Rassegna stampa

Il rapporto AIOM sullo stato dell’oncologia in Italia: rassegna stampa

 

Tumori, solo il 4,2 per cento della spesa sanitaria investita in prevenzione

Il presidente AIOM Carmine Pinto: «Oggi il cancro è potenzialmente la più curabile e prevenibile delle patologie croniche. Chiediamo alle Istituzioni di definire una strategia unitaria contro la malattia. Per diminuire i nuovi casi e le morti»

Da CORRIERE DELLA SERA.it del 27-4-2017

Scongiurare il cancro non dipende solo da noi, ma ognuno può fare molto. Scienziati e ricercatori lo ripetono da tempo: 4 casi di tumore su 10 possono essere evitati seguendo uno stile di vita sano, anche se un ruolo lo hanno le mutazioni casuali dei geni. E in questi tempi di crisi economica, per i singoli e la collettività, non ammalarsi è anche un «affare»: secondo le stime presentate oggi dall’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) al Senato, un euro investito in prevenzione genera infatti un risparmio nelle cure mediche pari a 2,9 euro.

Senza considerare naturalmente il risparmio in termini di ansia per i diretti interessati, che devono comunque affrontare poi costi economici di vario genere: dalle migrazioni sanitarie per farsi curare (ogni anno 800mila italiani cambiano regione per le terapie oncologiche) alla diminuzione del reddito per cambi obbligati sul lavoro, solo per fare degli esempi.

Più prevenzione per risparmiare 7,6 miliardi di euro. In Italia nel 2016 sono stati registrati 365.800 nuovi casi di tumore, circa 1.000 ogni giorno: il 40 per cento (circa 146mila casi ogni anno) potrebbe essere evitato grazie agli stili di vita sani, all’applicazione delle normative per il controllo dei cancerogeni ambientali, all’implementazione degli screening. «Il cancro rappresenta la patologia cronica su cui le campagne di prevenzione mostrano i maggiori benefici – ha sottolineato Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM, durante l’incontro tenutosi al Senato per presentare il Rapporto sullo “Stato dell’oncologia in Italia 2017” -. Ma serve più impegno in questa direzione. In Italia per la prevenzione si spendono 5 miliardi di euro (2014), pari al 4,22 per cento della spesa sanitaria totale: il tetto programmato stabilito nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) invece è del 5 per cento. È stato dimostrato che, se la spesa in prevenzione raggiungesse il livello previsto dai LEA, l’incidenza della spesa sanitaria pubblica sul PIL scenderebbe dal 9,2 all’8,92 per cento, con un risparmio di 7,6 miliardi di euro. Risorse che potrebbero essere utilizzate per migliorare l’accesso di tutti alle terapie innovative. Oggi infatti ad armi efficaci come la chemioterapia, la radioterapia e la chirurgia si sono aggiunte le terapie a bersaglio molecolare e l’immunoterapia, permettendo di migliorare la sopravvivenza e garantendo una buona qualità di vita».

Diminuire il numero di nuovi casi, fa calare i morti e migliora la vita ai malati.
«I nostri obiettivi – prosegue Pinto – vanno in quattro direzioni: diminuzione dell’incidenza e della mortalità per cancro, miglioramento della qualità di vita dei pazienti e istituzione delle reti oncologiche regionali che oggi sono completamente attive solo in Piemonte, Lombardia, Toscana, Umbria, Veneto e nella Provincia Autonoma di Trento. Le reti rappresentano il modello per garantire in tutto il nostro Paese l’accesso a diagnosi e cure appropriate e di qualità, per razionalizzare risorse, professionalità e tecnologie, e per arginare il fenomeno preoccupante delle migrazioni sanitarie: ogni anno infatti quasi un milione di italiani colpiti dal cancro è costretto a cambiare Regione per curarsi. Servono un programma ed una regia unitaria, elemento cardine del “Patto contro il cancro” fra clinici e Istituzioni». «L’AIOM da tempo realizza progetti di sensibilizzazione della popolazione – aggiunge Giordano Beretta, segretario nazionale dell’associazione: quest’anno abbiamo lanciato il primo Festival della prevenzione e innovazione in oncologia con un motorhome che tocca 16 città per spiegare ai cittadini il nuovo corso della lotta ai tumori. Prosegue la seconda edizione di Meglio Smettere con testimonial la campionessa di tennis Flavia Pennetta e l’allenatore della Juventus Massimiliano Allegri: l’obiettivo è far capire agli studenti delle scuole medie inferiori e superiori tutti i danni provocati dal fumo di sigaretta».

