Rassegna stampa

Ca ovarico, Ema approva niraparib per le donne con recidiva

La Commissione Europea ha approvato l’immissione in commercio di niraparib come monoterapia per il trattamento di mantenimento di pazienti adulte con carcinoma ovarico epiteliale sieroso, carcinoma delle tube di Falloppio o carcinoma peritoneale primario, di grado elevato, recidivato, sensibile al platino, che stiano rispondendo (risposta completa o parziale) alla chemioterapia a base di platino. Niraparib è il primo inibitore della poli ADP-ribosio polimerasi (PARP) 1 e 2 approvato in Europa che non richiede test per verificare la presenza di mutazioni del gene BRCA o di altri biomarcatori

Da Pharmastar.it del 23-11-2017

La Commissione Europea ha approvato l’immissione in commercio di niraparib come monoterapia per il trattamento di mantenimento di pazienti adulte con carcinoma ovarico epiteliale sieroso, carcinoma delle tube di Falloppio o carcinoma peritoneale primario, di grado elevato, recidivato, sensibile al platino, che stiano rispondendo (risposta completa o parziale) alla chemioterapia a base di platino. Niraparib è il primo inibitore della poli ADP-ribosio polimerasi (PARP) 1 e 2 approvato in Europa che non richiede test per verificare la presenza di mutazioni del gene BRCA o di altri biomarcatori.

“L’approvazione odierna di niraparib rappresenta un importante passo in avanti per la comunità del carcinoma ovarico – ha affermato la prof.ssa Nicoletta Colombo, Direttore della Divisione di ginecologia oncologica medica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano -. Infatti, nonostante la chemioterapia a base di platino si sia dimostrata valida, la sua efficacia sfortunatamente diminuisce nel tempo e la sopravvivenza libera da progressione di solito si riduce dopo ogni trattamento di chemioterapia a base di platino. Un farmaco come niraparib ora fornisce un’opportunità per aumentare la sopravvivenza libera da progressione in seguito alla terapia a base di platino e avrà dunque un profondo impatto sulle donne e sulle loro famiglie”.

L’approvazione di niraparib da parte della Commissione Europea si è basata su dati del rigoroso studio internazionale di fase 3 ENGOT-OV16/NOVA, uno studio controllato con placebo in doppio cieco su 553 pazienti con recidiva di carcinoma ovarico che avevano ricevuto una risposta completa o parziale nel loro più recente trattamento di chemioterapia a base di platino. L’obiettivo primario dello studio era la sopravvivenza libera da progressione (PFS).

Approssimativamente due terzi delle partecipanti allo studio non presentavano mutazioni germinali del gene BRCA. La progressione di malattia nello studio NOVA è stata determinata attraverso una revisione centralizzata in cieco, rigorosa ed imparziale, in grado di rilevare la prima progressione clinica o radiologica.
Niraparib ha aumentato significativamente la sopravvivenza libera da progressione in pazienti con e senza mutazioni germinali del gene BRCA rispetto al gruppo di controllo. Il trattamento con niraparib ha ridotto il rischio di progressione della malattia o decesso del 73% in pazienti con mutazioni germinali del gene BRCA (HR 0.26) e del 55% in pazienti senza mutazioni germinali del gene BRCA (HR 0.45). Il beneficio è stato simile nelle pazienti arruolate nello studio in risposta parziale o completa.

“Con l’introduzione di niraparib, il trattamento delle donne con carcinoma ovarico migliorerà notevolmente – ha sottolineato il prof. Sandro Pignata, Direttore Oncologia Medica Uro-Ginecologica all’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione ‘Pascale’ di Napoli -. Le pazienti e i loro medici avranno ora a disposizione un’ulteriore opzione da utilizzare in seguito al responso della chemioterapia, indipendentemente dalla presenza di mutazioni BRCA. L’alternativa precedente per la maggior parte delle pazienti consisteva in un periodo di osservazione e attesa, senza la possibilità di poter controllare in maniera attiva la propria malattia”.

La dose iniziale approvata di niraparib è di 300 milligrammi una volta al giorno. Come da riassunto delle caratteristiche del prodotto (RCP), per le pazienti che pesano meno di 58 chilogrammi, si può prendere in considerazione una dose iniziale di 200 milligrammi al giorno. La dose di niraparib più comunemente somministrata nel corso dello studio clinico NOVA a seguito di una modifica del dosaggio è stata di 200 milligrammi una volta al giorno. Analisi successive dello studio NOVA hanno indicato che la modifica individuale della dose ha mantenuto l’efficacia e ridotto l’insorgenza di eventi avversi.

I più comuni eventi avversi di grado 3 e 4 di niraparib hanno incluso trombocitopenia (34%), anemia (25%), neutropenia (20%) e ipertensione (8%). A seguito della modifica della dose in base alla tollerabilità individuale, l’incidenza di trombocitopenia di grado 3 e 4 è stata bassa, approssimativamente dell’1% dopo il terzo mese. La maggior parte degli eventi avversi ematologici sono stati risolti con una modifica della dose e l’interruzione della terapia per trombocitopenia, neutropenia e anemia è avvenuta rispettivamente nel 3%, 2% e 1% delle pazienti.

“Accogliamo con soddisfazione la decisione della commissione Europea di approvare niraparib per donne con carcinoma ovarico ricorrente – ha spiegato la dott.ssa Nicoletta Cerana, presidente di ACTO onlus (Alleanza contro il Tumore Ovarico) -. Questa decisione avrà un impatto reale e significativo sulle vite delle donne, fornendo loro una nuova opzione di trattamento e una maggiore scelta. A livello globale, mancano trattamenti efficaci per il carcinoma ovarico, dunque questa si rivela un’aggiunta fondamentale”.

