Rassegna stampa

E il Ssn andò in attivo di 312 milioni

Funziona la cura del sistema ma guardia alta sull’equità dell’accesso

Da Il Sole24 ORE sanità del 4-7-2017

Il bilancio del Ssn “tiene botta” nel 2016. Un anno difficile, tra le ripercussioni politiche del referendum di dicembre scorso, il pressing sui vaccini e l’asfissiante spending review, in cui ministero e Regioni sono riusciti comunque a far quadrare i conti. Anzi, a ricavare addirittura un avanzo di bilancio di 312 milioni. Un “tesoretto”, tuttavia, specificano i magistrati contabili, già redistribuito tra gli enti locali.

Prosegue, dunque, lo sforzo di razionalizzazione della spesa pubblica sanitaria anche se restano le difficoltà ad aggredire le voci di spesa ad alta criticità, come quelle legate alla farmaceutica, nonché ad estirpare la corruzione che, secondo il presidente della Corte dei conti, Arturo Martucci di Scarfizzi «resta devastante». Ovviamente non solo nel comparto della sanità.

C’è comunque ottimismo nel Rendiconto generale dello Stato 2016, secondo il quale «i risultati della gestione contabile si attestano su un sostanziale equilibrio che lasciano supporre una raggiunta, generale condizione di stabilità del sist-ma». Secondo la Corte dei conti, infatti, è migliorato il trend delle Regioni in Piano di rientro (anche se peggiorano i conti delle Regioni non in Piano) e si sono ridotti i costi legati al personale, nonché all’acquisto di beni e servizi determinando cosi l’attivo di 312 milioni. In termini globali la spesa sanitaria si attesta a 115,835 miliardi di euro (116,147 il finanziamento totale del Ssn), in crescita dell’1,1% rispetto al 2015, con una spesa procapite di 1.907 curo (in leggero aumento rispetto a 1.887 del 2015 e 1.880 del 2014) ma ancora distante dalla media europea di 3mila euro, con punte di 4mila per la Germania.

«La revisione in atto dell’intero sistema – spiega il procuratore generale Claudio Galteri – oltre ad assicurare migliorati Lea, non può che promuovere la consapevolezza generale del costo delle prestazioni, assistenziali e farmaceutiche, consentendo una richiesta più appropriata ed evitando che livelli di compartecipazione troppo elevati generino uno spostamento dell’utenza della sanità pubblica verso quella privata, così da far risaltare un divario sociale già evidente nella sua generalità».

Acquisti di beni e servizi. Se il costo totale per le risorse umane è leggermente diminuito (-0,6%), quello dei beni e servizi continua nel suo percorso in controtendenza, passando da 38,749 mld a 39,715 mld, in barba ai prezzi fissati che avrebbero dovuto fungere da punto di riferimento per il settore. «Questa crescita -spiega la Corte dei conti – è influenzata dai prodotti farmaceutici, soprattutto quelli innovativi e ai dispositivi medici, mentre un leggero decremento si è registrato per i combustibili e i prodotti informatici».

Per quanto riguarda la distribuzione territoriale della spesa, il maggior volume di costi è in Lombardia, Lazio, Emilia Romagna, Campania, Sicilia, Veneto e Piemonte. Rispetto al 2015 alcune regioni hanno presentato sostanziali aumenti, come la Campania (+17,4%), la Calabria (+15,2%) la Sicilia (+12,0%), la Lombardia (+13,0%), la Liguria (+11,2%) e la Valle d’Aosta (+10,9%). Tra i tagli di spesa spicca il Piemonte (-0,8%), ove si è registrata una diminuzione sostanzialmente generalizzata tra i comparti, ma anche Molise (-3%), Valle d’Aosta (-1,5%) e Trento (-1,4%).

Farmaceutica convenzionata. Nel 2016 si registra l’andamento di riduzione dei costi per la farmaceutica convenzionata, già evidenziato negli anni precedenti che ha fatto registrare una spesa di 8,089 miliardi, con un leggero risparmio, rispetto al 2015 dello 0,1 %. Per quanto riguarda la distribuzione territoriale della spesa, i maggiori costi si sono evidenziati in Lombardia, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia; i minori, in valore assoluto, in Valle d’Aosta, nella Provincia autonoma di Bolzano e in Molise. Rispetto al 2015, molte regioni hanno proseguito nell’opera di diminuzione della spesa, a eccezione della Lombardia (+3,2%) e di Bolzano (+0,1 %) che hanno fatto registrare un aumento, in valore assoluto, mentre le diminuzioni più evidenti si sono registrate in Valle d’Aosta (-8, 7% ), Puglia e Sicilia (-8,2%), Liguria (-7,9%), Trento (-7,3%). Nelle altre si registrano decrementi inferiori, tra lo 0,5% ed il 3%.

«I risultati dell’ultimo quinquennio – spiega la Corte dei Conti – dimostrano come la spesa farmaceutica rappresenti un elemento essenziale nell’opera di contenimento: se da un lato la diminuzione sembra potersi attribuire all’acquisto di medicinali nell’assistenza convenzionata, dall’altro si è assistito a un incremento degli acquisti dei farmaci da parte delle strutture pubbliche (sia come somministrazione diretta che come distribuzione). Contribuiscono all’incremento, il costo dei farmaci innovativi e la non risolta questione dei payback farmaceutici».