3 milioni di italiani vivi dopo una diagnosi di tumore.
Stile di vita e ambiente rappresentano un fattore determinante per i tumori. Le buone regole (per contrastare l’idea sbagliata che dipendano dalla sfortuna) sono poche e semplici: non fumare, seguire la dieta mediterranea (e bere pochi alcolici), tenere sotto controllo il peso, fare regolarmente attività fisica. E poi aderire agli screening per la diagnosi precoce che, insieme alle nuove terapie, hanno portato a un progressivo miglioramento della sopravvivenza dei malati: «Oggi sei pazienti italiani su 10 sono vivi 5 anni dopo la diagnosi – dice Pinto -. E nel complesso sono più di 3 milioni gli italiani che hanno avuto un’esperienza oncologica, quasi il 5 per cento della popolazione». Di fronte a numeri così importanti non si può non fare i conti con l’impatto che i tumori hanno anche sulla collettività del Sistema Sanitario Nazionale: «Gli oncologi italiani sono sempre più attenti al valore dei trattamenti e alle esigenze di razionalizzazione delle risorse – aggiunge il presidente Pinto -. Nel 2015 infatti la spesa per i farmaci anticancro è stata pari a 4 miliardi e 175 milioni, con un incremento del 7,1% rispetto al 2014. L’aumento è stato inferiore rispetto al biennio precedente (+9,6%), quando queste uscite erano passate da 3 miliardi e 557 milioni di euro (2013) a 3 miliardi e 899 milioni (2014). Un passo in avanti importante è stato rappresentato lo scorso ottobre dall’istituzione per la prima volta da parte del Governo di un Fondo di 500 milioni di euro destinato ai farmaci oncologici innovativi. Una decisione importante che richiede, nell’aderenza ai criteri di innovatività elaborati recentemente dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), una modalità di accesso e gestione su base nazionale».

di Vera Martinella


Cancro: “Un risparmio di 7,6 miliardi di euro con più prevenzione”

In Italia solo il 4,2% della spesa è destinato alla prevenzione. Eppure è stato calcolato che se si raggiungesse il livello del 5% previsto dai Lea, l’incidenza della spesa sanitaria pubblica sul Pil scenderebbe dal 9,2% all’8,92%. Sono alcuni dei dati emersi dal Rapporto sullo Stato dell’oncologia in Italia 2017 presentato oggi in Senato

Da la Repubblica.it del 27-4-2017

Il 55% degli uomini e il 63% delle donne non moriranno a causa del tumore nei cinque anni successivi alla diagnosi. Stando agli ultimi dati diffusi dall’Aiom, la sopravvivenza in Italia continua ad aumentare nonostante gli investimenti in prevenzione restino sotto la soglia indicata dai Livelli essenziali di assistenza. Attualmente, infatti, si spendono appena 5 miliardi di euro (2014), pari al 4,22% della spesa sanitaria totale: il tetto programmato stabilito nei Lea invece è del 5%. Gli oncologi chiedono alle Istituzioni un programma ed una regia unica nazionale contro il cancro, che garantiscano una strategia unitaria per combattere la malattia a 360°: dalla prevenzione, alle terapie, alla riabilitazione, all’accompagnamento di fine vita, all’umanizzazione dell’assistenza, alla ricerca. L’appello è stato lanciato oggi dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) riuniti al Senato per la presentazione del “Rapporto sullo “Stato dell’oncologia in Italia 2017”.

Più risparmi per tutti. Il cancro rappresenta la patologia cronica su cui le campagne di prevenzione mostrano i maggiori benefici. “Ma serve più impegno in questa direzione” ha affermato Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom. “È stato dimostrato che se la spesa in prevenzione raggiungesse il livello del 5% previsto dai Lea, l’incidenza della spesa sanitaria pubblica sul Pil scenderebbe dal 9,2% all’8,92%, con un risparmio di 7,6 miliardi di euro. Risorse che potrebbero essere utilizzate per migliorare l’accesso di tutti alle terapie innovative. Oggi, infatti, ad armi efficaci come la chemioterapia, la radioterapia e la chirurgia si sono aggiunte le terapie a bersaglio molecolare e l’immunoterapia, permettendo di migliorare la sopravvivenza e garantendo una buona qualità di vita”. Investire in prevenzione premia tantissimo quando si tratta di salute.

