Rassegna stampa

Donne in cerca di prevenzione

Giornata nazionale/I target rggiunti e il lavoro da fare per la salute femminile

Da Il Sole24 ORE Sanità del 2-5-2017

Il 16% delle bambine di 11 anni è in sovrappeso o soffre di obesità; il 32% delle ragazze non pratica sport né attività fisica; 3mln di persone, il 96% donne, soffrono di disturbi del comportamento alimentare; il 13,5% delle quindicenni dichiara di fumare. Sono solo alcuni dei numeri diffusi nel corso della Seconda giornata sulla salute della donna promossa dalla ministra Beatrice Lorenzin e celebrata sabato 22 aprile a Roma presso la sede del ministero. Numeri che indicano la strada ancora da percorrere per «mettere la prevenzione al centro della salute della donna in ogni fase della sua vita».

«Non è un tema retorico – ha detto la ministra – e significa innanzitutto riconoscere la medicina di genere e la nostra specificità biologica. Perché siamo diverse dagli uomini: abbiamo una biologia e una fisiologia diversa. Un sistema ormonale diverso. E questo rende necessario tarare i farmaci su di noi, fare della ricerca specifica. Ecco perchè ho inserito la medicina di genere non solo nell’Agenda italiana ma anche in quella internazionale europea che porterò al G7». E la ministra Lorenzin ha ricordato tutti gli obiettivi andati a segno su questo tema: «Nei nuovi Lea abbiamo stanziato più di un miliardo di euro per nuove prestazioni sanitarie, moltissime delle quali sono a favore delle donne: abbiamo riconosciuto tra le malattie croniche esenti dal ticket l’endometriosi che colpisce centinaia di migliaia di donne, abbiamo lavorato sugli screening neonatali, sull’epidurale, abbiamo realizzato nuovi percorsi sicuri per il parto e lavorato moltissimo su tutta la parte legata all’oncologia e alle demenze». E tra le nuove iniziative all’insegna della sensibilizzazione, la pubblicazione del «Calendario della prevenzione», un’operazione editoriale in progress «per ricordare gli appuntamenti e le azioni di prevenzione specifiche per ogni periodo».

Ma la donna è anche protagonista di linee di ricerca dedicate e monitoraggi mirati. Le signore utilizzano infatti più farmaci degli uomini, con uno scarto del 10% (Rapporto Osmed). Ed è di gran lunga superiore nelle donne (fino al 50% secondo stime internazionali) anche il rischio di effetti indesiderati. Per questo l’Aifa ha voluto dare una spinta all’approccio di genere prevedendo nel Bando 2016 per la Ricerca Indipendente una tematica specifica per la quale sono stati presentati 48 protocolli di studio, dalle patologie specifiche di genere alla valutazione di terapie “universali”.

I primi buoni risultati di una politica di prevenzione si raccolgono in oncologia, ma si potrebbe fare molto di più con una maggiore adesione ai programmi di screening. «Nel 2016 i tumori hanno colpito 176.200 italiane, e oggi 1 milione e 700mila donne – spiega una nota dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) – vivono dopo la diagnosi». Le percentuali di guarigione sono in costante aumento, infatti il 63% delle italiane colpite può affermare di aver sconfitto la malattia. E in una delle neoplasie femminili più frequenti, quella del seno, questi tassi raggiungono l’85%. «Oggi abbiamo a disposizione anni efficaci per affrontare la malattia ma è essenziale migliorare l’adesione agli screening anti-cancro – spiega Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom. Nel 2015 sono state invitate circa 1,7 mln di italiane a eseguire la mammografia, ma solo il 55% ha aderito. Preoccupa in particolare la differenza fra Nord (63%), Centro (56%) e Sud (36%)».

E ampi spazi di miglioramento si registrano anche nell’adesione al Pap-test per l’individuazione del tumore della cervice uterina, uno dei più frequenti nelle giovani donne (under 50), al 5° posto con 2.300 nuove diagnosi stimate nel 2016 in Italia. «Nel 2015 sono state invitate a eseguire l’esame – spiegano gli oncologi – poco più di 1,6 mln di donne, ma ha aderito solo il 39,8%. Per la prima volta dal triennio 2008-2010 l’adesione è scesa, seppure di poco, sotto il 40%». Alcuni programmi di screening hanno sostituito il Pap-test con il test Hpv (Human Papilloma Virus) a seguito della pubblicazione delle raccomandazioni del Ministero della Salute nel Piano Nazionale della Prevenzione 2010-2012. Numerosi studi infatti hanno evidenziato una maggiore sensibilità del test Hpv nell’individuazione di lesioni tumorali rispetto al Pap-test. «Il nostro Paese, primo in Europa insieme all’Olanda – continua Pinto – ha deciso di innovare questo programma di prevenzione dando indicazione ai decisori regionali di spostarsi verso l’Hpv come test primario dello screening cervicale. E un cambiamento che sta progressivamente prendendo piede: nel 2015, 49 programmi di screening hanno utilizzato la ricerca del Dna di tipi “ad alto rischio” di papillomavirus umano come test primario di screening. La proporzione di donne invitate allo screening con questo esame è ora del 16%, quasi doppia rispetto al 2012. L’adesione è stata del 50,1%, superiore a quella generale all’invito allo screening».

Fari puntati anche sugli stili di vita, che tra le donne stanno peggiorando sul doppio fronte alcol e fumo, importanti fattori di rischio oncologico e non solo. Il vizio delle sigarette è sempre più al femminile: «Anche se questa abitudine è più diffusa negli uomini (33%) – conclude Pinto – va comunque evidenziato che, nel complesso, il 23% delle italiane è fumatore abituale. Infatti tra il 1999 e il 2011 l’incidenza del carcinoma del polmone è diminuita del 20,4% tra gli uomini, mentre è aumentata del 34% nelle donne».

Un contatto con il fumo che avviene sempre più precocemente: «Il 20% delle persone – ricorda Sara Ramella, responsabile di Uos Radioterapia oncologica, Università Campus biomedico di Roma – inizia a firmare tra i 15 e i 20 anni». Servono quindi azioni ad ampio spettro di contrasto al tabagismo, soprattutto nelle scuole. «Intervenire in età precoce con un’informazione mirata già dagli ultimi anni delle elementari e nella scuola media – conclude Ramella – equivale a un vaccino contro il fumo».

Ma una crescente fragilità femminile si evidenzia anche sull’alcol. Come confermato dall’Iss nel recente Alcohol prevention day: sempre più donne bevono fuori pasto e si dichiarano binge drinker (il 3,1%). Il 6,5% delle donne ha dichiarato nel 2015 di aver ecceduto nel consumare bevande alcoliche, il 17,7% beve fuori pasto e il 9% delle donne sono bevitrici a rischio di danni alla salute, in aumento rispetto all’8,2% registrato nell’anno precedente.

 

Di Rosanna Magnano