Dalla morte di Eluana Englaro l’Italia non è stata capace di dotarsi di norme che regolino il fine vita. L’unico testo con chance di passare è atteso alla Camera per aprile. Ma le divisioni restano e il tempo scarseggia
Da la Repubblica del 27-2-2017
Mercoledì la legge sul fine vita — il cosiddetto testamento biologico — con buona probabilità uscirà dalla commissione Affari sociali e potrà entrare alla Camera. Per la discussione in mare aperto, forse già da lunedì 6 aprile. Dj Fabo, che ora cerca un suicidio assistito in Svizzera, ha detto per tre volte che è una vergogna che nessun politico metta la faccia su una legge «per le persone che soffrono», ma la discussione politica in sede tecnica — dopo tredici mesi di filibustering parlamentare — è arrivata alla fine. Ha superato gli ultimi tre incagli e si apre al dibattito del Paese.
II Dat, che poi sono le “Disposizioni anticipate di trattamento”, prevede che una persona possa esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti medici e fine vita (articoli 1 e 3), possa tornare indietro di fronte all’accettazione iniziale di una tracheotomia e, se perde coscienza o lucidità, veda rispettate le sue volontà cliniche attraverso un fiduciario. Mario Marazziti, ex montiano ora in Democrazia solidale, presidente della commissione Affari sociali, uomo della Comunità di Sant’Egidio e perno di un compromesso tra cattolici e laici di maggioranza allargato ai Cinque Stelle, fa questo ragionamento: possibile che in autunno avremo una nuova legge sul fine vita». Questo, se in autunno ci saranno ancora il governo Gentiloni e le due camere esistenti in pieni poteri.
«Sospensione delle terapie, sedazione continuata e profonda: queste cose già si fanno», incalza Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica: «Il vero passaggio sarà definire l’obbligo dei medici nel rispettare la volontà del paziente ed evitare ad ogni caso i tribunali».
La legge che si sta discutendo in queste ore in commissione è il frutto faticoso di una sintesi su sedici progetti sull’argomento. Dopo otto anni di gestazione generali (l’ultimo Governo Berlusconi, le discussioni dopo la morte di ‘Eluana Englaro), si è arrivati agli ultimi tre rinvii, il 30 gennaio e il 20 febbraio. Necessari per dare più spazio ai conservatori che lamentavano poco tempo a disposizione e digerire 3.200 emendamenti alla legge (2.700 depositati dal centro-destra, mille solo dalla Lega, diversi da Paola Binetti). I leghisti sono feroci nell’opposizione anche se il governatore del Veneto Luca Zaia, intuendo il “sentiment’ nel Paese, ha parlato di «una legge di civiltà» e ha chiesto al partito di lasciare libertà di coscienza. II Pd, in questo caso, si è mosso quasi con una sola voce trovando l’unica opposizione interna in Giuseppe Fioroni, che comunque non ha ruoli nella sceneggiatura. Poi è arrivato il Milleproroghe ed è saltato anche l’appuntamento di oggi, che avrebbe dovuto dare mandato al relatore di riferire alla Camera. Mercoledì prossimo si attende la seduta giusta, e ultima, in commissione.
Dicevamo il Paese e il fine vita (ma anche il Paese e l’eutanasia). II Rapporto Italia 2016 di Eurispes dice che il 60 per cento degli italiani è favorevole a una legislazione sull’eutanasia in crescita del 4,8 per cento). E per Medscape Ethics i medici favorevoli sono il 42 per cento, superiori di quattro punti ai contrari.
In Parlamento restano duri i contrasti sui rischi civili e penali dei medici e sulla possibilità di fermare ventilazione, idratazione, il cibo. «La discussione sarà durissima in Parlamento», dice la relatrice Donata Lenzi, del Pd. E sarà quasi tutta con voto segreto. Dice Marazziti: «Ci accorderemo sul concetto di cure proporzionali ed efficaci, su cui concorda anche la Cei. Ma anche se sfornassimo la legge sul biotestamento domani, non potremmo fare nulla per Dj Fabo». La legge sull’eutanasia, in Italia, è ferma.
Di Corrado Zunino
I PUNTI
IL FINE VITA
Il testamento biologico introduce la possibilità di lasciare per iscritto le proprie disposizioni nel caso in cui un paziente si trovasse non più in grado di intendere e di volere. Non si parla, qui, di eutanasia né di suicidio assistito
IL RIFIUTO DEI TRATTAMENTI
Le volontà sono sempre revocabili e ogni paziente, in particolare, potrà disporre il rifiuto dei trattamenti sanitari. Sul fatto che possa anche rifiutare nutrizione e idratazione artificiali la discussione è forte: sono trattamenti clinici o vitali?
IL FIDUCIARIO E IL MEDICO
ll paziente che fa testamento biologico indica una persona di sua fiducia (“fiduciario”) che ne faccia le veci e lo rappresenti nelle relazioni con il medico. Il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente ed è esente da responsabilità civile o penale