Infatti, è stato calcolato che un euro investito in prevenzione genera un risparmio nelle cure mediche pari a 2,9 euro. Un calcolo che si applica anche all’oncologia visto che ben il 40% dei casi di tumore (146mila diagnosi ogni anno in Italia) potrebbe essere evitato grazie agli stili di vita sani, all’applicazione delle normative per il controllo dei cancerogeni ambientali, all’implementazione degli screening. In una parola attraverso la prevenzione, intesa come molto più di una parola astratta ma come programmi ben definiti da applicare in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale.

La sostenibilità economica. Nel nostro Paese sono stati registrati 365.800 nuovi casi di tumore, circa 1.000 ogni giorno. Ma la buona notizia è che la sopravvivenza a 5 anni dei pazienti è progressivamente migliorata, grazie al successo dei programmi di screening, all’approccio multidisciplinare e alle terapie innovative, superando il 60% (55% nei maschi, 63% nelle femmine, con un miglioramento rispettivamente del 18% e del 10% rispetto a 10 anni fa). Oggi le due neoplasie più frequenti, il tumore della prostata negli uomini e quello della mammella nelle donne, presentano sopravvivenze a 5 anni che si avvicinano al 90%, con percentuali ancora più elevate per i tumori diagnosticati in stadio precoce. “Ciò ha comportato un aumento dei cittadini che vivono dopo la diagnosi di tumore: sono più di 3 milioni, quasi il 5% della popolazione” ha spiegato Pinto. Vivere più a lungo significa dover garantire cure a più pazienti e per più tempo. Come affrontare la questione della sostenibilità economica? Gli oncologi italiani sono sempre più attenti al valore dei trattamenti e alle esigenze di razionalizzazione delle risorse. Nel 2015, infatti, la spesa per i farmaci anticancro è stata pari a 4 miliardi e 175 milioni, con un incremento del 7,1% rispetto al 2014. L’aumento è stato inferiore rispetto al biennio precedente (+9,6%), quando queste uscite erano passate da 3 miliardi e 557 milioni di euro (2013) a 3 miliardi e 899 milioni (2014). “Un passo in avanti importante” ha proseguito Pinto “è stato rappresentato lo scorso ottobre dall’istituzione per la prima volta da parte del Governo di un Fondo di 500 milioni di euro destinato ai farmaci oncologici innovativi. Una decisione importante che richiede, nell’aderenza ai criteri di innovatività elaborati recentemente dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), una modalità di accesso e gestione su base nazionale”.

Un lavoro di team. Un ruolo rilevante nell’aumento delle guarigioni va attribuito, oltre che alle nuove terapie, al miglioramento dei trattamenti multidisciplinari (che coinvolgono cioè molti specialisti), con l’oncologo che agisce come un autentico “costruttore di ponti” tra specialità differenti. “In questa fase” ha sottolineato Giordano Beretta, segretario nazionale Aiom “è indispensabile definire per la prima volta formalmente ruoli, funzioni e prerogative dei professionisti che intervengono nell’assistenza del paziente oncologico. Tutto questo con la finalità di garantire le migliori cure sul territorio nazionale nel rispetto delle linee guida, l’appropriatezza in tutto il percorso terapeutico e l’utilizzo razionale delle risorse tecnologiche e professionali, evitando sovrapposizioni e sprechi”. Sono presenti in Italia oltre 300 oncologie mediche, il 70% è costituito da strutture complesse e il rimanente 30% è diviso tra strutture semplici dipartimentali e strutture semplici, anche se con una disomogenea distribuzione sul territorio (la maggior parte è concentrata al Nord).

Il 40% ha una struttura dedicata alle sperimentazioni cliniche, anche se le figure professionali di data manager e di infermiere di ricerca mancano ancora di un compiuto inquadramento normativo e sono caratterizzate da elevata precarietà. Inoltre, il 77% è dotato di una Unità Farmaci Antiblastici (UFA), il 77% di un’attività di psico-oncologia e il 57% di hospice e assistenza domiciliare, con ancora più marcate difformità a livello nazionale.

