Rassegna stampa

Cancro: lo stress può ridurre l’efficacia dell’immunoterapia

In esperimenti condotti su animali lo stress rendeva più debole la risposta del sistema immunitario

Da Healthdesk.it del 10-12-2017

Lo stress può compromettere il successo di una terapia oncologica, soprattutto se si tratta di immunoterapia. È quanto sostiene un gruppo di ricercatori dell’University of Queensland che ha appena firmato uno studio pubblicato su Cancer Immunology Research.

Gli scienziati hanno osservato che i tumori dei topi avevano una progressione più rapida quando gli animali erano sottoposti a eventi stressanti. E che l’immunoterapia funzionava meglio in assenza di stress.

Secondo Stephen Mattarollo, ricercatore del Diamantina Institute della University of Queensland e principale autore dello studio, il fenomeno è facilmente spiegabile: lo stress riduce l’attività dei linfociti T che hanno un ruolo fondamentale nel contrastare le cellule tumorali. Intorno al loro pronto ed efficace intervento ruota il successo delle terapie immuno-oncologiche. Metterli fuori uso significa ridurre le possibilità di successo della cura. Ma nessun medico se la sentirebbe di invitare un paziente con una diagnosi di tumore a non stressarsi. L’ansia per la propria salute è inevitabile e naturale.

Mattarollo e i colleghi sanno perfettamente che stress e cancro vanno di pari passo e per questo insistono sulla necessità di introdurre nella prassi clinica interventi per la gestione e la riduzione dello stress. La posta in gioco è altissima perché lo stress può impedire la guarigione dalla malattia.

«Tutto ciò – dice Mattarollo – vale in particolare per le immunoterapie, ma molte terapie convenzionali come la chemioterapia dipendono da alcuni elementi del sistema immunitario per la loro efficacia. È possibile che migliorando la funzione immunitaria, i pazienti possano rispondere meglio anche ad altre terapie».

L’immuno-oncologia ha rivoluzionato le terapie contro il cancro inaugurando una nuova strategia di attacco: la malattia viene combattuta dall’interno, spingendo il sistema immunitario a reagire contro l’aggressione delle cellule tumorali. Qualunque elemento che possa indebolire questo innovativo piano d’azione deve essere preso in esame e reso inoffensivo. Più sappiamo sui fattori che potrebbero interferire con l’efficacia delle cure, più riusciamo a toglierli di mezzo.

L’idea di Mattarollo e colleghi è quella di combinare l’immunoterapia con farmaci che agiscono sulla pressione sanguigna e che riducono gli effetti dello stress. «Speriamo così – dice Mattarollo – di ridurre i segnali neurali indotti dallo stress e migliorare il funzionamento del sistema immunitario. Stiamo per testare questa combinazione su modelli animali».

Sta nascendo una nuova branca della medicina, la psiconeuroimmunologia. Il suo compito è quello di studiare la relazione tra mente, sistema nervoso e sistema immunitario. E l’immuno-oncologia guarda con interesse ai suoi sviluppi futuri.

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