Rassegna stampa

Corsa finale per l’Ema. Il sì tedesco non c’è

Lunedì si decide la sede dell’Agenzia del Farmaco: Milano tra le favorite
Ma il gioco è tutto politico (e Berlino non ci aiuterà)

Da CORRIERE DELLA SERA del 17-11-2017

Qualcosa è stata «lost in translation», nelle dichiarazioni del ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel a proposito delle chance di Milano come prossima sede dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco. Quelle che erano pure parole di cortesia sono state frettolosamente scambiate per una dichiarazione di sostegno della Germania alla candidatura della città italiana. «Non è così — dicono fonti diplomatiche — il governo di Berlino non ci ha manifestato alcuna intenzione di votarci». Ed è «un peccato — chiosa il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi — che la Germania ritenga Milano la candidata migliore per la nuova Ema, ma poi non la voti al primo turno».

Scontato che al primo giro il rappresentante tedesco abbia come prima scelta Bonn, candidata di bandiera della Repubblica Federale, in realtà neppure al secondo round Milano potrebbe ricevere il voto tedesco. Siamo entrati nella dirittura finale di una battaglia che si annuncia difficile e aperta a qualsiasi esito. Lunedì prossimo a Bruxelles, il Consiglio Affari generali dell’Ue voterà a scrutinio segreto la nuova sede dell’Ema, l’Authority europea responsabile della sicurezza dei medicinali fin qui basata a Londra, scegliendo fra 19 città candidate da altrettanti Paesi membri.

 È un sistema di voto quantomeno bizzarro, quello deciso per l’Ema, nel quale la qualità dei dossier e il merito, che hanno dominato la prima parte della lunga vicenda, rischiano ora di cedere il passo a considerazioni geopolitiche e agli scambi di favore dell’ultima ora. Ogni Paese avrà a disposizione 6 voti, di cui 3 andranno alla sua prima scelta, 2 alla seconda e 1 alla terza. Vince chi riceve 3 voti da almeno 14 Paesi. Altrimenti le tre candidature che avranno ottenuto il maggior numero di voti complessivi andranno al secondo turno, dove ogni Paese avrà 1 voto ciascuno e quindi vince chi ne avrà almeno 14. In caso contrario, terza votazione con ballottaggio finale fra le prime due classificate o fra 3 (o più) in caso di parità.

La posta in palio è altissima. Con i suoi oltre 600 funzionari, il suo potere di controllo e regolazione dell’intera industria farmaceutica europea, l’Ema è perno del mercato unico dei medicinali e catalizzatore della ricerca biomedica. Di più, secondo stime conservative, l’agenzia genera un indotto per la città ospite pari a oltre 1,5 miliardi di euro l’anno.

L’Italia fin qui ha fatto un percorso netto. La candidatura di Milano è stata giudicata quella tecnicamente migliore: rapidità dell’entrata in funzione, accessibilità, scuole, sanità, accesso al mercato del lavoro e servizi sociali per figli e partner dei dipendenti, collegamenti, fattore geografico, su ognuno dei criteri di valutazione la capitale lombarda è risultata al top. Per una volta, abbiamo fatto sistema. Anche il Financial Times e Le Monde hanno riconosciuto che Milano ha messo insieme il miglior dossier del lotto. Mentre i bookmaker londinesi la danno ampiamente favorita. In realtà non basta. «Siamo entrati in un’altra fase, dove prevale la politica», dice Enzo Moavero, l’ex ministro degli Affari Ue che ha coordinato la messa a punto del dossier.

Il vertice europeo che si apre domani a Göteborg sarà teatro di un grande lavorio dietro le quinte. «Sarà una gara durissima, di alleati ne abbiamo tanti e siamo competitivi anche su questo fronte», assicura Gozi, che rappresenterà l’Italia al Consiglio di lunedì. Il nostro governo conta sull’appoggio dei Paesi mediterranei, tutti con proprie candidature di bandiera, che potrebbero puntare su Milano come seconda scelta già al 1° turno, per poi far convergere i loro voti al 2° sulla città italiana. La rivale più agguerrita sembra Bratislava, che fa leva soprattutto sulla rivendicazione geopolitica di un riequilibrio a Est, intorno alla quale potrebbe saldarsi il fronte dei Paesi nordici e orientali.

di Paolo Valentino