Umanizzazione delle cure. E’ ormai riconosciuto che un’assistenza oncologica ottimale deve integrare le cure psicosociali al trattamento abituale contro il tumore, individuando precocemente e intervenendo sulle conseguenze psicologiche e sui bisogni sociali. “In quest’ambito” ha dichiarato Rodolfo Passalacqua, responsabile scientifico del progetto HuCare “nonostante l’esistenza di linee guida che raccomandano interventi per l’assistenza psicosociale in oncologia, molti pazienti che trarrebbero beneficio da questi interventi in realtà non li ricevono. Con questa consapevolezza Aiom ha promosso da alcuni anni un programma di implementazione per l’umanizzazione dell’assistenza ai malati di cancro (il Progetto HuCare), attuato in molte oncologie italiane, che ha dimostrato la fattibilità di questa strategia”. “Per rafforzare e diffondere questo Progetto” ha concluso Pinto “Aiom ha aperto a Milano, unica esperienza in Europa, una Scuola per l’Umanizzazione in Oncologia”.

Ancora poca prevenzione. Dunque, si vive più a lungo e tutto sembra far pensare che il cancro non sia più una malattia da cui non si guarisce. Eppure in Italia per la prevenzione si spendono appena 5 miliardi di euro (2014), pari al 4,22% della spesa sanitaria totale: il tetto programmato stabilito nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) invece è del 5%. Gli oncologi chiedono alle Istituzioni un programma ed una regia unica nazionale contro il cancro, che garantiscano una strategia unitaria per combattere la malattia a 360°: dalla prevenzione, alle terapie, alla riabilitazione, all’accompagnamento di fine vita, all’umanizzazione dell’assistenza, alla ricerca. Il cancro rappresenta la patologia cronica su cui le campagne di prevenzione mostrano i maggiori benefici. “Ma serve più impegno in questa direzione” ha affermato Carmine Pinto. “È stato dimostrato che se la spesa in prevenzione raggiungesse il livello del 5% previsto dai Lea, l’incidenza della spesa sanitaria pubblica sul Pil scenderebbe dal 9,2% all’8,92%, con un risparmio di 7,6 miliardi di euro. Risorse che potrebbero essere utilizzate per migliorare l’accesso di tutti alle terapie innovative. Oggi, infatti, ad armi efficaci come la chemioterapia, la radioterapia e la chirurgia si sono aggiunte le terapie a bersaglio molecolare e l’immunoterapia, permettendo di migliorare la sopravvivenza e garantendo una buona qualità di vita”.

I progetti Aiom. Gli esempi di come declinare la prevenzione in modo concreto non mancano.

L’Associazione Italiana di Oncologia Medica da tempo realizza progetti di sensibilizzazione: “Quest’anno” ha proseguito Pinto abbiamo lanciato il primo ‘Festival della prevenzione e innovazione in oncologia’ con un motorhome che tocca 16 città per spiegare ai cittadini il nuovo corso della lotta ai tumori. Prosegue la seconda edizione di ‘Meglio Smettere’ con testimonial la campionessa di tennis Flavia Pennetta e l’allenatore della Juventus Massimiliano Allegri: l’obiettivo è far capire agli studenti delle scuole medie inferiori e superiori tutti i danni provocati dal fumo di sigaretta. E promuoviamo ‘Non avere TUTimore’, campagna di sensibilizzazione sul carcinoma della vescica rivolta agli over 50”.

Le reti oncologiche. Tra gli obiettivi dell’Aiom c’è anche l’istituzione e l’effettiva implementazione delle reti oncologiche regionali: “Oggi sono completamente attive solo in Piemonte, Lombardia, Toscana, Umbria, Veneto e nella Provincia Autonoma di Trento” ha chiarito Pinto. “Le reti rappresentano il modello per garantire in tutto il nostro Paese l’accesso a diagnosi e cure appropriate e di qualità, per razionalizzare risorse, professionalità e tecnologie, e per arginare il fenomeno preoccupante delle migrazioni sanitarie: ogni anno infatti quasi un milione di italiani colpiti dal cancro è costretto a cambiare Regione per curarsi. Servono un programma ed una regia unitaria, elemento cardine del ‘Patto contro il cancro’ fra clinici e Istituzioni”.

