Rassegna stampa

Commissione Ue. Dopo tante bocciature finalmente una promozione dall’Europa: in salute siamo tra i migliori. Ma persiste troppa disparità legata alle condizioni economiche

La Commissione UE ha presentato oggi lo stato di salute dei sistemi sanitari del continente. E all’Italia, nonostante le difficoltà economiche, si riconosce di aver riformato e ampliato il pacchetto delle prestazioni sanitarie nazionali. Inoltre, sottolinea la UE, Il governo centrale sta promuovendo una ricentralizzazione dei finanziamenti e sta progettando un nuovo sistema che consenta di ripartire le risorse tra le regioni in modo da offrire a tutti i residenti la stessa qualità e quantità di servizi

Da Quotidianosanità.it del 23-11-2017

Dopo la pubblicazione del rapporto Ocse e i dati Eurostat sugli indicatori sulla salute sostenibile, a tirare le somme è la Commissione Ue che ha appena pubblicato i profili sanitari dei 28 paesi presentati oggi in conferenza stampa dal Commissario per la Salute e la sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitis.

“Spendere solo il 3% dei nostri bilanci sanitari per la prevenzione, rispetto all’80% per la cura delle malattie, è semplicemente troppo poco – ha detto il commissario UE -. È indispensabile un accesso migliore all’assistenza sanitaria di base, in modo che il pronto soccorso non sia la prima struttura cui si rivolgono i cittadini. È inoltre indispensabile che la promozione della salute e la prevenzione delle malattie siano al centro di ogni settore d’intervento in modo da migliorare la salute della popolazione e ridurre la pressione sui sistemi sanitari. Queste sono solo alcune delle indicazioni che scaturiscono dalla relazione ‘Lo stato della salute nell’UE’ del 2017.

Mettendo a disposizione dati e approfondimenti esaurienti intendiamo sostenere le autorità sanitarie nazionali nel far fronte alle criticità e nell’adottare le scelte giuste in ambito strategico e negli investimenti. Mi auguro che faranno buon uso del nostro lavoro”.

Per quanto riguarda l’Italia, una volta tanto, dopo le quasi costanti bocciature dei nostri conti, dalla Commisione UE arriva una promozione: in salute il nostro sistema fa rilevare tra i migliori risultati del continente. La scheda dedicata al nostro Paese infatti sottolinea che la speranza di vita degli italiani è tra le più alte d’Europa, sebbene si riscontrino disparità a livello regionale e socioeconomico. Nonostante i vincoli di bilancio, l’Italia è riuscita a riformare e ampliare il pacchetto delle prestazioni sanitarie nazionali. Il governo centrale sta promuovendo inoltre una ricentralizzazione dei finanziamenti e sta progettando un nuovo sistema che consenta di ripartire le risorse tra le regioni per raggiungere l’ambizioso obiettivo di offrire a tutti i residenti l’accesso al pacchetto di prestazioni ampliato.

Stato di salute
La speranza di vita alla nascita in Italia ha raggiunto 82,7 anni nel 2015, contro i 79,9 anni del 2000, ponendo il paese al secondo posto nell’Unione europea dopo la Spagna. L’allungamento della speranza di vita si deve soprattutto alla riduzione della mortalità per malattie cardiovascolari. Permangono tuttavia notevoli disparità legate al sesso e alle condizioni socioeconomiche.

Fattori di rischio
Nel 2014 in Italia la percentuale degli adulti che fumavano tabacco quotidianamente era del 20%, appena al di sotto della media UE e in calo rispetto al 25 % del 2000. Anche il consumo di alcol per adulto è sceso e si colloca ampiamente al di sotto della media UE; la percentuale di adulti che dichiara un consumo di alcolici elevato e regolare è molto più bassa che nella maggior parte degli Stati membri. Per contro, si è riscontrato un aumento dei problemi di sovrappeso e obesità infantile, con una diffusione ormai superiore alla media UE.

Spesa sanitaria
Nel 2015 in Italia la spesa sanitaria pro capite, 2.502 euro, era inferiore del 10 % rispetto alla media UE di 2.797 euro. La spesa sanitaria corrisponde al 9,1 % del PIL, anche in questo caso al di sotto della media UE del 9,9 %. Sebbene una serie di servizi di base siano gratuiti, le spese direttamente a carico dei pazienti sono relativamente elevate (23 % del totale, contro una media UE del 15 % nel 2015) e riguardano soprattutto i farmaci e le cure odontoiatriche.

Prestazioni del sistema sanitario
Efficacia: in Italia la mortalità evitabile rimane tra le più basse dell’Unione, il che fa supporre una buona efficacia del sistema sanitario nel trattamento dei pazienti con malattie potenzialmente letali.

Accesso: il servizio sanitario nazionale italiano copre automaticamente tutti i cittadini e i residenti stranieri. Nell’accesso alle prestazioni sanitarie, tuttavia, si riscontrano notevoli variazioni in base alle regioni e alla fascia di reddito.

