Da Sanità24 – Il Sole24 ORE.com del 20-12-2016
Tra i beni acquistati dal Ssn, circa un terzo è costituito dai dispositivi medici. E secondo il Rapporto sulla spesa rilevata dalle strutture sanitarie pubbliche nel 2015 gli investimenti sono saliti del 5,3% passando da 3,63 miliardi a 3,8 miliardi.
Rispetto al settore farmaceutico, il mercato dei dispositivi ha delle specificità di rilievo che ne rendono più difficile la regolazione e con maggiore necessità di efficaci azioni di governo: l’eterogeneità dei prodotti, la rapida obsolescenza, i livelli di complessità tecnologica altamente differenziati e la variabilità degli impieghi clinici, spesso strettamente correlata anche all’abilità e l’esperienza degli utilizzatori.
Le manovre di spending review hanno introdotto un tetto per la spesa relativa ai dispositivi che, per il 2015, è stato confermato al 4,4% della spesa sanitaria totale pubblica.
«Il trend di aumento – è scritto nel rapporto pubblicato dal ministero della Salute – deve essere letto come miglioramento della rilevazione dei dati da parte delle Regioni, piuttosto che come aumento della spesa sostenuta». Il dossier, infatti, giunto ormai alla sua quarta edizione, consente un’analisi sulle modalità di gestione, governo ed impiego dei dispositivi medici e del loro impatto economico, rendendo disponibili e pubblici i dati relativi al loro utilizzo, a livello regionale e di azienda sanitaria.
Quanto alla spesa rilevata per regione, il primato spetta alla Lombardia (circa 550 milioni), seguita da Veneto (400) ed Emilia Romagna (380). In coda Valle d’Aosta e Molise. «La variabilità regionale è funzione senz’altro della numerosità delle strutture pubbliche presenti sul territorio regionale, della loro offerta, nonché del livello di copertura dei dati trasmessi – sottolinea il rapporto – . Inoltre la numerosità dei dispositivi rilevati può essere influenzata dalla presenza di strutture pubbliche a diversi livelli di “specializzazione”, che potrebbero utilizzare insiemi di dispositivi medici molto eterogenei».
Il mercato mondiale dei dispositivi medici
Gli analisti stimano che il settore dei DM, a livello mondiale, crescerà ad un tasso del 5,2% tra il 2015 ed il 2022, raggiungendo nel 2022 un fatturato complessivo di circa 530 miliardi di dollari (EvaluateMedTech, 2016).
Gli Stati Uniti d’America sono leader mondiale nella produzione e nel consumo di dispositivi. Nel 2015, il mercato statunitense era equivalente a più di 148 miliardi di dollari con previsioni di un tasso di crescita media annuale dal 2014 al 2019 del 5,3% arrivando ad un valore di 173,3 miliardi di dollari nel 2019 . Complessivamente il mercato americano rappresenta il 39% del mercato mondiale, seguito dall’Europa che detiene il 31% del mercato, dal Giappone con il 9%, dalla Cina (6%), da Russia, Cina e Brasile (2% ciascuno) e dal resto del mondo con circa il 9%.
In Europa, il mercato dei dispositivi medici genera un fatturato di circa 100 miliardi di euro l’anno e impiega oltre 575mila persone. Il 71% del fatturato totale in Europa è generato in Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, e Spagna. L’8% circa del fatturato globale è reinvestito in ricerca e sviluppo, equivalente a circa 8 miliardi di euro l’anno e, mediamente, al deposito di un brevetto ogni 50 minuti. In Europa, l’industria dei dispositivi medici si compone di circa 25.000 imprese, il 95% delle quali sono piccole e medie imprese, e principalmente piccole e micro imprese. La stessa compagine è ravvisabile nel mercato statunitense, dove l’80% delle imprese ha meno di 50 dipendenti.
In Italia, il settore dei dispositivi medici è caratterizzato da un alto livello di innovazione e mostra, rispetto all’economia nel suo complesso, un forte dinamismo. Nel 2014, l’osservatorio produzione, ricerca e innovazione nel settore dei dispositivi medici in Italia di Assobiomedica ha censito 4.480 imprese (di cui il 53% si occupa di produzione, il 42,6% di distribuzione ed il restante 4,4% di servizi), che occupano 68.189 dipendenti (di cui il 60,1% in imprese di produzione, il 32,2% in imprese di distribuzione ed il 7,7% in imprese di servizi) e hanno un fatturato medio di 5,4 milioni di euro.
Di Ernesto Diffidenti
