Rassegna stampa

Asl, la politica non deve influenzare le nomine

Consiglio di Stato. Il parere sul decreto delegato in materia di riorganizzazione della Pa

Da Il Sole24 ORE del 7-5-2016

Le nomine dei manager delle aziende sanitarie locali devono avvenire secondo «criteri di meritocrazia, pur nella riaffermata natura fiduciaria della nomina, ma mai ispirata a ragioni di convenienza politica». Così il Consiglio di Stato nel parere messo a punto dalla Commissione speciale, che ieri si è espressa sullo schema di decreto delegato in materia di riorganizzazione della Pubblica amministrazione. Un provvedimento che ha i tratti della rivoluzione, perché mette nero su bianco che nomine e politica devono viaggiare separati quando si parla di aziende sanitarie e ospedali. Il decreto fa parte del “pacchetto Madia” approvato a gennaio, e impone regole di trasparenza stringenti sui nomi dei manager con il risultato sperato di una riduzione del potere delle Regioni e, forse soprattutto, dei partiti nell’assegnazione delle poltrone. Il testo aveva fatto discutere soprattutto perché prevede la formazione di un albo degli aspiranti Dg, ma anche la possibilità di revoca dei direttori generali, ispirata al principio del giusto procedimento, per evitare ogni forma, anche surrettizia, di spoils system. Tutte misure elogiate dai giudici di Palazzo Spada, che però non hanno lesinato elementi di critica al testo. Il decreto soffrirebbe di una mancata condivisione dei princìpi con le associazioni degli utenti, ma anche di confronto con gli operatori. Altra nota dolente il «problematico rapporto tra l’elenco nazionale dei direttori generali, con assegnazione di un punteggio tra 75 e100, e la valutazione da parte delle singole Commissioni regionali e la delicatezza della scelta del direttore generale, che pure resta di natura fiduciaria, affidata all’ampia discrezionalità dell’organo politico regionale». E questo contrasta con l’obiettivo di fondo di slegare le scelte dall’ingerenza della politica. Non va bene nemmeno l’obbligatoria frequenza dei corsi regionali quale requisito di ammissione all’albo dei Dg, perché limita l’ingresso del management privato alla dirigenza pubblica sanitaria, che pure la riforma ha inteso favorire. Critiche poi sulla genericità di criteri quali le «manifeste violazioni di legge o di regolamenti» per valutare l’operato dei Dg e per disporne la revoca e l’assenza di una disciplina relativa alla revoca delle altre figure dirigenziali, analoga a quella del direttore generale. E vi sono limiti anche nell’insufficiente valorizzazione dei livelli essenziali di assistenza che invece dovrebbero orientare scelte più avanzate di salute pubblica. Il Consiglio di Stato chiede una rapida e completa attuazione della riforma e raccomanda la creazione di uno strumento di monitoraggio, una “cabina di regia” (Stato, Regioni, soggetti pubblici indipendenti) per portare avanti quella rivoluzione del merito di cui la sanità pubblica ha urgente bisogno.

Di Lucilla Vezza

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