I numeri del cancro. Si stima che nel 2016, in Italia, siano stati diagnosticati 365.800 nuovi casi di tumore, di cui 189.600 (54%) negli uomini e 176.200 (46%) nelle donne. Complessivamente nel nostro Paese ogni giorno circa 1.000 persone ricevono una nuova diagnosi di tumore. Per quanto riguarda l’incidenza, il tumore più frequente in Italia, nel totale di uomini e donne, risulta quello del colon-retto con circa 52.000 nuove diagnosi stimate per il 2016 (29.500 uomini e 22.900 donne), seguito dal tumore della mammella con circa 50.000 nuovi casi; seguono il tumore del polmone con oltre 41.000 nuovi casi (27.800 uomini e 13.500 donne), della prostata con 35.000 nuove diagnosi e della vescica con circa 26.600 nuovi casi (21.400 tra gli uomini e 5.200 tra le donne). Per quanto riguarda la mortalità, i dati dell’Istituto nazionale di statistica (Istat) indicano per il 2013 (ultimo anno disponibile) in Italia 176.217 decessi attribuibili a tumore, 1.134 in meno rispetto al 2012. I tumori sono la seconda causa di morte (29% di tutti i decessi) dopo le malattie cardiocircolatorie (37%). Nel sesso maschile, tumori e malattie cardio-circolatorie causano approssimativamente lo stesso numero di decessi (34%) mentre nel sesso femminile il peso delle malattie cardio-circolatorie è più rilevante rispetto ai tumori (40% vs 25%). Si può affermare che, mediamente, ogni giorno oltre 485 persone muoiono in Italia a causa di un tumore. Il tumore che ha fatto registrare nel 2013 il maggior numero di decessi in Italia è quello al polmone (33.483), seguito da colon-retto (18.756), mammella (12.072), pancreas (11.201), stomaco (9.595) e prostata (7.203).

di Irma D’Aria


Tumori, Aiom: «La prevenzione vale 7,6 mld di risparmi in sanità». Lorenzin: «Basta disparità regionali e sì alla tobacco-tax»

Da Il Sole24 ORE.com del 27-4-2017

Un euro investito in prevenzione genera un risparmio nelle cure mediche pari a 2,9 euro. Il 40% dei casi di tumore (146mila diagnosi ogni anno in Italia) potrebbe essere evitato grazie agli stili di vita sani, all’applicazione delle normative per il controllo dei cancerogeni ambientali, all’implementazione degli screening. In Italia per la prevenzione si spendono 5 miliardi di euro (2014), pari al 4,22% della spesa sanitaria totale: il tetto programmato stabilito nei Livelli Essenziali di Assistenza invece è del 5%.

Gli oncologi chiedono alle istituzioni un programma ed una regia unica nazionale contro il cancro, che garantiscano una strategia unitaria per combattere la malattia dalla prevenzione, alle terapie, alla riabilitazione, all’accompagnamento di fine vita, all’umanizzazione dell’assistenza, alla ricerca, in grado così di incidere a 360 gradi sull’impatto di questa patologia nel nostro Paese. L’appello è lanciato oggi dall’Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) al Senato nel Rapporto sullo “Stato dell’oncologia in Italia 2017”. Alla presentazione del Report è intervenuta la ministra della Salute Beatrice Lorenzin che ha sottolineato due aspetti: le differenze regionali e il sì alla tassa sul tabacco, un cavallo di battaglia degli oncologi. «La disparità di accesso alle cure e alla diagnostica per i tumori tra le varie Regioni non può continuare – ha spiegato Lorenzin – Non possiamo permettere queste differenziazioni poiché si tratta di una discriminazione nell’accesso alla vita; questi sono diritti e tali differenze devono suscitare indignazione». E sull’ipotesi tobacco-tax: «Le tasse sul tabacco sono tasse contro la morte, così come praticato in tutti i Paesi civili del mondo». «Per far diminuire i consumi di sigarette – ha detto la ministra – si usa qualsiasi arma. Infatti, la battaglia contro il tabacco è la prima battaglia di salute, considerando che sono proprio i più giovani il bersaglio del mercato del tabacco».

Reti regionali incomplete
«Nel nostro Paese sono stati registrati 365.800 nuovi casi di tumore, circa 1.000 ogni giorno – afferma il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom -. I nostri obiettivi vanno in quattro direzioni: diminuzione dell’incidenza e della mortalità per cancro, miglioramento della qualità di vita dei pazienti e istituzione delle reti oncologiche regionali che oggi sono completamente attive solo in Piemonte, Lombardia, Toscana, Umbria, Veneto e nella Provincia Autonoma di Trento. Le reti rappresentano il modello per garantire in tutto il nostro Paese l’accesso a diagnosi e cure appropriate e di qualità, per razionalizzare risorse, professionalità e tecnologie, e per arginare il fenomeno preoccupante delle migrazioni sanitarie: ogni anno infatti quasi un milione di italiani colpiti dal cancro è costretto a cambiare Regione per curarsi. Servono un programma ed una regia unitaria, elemento cardine del ‘Patto contro il cancro’ fra clinici e Istituzioni».

