Rassegna stampa

Ddl Lorenzin, primo traguardo

Via libera dalla Camera all’omnibus sanitario che passa al Senato per l’ok definitivo

 Da Il Sole24 ORE Sanità del 31-10-2017

L’articolo 4 «ammorbidito» 
La quadra sulle istanze avanzate dai medici è stata trovata sul filo di lana grazie a un pugno di emendamenti espressi dalla maggioranza, che ammorbidiscono, salvando i principi di fondo, le misure volte a garantire il ricambio generazionale nella rappresentanza, intradotte in Commissione. Sul tetto ai mandati, per esempio, resta il paletto ma non è più «retroattivo»: ovvero si può essere rieletti nella stessa carica consecutivamente una sola volta (c’è quindi un limite di due mandati consecutivi poi dopo una pausa ci si può eventualmente ricandidare), ma la misura non vale più in sede di prima applicazione (il capoverso che estendeva la misura anche in sede di Prima applicazione è stato soppresso). Il che significa, a rigor di logica, che un attuale vertice di un ordine professionale, anche se è in carica da due mandati consecutivi può ricandidarsi per lo stesso mandato prevedibilmente altre due volte. Insomma il ricambio generazionale può attendere e slitta di qualche anno.

Si rivedono le modalità del voto telematico, che diventa facoltativo. Riguardo il collegio dei revisori (altro nodo del contendere), questo non è più composto da tre componenti e un supplente iscritti nel registro dei revisori legali ma nella nuova formulazione l’obbligo di iscrizione al registro c’è solo per il presidente del collegio. Gli altri due membri, di cui uno supplente sono eletti tra gli iscritti agli albi. E la pax fu, o forse solo tregua.

«Finalmente dopo quattro anni questo Ddl che porta il mio nome – dichiara la ministra della Salute Beatrice Lorenzin – è stato approvato anche alla Camera. E’ un Ddl molto importante perché affronta alcune questioni vitali per la sanità ma anche per la ricerca scientifica nel nostro Paese». Si prende in esame, ha spiegato, «la questione della sperimentazione clinica ma anche della medicina di genere e si affrontano temi molto sentiti che riguardano l’abusivismo sanitario. C’è anche il rafforzamento delle norme penali contro chi compie abusi nelle residenze di anziani o disabili». E poi «c’è una parte molto significativa del Ddl che dopo 70 anni riorganizza gli ordini professionali e riconosce nuove professioni sanitarie».

Profondo l’intervento sulla ricerca
Nel rispetto delle norme della Unione europea – tra cui la disciplina del regolamento 536/2014 – e degli standard internazionali per l’etica nella ricerca medica sugli esseri umani (Dichiarazione di Helsinki) il provvedimento fissa i principi direttivi per la revisione delle norme sui trial clinici.

In particolare i decreti delegati dovranno individuare i requisiti dei centri autorizzati alla conduzione delle sperimentazioni cliniche dalla fase l alla fase IV, con particolare attenzione, nella fase IV, al coinvolgimento delle associazioni dei rappresentanti dei pazienti nella definizione dei protocolli di ricerca soprattutto per le malattie rare.

Positivo il commento di Mario Melazzini, Dg dell’Aifa che ha definito l’approvazione del Ddl Loirenzin, un’ottima notizia per il mondo della sanità e della ricerca. «Il provvedimento introduce delle novità fondamentali – continua Melazzini – attese da anni, che hanno il merito di allineare il Paese con il resto d’Europa e con le realtà più avanzate a livello mondiale in materia di sperimentazioni cliniche. La creazione di un centro di coordinamento dei comitati etici presso Aifa, la razionalizzazione e riduzione di quelli esistenti e l’introduzione di procedure standard sono elementi di assoluta innovazione. Con questa normativa si mettono a disposizione del sistema della ricerca pubblica e privata delle nuove armi per competere alla pari a livello internazionale e produrre ricerca di qualità sempre più elevata creando valore aggiunto per i pazienti e per tutta la filiera della ricerca».