Lo studio clinico niraparib ENGOT-OV16/NOVA

ENGOT-OV16/NOVA è stato uno studio internazionale di Fase 3 di niraparib randomizzato controllato in doppio cieco in 553 pazienti con recidiva di carcinoma ovarico in risposta al più recente trattamento di chemioterapia a base di platino. Le pazienti sono state inserite in una delle due coorti indipendenti a seconda della presenza o meno di mutazioni germinali del gene BRCA. Una coorte includeva pazienti portatrici di mutazioni germinali del gene BRCA (gBRCAmut) e l’altra coorte includeva pazienti non portatrici di mutazioni germinali del gene BRCA (non-gBRCAmut) e pazienti con tumori HRD-positivi (con deficit della ricombinazione omologa) e HRD-negativi (senza deficit della ricombinazione omologa).
All’interno di ciascuna coorte, le pazienti, randomizzate in rapporto 2:1, hanno ricevuto niraparib o placebo e sono state trattate in maniera continuativa fino alla progressione della malattia con placebo o 300 milligrammi di niraparib, con dosi di tre compresse da 100 grammi una volta al giorno.

L’obiettivo primario di questo studio era la sopravvivenza libera da progressione (PFS). Gli obiettivi secondari comprendevano i Patients Reported Outcomes (PROs), la lunghezza dell’intervallo libero da chemioterapia, la PFS 2, la sopravvivenza generale e altre valutazioni della sicurezza e tollerabilità.

Fra le pazienti portatrici di mutazioni germinali del gene BRCA, il gruppo trattato con niraparib ha raggiunto con successo la significatività statistica rispetto al gruppo di controllo per l’obiettivo primario della sopravvivenza libera da progressione (PFS), con un HR di 0.26 (95% CI, 0.173-0.410). La sopravvivenza mediana libera da progressione delle pazienti trattate con niraparib è stata di 21.0 mesi, rispetto ai 5,5 mesi del gruppo di controllo (p<0,0001).

Niraparib ha inoltre mostrato significatività statistica per le pazienti della coorte senza mutazione germinale del gene BRCA. In questa coorte, il gruppo trattato con niraparib ha raggiunto con successo la significatività statistica rispetto al gruppo di controllo per l’obiettivo primario della sopravvivenza libera da progressione (PFS), con un HR di 0.45 (95% CI, 0.338-0.607). La sopravvivenza libera da progressione mediana per le pazienti trattate con niraparib è stata di 9.3 mesi, rispetto ai 3.9 mesi del gruppo di controllo (p<0.0001).

L’analisi degli obiettivi secondari, incluso l’intervallo libero da chemioterapia, il tempo al primo trattamento successivo e la sopravvivenza libera da progressione 2 (PFS 2), sono stati tutti statisticamente significativi a favore del gruppo trattato con niraparib rispetto al gruppo di controllo sia nella coorte gBRCAmut che in quella non-gBRCAmut. I risultati dei Patients Reported Outcomes (PROs), ottenuti attraverso questionari validati, hanno indicato che le pazienti trattate con niraparib non hanno riportato differenze rispetto al gruppo di controllo nei parametri associati alla qualità di vita.

I risultati completi dello studio ENGOT-OV16/NOVA sono stati presentati in dettaglio al Congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO) l’8 ottobre del 2016 a Copenaghen dal Dr. Mansoor Raza Mirza, M.D., Medical Director della Nordic Society of Gynecologic Oncology (NSGO) e Principal Investigator. Questi dati sono stati simultaneamente pubblicati sul New England Journal of Medicine.

Il carcinoma ovarico in Italia

Il carcinoma ovarico è un tumore femminile raro ma altamente letale, rappresentando una delle più frequenti cause di morte oncologica nelle donne. In Italia nel 2017 sono stimate circa 5.200 nuove diagnosi di tumore dell’ovaio, con una vasta maggioranza di pazienti identificate con una malattia ormai in fase avanzata (III-IV stadio) . Il carcinoma ovarico colpisce approssimativamente 1.5 persone ogni 10.000 in Italia. Secondo le stime AIRTUM, il tumore dell’ovaio rappresenta circa il 3% delle neoplasie femminili e nel 2014 (Istat, ultimo anno disponibile) è stato responsabile di 3.130 decessi, attestandosi tra le cinque cause più frequenti di morte legata al cancro nelle donne giovani (0-49 anni) e adulte (50-69 anni).

Nonostante alte percentuali iniziali di risposta alla chemioterapia a base di platino, approssimativamente l’85% delle donne con carcinoma ovarico in stadio avanzato ha una recidiva della malattia dopo il trattamento di prima linea. L’efficacia della chemioterapia, inoltre, diminuisce con il passare del tempo.

Niraparib

Niraparib è un inibitore orale, somministrato una volta al giorno, della poli ADP-ribosio polimerasi (PARP) 1 e 2, indicato nell’Unione Europea come monoterapia di mantenimento nelle pazienti adulte con recidiva platino-sensibile di cancro ovarico epiteliale sieroso ad alto grado, carcinoma delle tube di Falloppio o carcinoma peritoneale primitivo in risposta completa o parziale a chemioterapia a base di platino. Negli studi preclinici, niraparib si concentra sul tumore in relazione al plasma, fornendo un’inibizione duratura superiore al 90% della PARP 1 e 2 e un prolungato effetto antitumorale.