Rassegna stampa

Ema, le capitali del Nord insidiano la sede a Milano

Avanzano Amsterdam, Copenaghen e Stoccolma

Da Il Sole24 ORE del 18-10-2017

È una partita ancora apertissima quella sul futuro di due agenzie comunitarie chiamate a traslocare da Londra per via della scelta britannica di lasciare l’Unione. Ieri, in Lussemburgo, i Ventisette hanno dibattuto delle diverse candidature, tra cui quella di Milano che ambisce ad ospitare l’Agenzia europea del Farmaco (Ema). I governi nazionali stanno facendo intensa lobby per ottenere i voti necessari in vista di uno scrutinio previsto alla fine di novembre a Bruxelles.

Diciannove paesi si sono candidati a ospitare l’Ema, mentre otto hanno presentato candidatura per ottenere l’Autorità bancaria europea (Eba). In settembre, la Commissione europea ha presentato una propria valutazione delle diverse candidature, rimanendo però attuale. Il dibattito trai ministri per gli affari europei ha mostrato una divisione tra chi sostiene le candidature tecnicamente forti e chi invece è a favore del rispetto di un equilibrio geografico nell’Unione.

I governi hanno approfittato del dibattito per auto-promuoversi. I paesi che hanno candidature tecnicamente solide (tra le altre per l’Ema Amsterdam, Copenhagen, Milano e Stoccolma) hanno ricordato l’importanza che la nuova sede possa garantire la continuità dell’attività fin dal primo giorno dopo il trasloco da Londra. Mentre Amsterdam ha sottolineato che un sondaggio dei dipendenti Ema la vede favorita, Dublino ha notato la vicinanza geografica con Londra.

«Milano è una candidatura tra le più competitive», ha detto alla stampa il sottosegretario agli affari europei Sandro Gozi, se a essere privilegiata sono la continuità dell’attività e la buona gestione del mercato unico. L’uomo politico ha precisato che la gara è «molto difficile», rifiutandosi di dire con chi avesse avuto contatti pur di assicurare voti alla città italiana. A margine dell’incontro, il ministro degli Esteri greco Georgios Katrougalos ha assicurato ieri che Atene è pronta a votare Milano.

In compenso, i paesi più piccoli e periferici – da Cipro agli Stati dell’Est – hanno chiesto il rispetto di una regola che difende l’equa distribuzione delle agenzie comunitarie sul territorio europeo. L’Ema «certa-mente deve venire» a Bratislava «perché abbiamo fatto ciò che avevamo promesso, presentando una proposta molto buona e competitiva», ha dichiarato il ministro per gliaffari europei slovacco Ivan Korcok, notando che il suo paese è uno di cinque che non ospita alcuna agenzia europea.

Ciò detto, non vi sono alleanze chiare. Neppure i paesi dell’allargamento possono dirsi compatti, a favore di una scelta o dell’altra. Durante la discussione di ieri, la Francia e la Germania hanno sponsorizzato le loro due candidature: le tedesche Bonn e Francoforte e le francesi Lilla e Parigi (rispettivamente per l’Ema e l’Eba). La partita è aperta anche perché la selezione avverrà a voto segreto e la Commissione ha preferito non prendere posizione (ieri la Svezia ha criticato l’analisi di Bruxelles).

Nel corso della procedura, fissata per il 20 novembre, ogni Paese avrà diritto a sei voti. Nella prima tornata di votazione, ogni governo darà tre voti alla sua prima scelta, due voti alla seconda, e un voto alla terza. Per essere selezionata, la sede dovrà ottenere tre voti da almeno 14 Paesi su 27. In caso contrario, le tre città più votate avranno accesso a una seconda tornata. In questo secondo caso, i Paesi avranno un voto ciascuno. Vince chi ottiene almeno 14 voti su 27.

«Non sono né ottimista né pessimista – ha commentato ancora il sottosegretario Gozi – ma determinato a portare avanti la candidatura di Milano». Il sistema scelto per la decisione, secondo Sandro Gozi, «rende difficile sia la costruzione di alleanze sia far emergere le candidature migliori secondo i criteri tecnici. Noi ce la metteremo tutta per Milano e per una buona scelta nell’interesse del mercato unico e dell’Unione europea. Le buone scelte – ha aggiunto – si contano sulle dita di una mano».

Di Beda Romano