Assistenza ospedaliera accreditata. Si conferma, in rapporto col biennio precedente, sostanzialmente stabile la spesa per l’assistenza ospedaliera accreditata (7,5% nella composizione del comparto), con un valore assoluto di 8,778 miliardi, appena superiore a quello dell’anno precedente (8,757 miliardi). Per quanto riguarda la distribuzione territoriale della spesa dell’aggregato, i maggiori costi si sono concentrati, come negli anni scorsi, in Lombardia, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia (che, considerate insieme, raggiungono il 66% del totale). I minori costi (in valori assoluti per evidenti ragioni demografiche) sono, invece, in Valle d’Aosta e Basilicata anche se, in termini percentuali, la Valle d’Aosta ha fatto registrare un aumento dell’11,1%. Le altre regioni che hanno fatto registrare i maggiori aumenti sono state la Liguria (+7, 1%, che conferma la tendenza all’aumento, lo scorso anno è stato del 6%), l’Abruzzo (+4,7%, che conferma il precedente trend +4,12%) e la provincia di Trento (+3,2%). Quasi tutte le altre regioni hanno fatto registrare valori con modesti aumenti, tra lo 0,7% (Piemonte) e il 2,4%, (Veneto) ma sostanzialmente invariati rispetto all’anno precedente.

Medicina generale e convenzionata. Questa voce di spesa si è sostanzialmente attestata sugli stessi valori, assoluti e percentuali, del 2015 (6,62 mld rispetto a 6,61 mld del 2015, pari ad un’incidenza del 5,7% delle complessive voci di spesa), la stessa dell’ultimo triennio. Per quanto riguarda la distribuzione territoriale della spesa, i costi sono stati registrati come stabili o addirittura, per la maggior parte, in regresso. Il Molise (-1,2%) e la Sardegna (-1%) hanno fatto registrare la diminuzione più significativa mentre lievemente in aumento sono risultate la Campania (0,7%), il Veneto (+0,6%). Sostanzialmente invariata la spesa nelle altre regioni.

Altra assistenza convenzionata e accreditata. Compongono la voce le altre prestazioni assistenziali a carico del Ssn, diverse da quelle assistenziali correntemente intese e, per la maggior parte, le cure termali e quelle destinate alle categorie sociali più deboli (anziani, disabili, tossicodipendenti, alcolisti, psicolabili ecc.). Il costo totale per il 2016 è di 7,729 miliardi (7,681 nel 2015 e 7,349 nel 2014), che evidenzia un’incidenza in costante crescita non solo in valori assoluti ma anche in termini percentuali, passando dal 6,3% del 2014, al 6,6% del 2015, per attestarsi al 6,8% nel 2016 (quinta voce nell’aggregato di spesa). Per la Corte dei conti questo avviene «da un lato per la circostanza positiva del prolungamento della vita media e, dall’altro, per l’impoverimento sensibile della stessa popolazione, con un aumento complessivo della domanda assistenziale da parte delle classi sociali più deboli».

La spesa specialistica convenzionata e accreditata In ripresa, rispetto al risultato 2015 (aveva fatto registrare un valore in diminuzione dello 0,4% rispetto al 2014), anche questa voce di spesa che nel 2016 è di 4,604 miliardi, rispetto a 4,553 miliardi del 2015 (mentre nel 2014 era stata di 4,572 miliardi, con incidenza percentuale, però, sostanzialmente stabile, pari al 3,9% del comparto. La spesa concerne le prestazioni per assistenza specialistica convenzionata di vario tipo (Sumai, ospedali classificati, istituti di cura e ricovero a carattere scientifico privati e altri operatori privati accreditati). Per quanto riguarda la ripartizione territoriale, i maggiori costi si sono registrati in Lombardia, seguita dalla Campania, dalla Sicilia, dal Lazio che, unite fra loro, rappresentano il 60% dell’intera spesa nazionale per il settore. Sotto il profilo percentuale, infatti, la differenziazione fra aree territoriali si presenta particolarmente accentuata: si va dagli incrementi meno sostenuti rispetto al 2015 della P.A. di Bolzano (+10,9%), Emilia Romagna (+5,6%) e Umbria (+3,5%) alle diminuzioni della Valle d’Aosta (-14,8), del Molise (-13,8%), del Friuli V. G. (-6,8%), dell’Abruzzo (-6,6%) del Piemonte (-6,0%).

La spesa riabilitativa accreditata. In controtendenza, rispetto all’andamento dell’ultimo biennio quando aveva fatto registrare un valore percentuale di -3,9% rispetto al 2014 e di -2,5% rispetto al 2013, nel 2016 rispetto a12015 si è avuto un aumento percentuale di +2,2%. Nel 2016 la spesa complessiva è stata di 1,775 miliardi, a fronte di una spesa di 1,758 miliardi nel 2014. Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, i maggiori costi si sono concentrati in Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte, Sicilia e Puglia. Rispetto all’anno precedente, aumentano la percentuale di spesa Trento (+4,3%), il Molise (+5,4%), la Sicilia (+4,5%). Tutte le altre regioni hanno fatto registrare diminuzioni: tra esse, quelle più significative sono in Friuli V.G. (-79,7%), in Lombardia (-13,7%), e Puglia (-5%).

Integrativa e protesica convenzionate e accreditata. L’andamento di questa voce presenta una conferma di crescita nella spesa del 2016, rispetto all’anno precedente (e ancora di più rispetto al 2014, quando aveva fatto registrare una contrazione dello 0,6%). Il valore è di 1,894 miliardi, che rappresenta, nell’aggregato, un’incidenza di 1,6%, con un aumento di 0,9% rispetto all’anno precedente. Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, l’importo maggiore è nel Molise (+ 14,9%), seguito da Friuli V.G. (+6,2%), Marche (+5,7%) ed Emilia Romagna (+3,5%) mentre con segno contrario si allocano P.A. Bolzano (-2,7%), P.A. Trento (-10,0%), Friuli V.G. (-6,2%), Valle d’Aosta (-5,9%).

Di Ernesto Diffidenti