Il cancro rappresenta la patologia cronica su cui le campagne di prevenzione mostrano i maggiori benefici. «Ma serve più impegno in questa direzione – continua il prof. Pinto -.

È stato dimostrato che, se la spesa in prevenzione raggiungesse il livello del 5% previsto dai LEA, l’incidenza della spesa sanitaria pubblica sul PIL scenderebbe dal 9,2% all’8,92%, con un risparmio di 7,6 miliardi di euro. Risorse che potrebbero essere utilizzate per migliorare l’accesso di tutti alle terapie innovative. Oggi infatti ad armi efficaci come la chemioterapia, la radioterapia e la chirurgia si sono aggiunte le terapie a bersaglio molecolare e l’immunoterapia, permettendo di migliorare la sopravvivenza e garantendo una buona qualità di vita. La nostra società scientifica da tempo realizza progetti di sensibilizzazione: quest’anno abbiamo lanciato il primo ‘Festival della prevenzione e innovazione in oncologia’ con un motorhome che tocca 16 città per spiegare ai cittadini il nuovo corso della lotta ai tumori. Prosegue la seconda edizione di Meglio Smettere con testimonial la campionessa di tennis Flavia Pennetta e l’allenatore della Juventus Massimiliano Allegri: l’obiettivo è far capire agli studenti delle scuole medie inferiori e superiori tutti i danni provocati dal fumo di sigaretta. E promuoviamo “Non avere TUTimore”, campagna di sensibilizzazione sul carcinoma della vescica rivolta agli over 50».

In Italia la sopravvivenza a 5 anni dei pazienti è progressivamente migliorata, grazie al successo dei programmi di screening, all’approccio multidisciplinare e alle terapie innovative, superando il 60% (55% nei maschi, 63% nelle femmine, con un miglioramento rispettivamente del 18% e del 10% rispetto a 10 anni fa) e raggiungendo il 70% nelle neoplasie più frequenti. «Ciò ha comportato un aumento dei cittadini che vivono dopo la diagnosi di tumore: sono più di 3 milioni, quasi il 5% della popolazione – spiega Pinto -. E gli oncologi italiani sono sempre più attenti al valore dei trattamenti e alle esigenze di razionalizzazione delle risorse. Nel 2015 infatti la spesa per i farmaci anticancro è stata pari a 4 miliardi e 175 milioni, con un incremento del 7,1% rispetto al 2014. L’aumento è stato inferiore rispetto al biennio precedente (+9,6%), quando queste uscite erano passate da 3 miliardi e 557 milioni di euro (2013) a 3 miliardi e 899 milioni (2014). Un passo in avanti importante è stato rappresentato lo scorso ottobre dall’istituzione per la prima volta da parte del Governo di un Fondo di 500 milioni di euro destinato ai farmaci oncologici innovativi. Una decisione importante che richiede, nell’aderenza ai criteri di innovatività elaborati recentemente dall’Agenzia Italiana del Farmaco, una modalità di accesso e gestione su base nazionale». Un ruolo rilevante nell’aumento delle guarigioni va attribuito, oltre che alle nuove terapie, al miglioramento dei trattamenti multidisciplinari (che coinvolgono cioè molti specialisti), con l’oncologo che agisce come un autentico “costruttore di ponti” tra specialità differenti. «In questa fase – sottolinea il prof. Giordano Beretta, segretario nazionale AIOM – è indispensabile definire per la prima volta formalmente ruoli, funzioni e prerogative dei professionisti che intervengono nell’assistenza del paziente oncologico. Tutto questo con la finalità di garantire le migliori cure sul territorio nazionale nel rispetto delle linee guida, l’appropriatezza in tutto il percorso terapeutico e l’utilizzo razionale delle risorse tecnologiche e professionali, evitando sovrapposizioni e sprechi».