Resilienza: nel 2001 l’Italia ha avviato un profondo processo di decentramento in ambito sanitario, trasferendo alle regioni competenze di natura fiscale, finanziaria e gestionale. In particolare, i trasferimenti di fondi dal governo centrale alle regioni sono stati sostituiti da imposte regionali sulle attività e da un fondo di solidarietà nazionale finanziato con il ricavato delle imposte sul valore aggiunto. In varie regioni tuttavia sono state riscontrate carenze di fondi e di servizi dovute principalmente a scarse capacità gestionali e a una produttività insufficiente, che a loro volta hanno avuto ripercussioni negative sulla qualità percepita dell’assistenza, con la conseguente richiesta di una (ri)centralizzazione del sistema. Il risultato è stato il crearsi di un notevole disavanzo nel settore sanitario nella metà delle regioni. Anche a seguito della crisi economica del 2009, il governo centrale ha imposto l’attuazione di piani di rientro regionali nelle aree con il deficit più elevato, che si sono dimostrati efficaci nella riduzione del disavanzo.

La maggior parte degli italiani, spiega la scheda, si dichiara in buona salute. Due terzi della popolazione italiana dichiara di godere di buona salute, pressoché in linea con la media dell’Unione europea. La percezione della propria salute è diversa nei gruppi ad alto e a basso reddito, ma il divario è minore rispetto a quanto osservato in altri paesi: il 73 % dei cittadini che rientrano nel quintile con il reddito più elevato ritiene di godere di buona salute, contro il 64 % dei cittadini del quintile con il reddito più basso.

Nell’ultimo decennio la forza lavoro del settore sanitario ha riportato una crescita costante. Il rapporto medici/cittadini (3,8 medici ogni mille abitanti) sia al di sopra della media dell’Unione (3,6). Per contro, gli infermieri sono relativamente pochi (6,1 ogni mille abitanti, contro una media UE di 8,4). Ne consegue un rapporto di infermieri per medico (1,5) tra i più bassi dell’Unione europea (la cui media è di 2,3). Al momento, in Italia si sta potenziando il ruolo degli infermieri, soprattutto ai fini della gestione dell’assistenza dei pazienti con malattie croniche e dell’introduzione di gruppi professionali guidati da infermieri nell’assistenza sanitaria di base.

Le conclusioni della Commissione sottolineano che il sistema sanitario italiano ha contribuito notevolmente al miglioramento della salute dei cittadini e all’allungamento della speranza di vita.

Tuttavia nella fascia di reddito più bassa la percentuale di cittadini che segnalano bisogni sanitari non soddisfatti per motivi economici è particolarmente elevata, lasciando supporre marcate disparità nell’accesso all’assistenza. Vari gruppi vulnerabili sono comunque esenti dal pagamento dei ticket sanitari. A seguito della ripresa economica degli ultimi anni, nel 2016 i Livelli Essenziali di Assistenza garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale sono stati rivisti e ampliati, ma vi sono perplessità in merito alla capacità finanziaria delle regioni di erogare le prestazioni incluse nei nuovi LEA, a cui devono poter accedere tutti i residenti in Italia.

La ripartizione dei fondi solleva dubbi circa la capacità delle regioni più povere di finanziare l’accesso a tali servizi senza alzare le imposte regionali (o creare deficit) e il rischio è un aumento dei bisogni sanitari non soddisfatti e delle spese sanitarie a diretto carico dei pazienti.

Nonostante l’impegno per migliorare l’efficienza della spesa farmaceutica, i farmaci generici costituiscono ancora una piccola percentuale del volume complessivo dei medicinali oggetto di prescrizione medica. Recenti provvedimenti promuovono la prescrizione dei generici, imponendo ai medici di base di indicare esplicitamente nella ricetta i principi attivi, agevolando così la sostituzione.

Analisi generale
La Commissione Ue a livello generale sottolinea che solo ripensando i sistemi sanitari si potrà garantire che rimangano adatti allo scopo e forniscano cure centrate sul paziente.

Cinque le conclusioni trasversali a tutti i paesi del Rapporto:

  • la promozione della salute e la prevenzione delle malattie apron o la strada a un sistema sanitario più efficace ed efficiente. A parte gli investimenti squilibrati nella prevenzione, è necessario affrontare le disuguaglianze sociali, come illustrato dalle differenze nello screening del cancro o dall’attività fisica tra persone con reddito e istruzione più alti e bassi;
  • una forte assistenza primaria guida in modo efficiente i pazienti attraverso il sistema sanitario e aiuta a evitare spese inutili. Il 27% va in pronto soccorso a causa di cure primarie inadeguate. Solo 14 paesi dell’UE richiedono l’assistenza primaria per la consultazione di uno specialista; 9 paesi hanno incentivi finanziari per i rinvii;
  • l’assistenza integrata garantisce che un paziente riceva assistenza congiunta. Evita la situazione che vediamo attualmente in quasi tutti i paesi dell’UE, dove l’assistenza è frammentata e i pazienti devono farsi strada attraverso un labirinto di strutture di assistenza;
  • la pianificazione e la previsione della forza lavo ro proattiva sulla salute rendono i sistemi sanitari resilienti alle evoluzioni future. L’UE ha 18 milioni di operatori sanitari e altri 1,8 milioni di posti di lavoro saranno creati entro il 2025. Le autorità sanitarie devono preparare la propria forza lavoro ai cambiamenti futuri: invecchiamento della popolazione e multimorbidità, necessità di politiche di assunzione sane, nuove competenze e innovazione tecnica;
  • i pazienti dovrebbero essere al centro della prossima generazione di dati sulla salute migliori per politiche e pratiche. La trasformazione digitale della salute e dell’assistenza aiuta a catturare i risultati del mondo reale e le esperienze che contano per i pazienti, con un grande potenziale per rafforzare l’efficacia dei sistemi sanitari.

I 28 profili di salute per paese, il rapporto di accompagnamento e ulteriori informazioni di base possono essere letti a questo link.