «a compiere un’azione che ha un significato etico completamente diverso dall’eutanasia».

«Le parole del Papa — spiega non a caso Mario Marazziti —dicono di una dottrina consolidata, ma con un forte accento di umanizzazione». E ancora: «In realtà Francesco indica la strada del ‘no” all’abbandono e all’accanimento terapeutico, e del “sì’ all’accompagnamento e al rispetto della dignità della vita pur senza mai accelerare la morte». E se esista o meno un riferimento diretto del Papa alla legge, Marazziti spiega: «No. Francesco non entra mai direttamente sulle vicende politiche di un Paese. Ma è indubbio che il suo intervento ricade dentro la stessa sensibilità della legge».

Nei mesi scorsi la Chiesa è stata attendista. Francesco ha incontrato persone, gli sono arrivate informazioni. Un incontro significativo è avvenuto nei mesi scorsi a Barbiana con Michele Gesualdi, l’allievo prediletto di don Lorenzo Milani, malato di Sla, che ha chiesto con forza ai presidenti di Camera e Senato una legge sul fine vita. Mentre in via ufficiale la Santa Sede taceva, su Avvenire venivano ospitati interventi più disperati, molti anche dell’ala cattolica più ostile alla legge, quanti, per intenderci, insieme a Lega e parte dei centristi decisero di mettere oltre tremila emendamenti ostruzionistici sul testo. Lanzi e Marazziti hanno lavorato per far convergere le posizioni contrapposte, per costruire una legge che umanizzasse il morire senza estremismi. ll risultato sembra di fatto aver convinto le gerarchie e ha mostrato come l’opposizione di certi cattolici era più che altro a titolo personale, come il risultato di soli 37 voti contrari al testo finale sembra dimostrare. L’ultimo voto ha bocciato l’emendamento dei 5 Stelle pro eutanasia. Poco prima era stato votato l’emendamento che prevedeva il “si” alla terapia del dolore e alle cure palliative fino alla possibilità di sedazione profonda in prossimità della morte. Un testo che, appunto, trova importanti analogie con le parole del Papa.

di Paolo Rodari