Sono presenti in Italia oltre 300 Oncologie Mediche, il 70% è costituito da strutture complesse e il rimanente 30% è diviso tra strutture semplici dipartimentali e strutture semplici, anche se con una disomogenea distribuzione sul territorio (la maggior parte è concentrata al Nord). Il 40% ha una struttura dedicata alle sperimentazioni cliniche, anche se le figure professionali di data manager e di infermiere di ricerca mancano ancora di un compiuto inquadramento normativo e sono caratterizzate da elevata precarietà. Inoltre il 77% è dotato di una Unità Farmaci Antiblastici (UFA), il 77% di un’attività di psico-oncologia e il 57% di hospice e assistenza domiciliare, con ancora più marcate difformità a livello nazionale. «In quest’ambito – afferma il prof. Rodolfo Passalacqua, responsabile scientifico di HuCare – nonostante l’esistenza di linee guida che raccomandano interventi per l’assistenza psicosociale in oncologia, molti pazienti che trarrebbero beneficio da questi interventi in realtà non li ricevono. Con questa consapevolezza AIOM ha promosso da alcuni anni un programma di implementazione per l’umanizzazione dell’assistenza ai malati di cancro (il Progetto HuCare), attuato in molte oncologie italiane, che ha dimostrato la fattibilità di questa strategia». «Per rafforzare e diffondere questo Progetto – conclude il prof. Pinto – AIOM ha aperto a Milano, unica esperienza in Europa, una Scuola per l’Umanizzazione in Oncologia».

di re.san.


Cancro. Aiom: “Solo il 4,2% della spesa destinato a prevenzione. Programma e regia unici per implementare lotta a tumori”

Questo l’appello lanciato dall’Associazione italiana di oncologia medica al Senato nel Rapporto sullo “Stato dell’oncologia in Italia 2017”. Il presidente Carmine Pinto: “Oggi il cancro è potenzialmente la più curabile e prevenibile delle patologie croniche. Chiediamo alle Istituzioni di definire una strategia unitaria contro la malattia. Così diminuiranno i nuovi casi e le morti, migliorerà la qualità di vita dei cittadini e saranno istituite le reti oncologiche regionali”

Da Quotidianosanità.it del 27-4-2017

Un euro investito in prevenzione genera un risparmio nelle cure mediche pari a 2,9 euro. Il 40% dei casi di tumore (146mila diagnosi ogni anno in Italia) potrebbe essere evitato grazie agli stili di vita sani, all’applicazione delle normative per il controllo dei cancerogeni ambientali, all’implementazione degli screening. In Italia per la prevenzione si spendono 5 miliardi di euro (2014), pari al 4,22% della spesa sanitaria totale: il tetto programmato stabilito nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) invece è del 5%.

Gli oncologi chiedono alle Istituzioni un programma ed una regia unica nazionale contro il cancro, che garantiscano una strategia unitaria per combattere la malattia dalla prevenzione, alle terapie, alla riabilitazione, all’accompagnamento di fine vita, all’umanizzazione dell’assistenza, alla ricerca, in grado così di incidere a 360 gradi sull’impatto di questa patologia nel nostro Paese. L’appello è lanciato oggi dall’Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) al Senato nel Rapporto sullo “Stato dell’oncologia in Italia 2017”.

“Nel nostro Paese sono stati registrati 365.800 nuovi casi di tumore, circa 1.000 ogni giorno – afferma Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom. I nostri obiettivi vanno in quattro direzioni: diminuzione dell’incidenza e della mortalità per cancro, miglioramento della qualità di vita dei pazienti e istituzione delle reti oncologiche regionali che oggi sono completamente attive solo in Piemonte, Lombardia, Toscana, Umbria, Veneto e nella Provincia Autonoma di Trento. Le reti rappresentano il modello per garantire in tutto il nostro Paese l’accesso a diagnosi e cure appropriate e di qualità, per razionalizzare risorse, professionalità e tecnologie, e per arginare il fenomeno preoccupante delle migrazioni sanitarie: ogni anno infatti quasi un milione di italiani colpiti dal cancro è costretto a cambiare Regione per curarsi. Servono un programma ed una regia unitaria, elemento cardine del ‘Patto contro il cancro’ fra clinici e Istituzioni”.

Il cancro rappresenta la patologia cronica su cui le campagne di prevenzione mostrano i maggiori benefici. “Ma serve più impegno in questa direzione – continua Pinto. È stato dimostrato che, se la spesa in prevenzione ragg