Dimezzati i comitati etici
Viene istituito presso l’Aifa un Centro di coordinamento nazionale dei comitati etici territoriali per le sperimentazioni cliniche con funzioni di coordinamento e indirizzo. Il Centro vigilerà sull’attività degli stessi comitati territoriali, proponendone la soppressione in caso di mancato rispetto dei termini previsti dalle normative europee.

Si dimezza il numero dei Comitati etici territoriali (ora un centinaio) prevedendone un massimo di 40, almeno uno per Regione.

Saranno poi individuati tre comitati a valenza nazionale, dì cui uno dedicato alla sperimentazione in ambito pediatrico. L’Aifa infine individuerà una tariffa unica a carico del promotore della sperimentazione, da applicare in modo uniforme sull’intero territorio nazionale.

Brevettabilità dei progetti no profit
Con riferimento ai contratti per le sperimentazioni, sono previsti meccanismi di compensazione o di partecipazione agli eventuali utili derivanti dalla commercializzazione dei risultati delle ricerche o delle sperimentazioni effettuate in centri pubblici di ricerca, attraverso l’individuazione di apposite percentuali e delle modalità di assegnazione delle stesse, da riconoscersi per la parte prevalente ai medesimi centri di ricerca e per la restante parte ai fondi per la ricerca gestiti dal ministero della salute, laddove non sia prevista, nei predetti contratti, una diversa modalità di remunerazione o di compensazione.

Un piano per la medicina di genere
Prevista la predisposizione di un piano volto alla diffusione della medicina attenta alle differenze maschio-femmina. Il Piano, emanato entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del provvedimento, avvalendosi del Centro nazionale di riferimento della medicina di genere dell’Istituto superiore di sanità, intende garantire la qualità e l’appropriatezza delle prestazioni erogate dal Sistema sanitario in modo omogeneo sul territorio nazionale, attraverso la divulgazione, formazione e indicazione di pratiche sanitarie inerenti alla ricerca, alla prevenzione, alla diagnosi e alla cura basate sulle differenze derivanti dal sesso.

Nuovi ordini per le professioni sanitarie
Oltre agli ordini professionali esistenti dei medici-chirurghi, dei veterinari e dei farmacisti, si aggiungono gli ordini dei biologi e delle professioni infermieristiche, della professione di ostetrica e dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione.

Il Consiglio nazionale dei Chimici si trasforma nella Federazione nazionale degli Ordini dei chimici e dei fisici. Sono professioni sanitarie anche il biologo e lo psicologo. Prevista l’istituzione, presso l’ordine degli ingegneri, dell’elenco nazionale certificato degli ingegneri biomedici e clinici.

E tra le nuove professioni in lista d’attesa osteopati e chiropratici sono in pole position per il riconoscimento. «Si tratta di un importante risultato – dichiara Paola Sciomachen, presidente del Roi – verso il riconoscimento della professione sanitaria. Continuiamo a lavorare perché, anche in Italia, come negli altri Paesi d’Europa, l’osteopatia abbia la propria autonomia e identità, a tutela dei milioni di italiani che ogni anno si rivolgono alle cure omeopatiche».

Una cornice aperta per le professioni del futuro
Stabilito un percorso certo e oggettivo per l’individuazione di nuove professioni sanitarie. Il riconoscimento per quelle che non trovano rispondenza in professioni già riconosciute e il cui esercizio deve essere valido su tutto il territorio nazionale, può avvenire in sede di recepimento di direttive comunitarie, per iniziativa dello Stato o delle Regioni, ma ora anche su iniziativa “dal basso” da parte delle associazioni professionali più rappresentative che potranno inviare istanza motivata al ministero della Salute, che entro i successivi sei mesi, dovrà pronunciarsi. Una valutazione tecnica sarà effettuata dal Css. Miur e Salute individueranno i percorsi formativi e le equipollenze.

Più gravi i reati commessi contro le persone ricoverate
Diventa un’aggravante comune nei delitti non colposi, l’aver commesso il fatto in danno di persone ricoverate presso strutture sanitarie o presso strutture sociosanitarie residenziali o semiresidenziali, pubbliche e private, ovvero strutture socio-educative.

Di Rosanna Magnano