Nazionali

Il cancro nei pazienti che vivono con infezione da HIV: una vecchia sfida ancora attuale

I mercoledì dell’oncologia

Webinar NON ECM, 5 marzo 2025
dalle 17.00 alle 18.15

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L’introduzione della terapia antiretrovirale combinata (ART) nel 1996 ha profondamente modificato non solo la morbidità e mortalità correlate all’infezione da HIV ma anche lo spettro delle differenti neoplasie ad essa connesse. L’aumento di sopravvivenza guadagnato grazie al trattamento con la ART non è in grado di giustificare da solo l’aumentato rischio di tumori nella popolazione HIV positiva (People Living With HIV: PLWH). La diffusione della ART ha inciso profondamente sulla riduzione della diffusione dei tumori AIDS definenti (sarcoma di Kaposi, carcinoma della cervice invasivo, malattie linfoproliferative ad alto grado). Vari fattori hanno contribuito all’incremento dell’incidenza dei tumori non-AIDS-definenti: l’infiammazione, la stimolazione antigenica cronica e la disregolazione nella produzione di citochine sostenuta dall’infezione da HIV; il maggior tasso di infezioni da onco-virus trasmissibili per via ematica o sessuale (KSHV/HHV8, HPV, HBV e HCV); la maggiore prevalenza di fattori di rischio oncologici (quali il fumo). Numerosi sono gli studi clinici che riportano una mortalità per cancro più elevata nelle PLWH se comparata alla popolazione generale. Le ragioni di questi numeri sono da ricercarsi nel ritardo diagnostico, nello stadio più avanzato alla presentazione, nel maggior numero di comorbidità e complicanze infettive correlate allo stato di immunodepressione. È sicuramente da annoverare tra queste cause anche una evidente disparità nell’accesso alle cure oncologiche. Infatti, anche aggiustando i dati per quelle variabili associate a tale discriminazione anche nella popolazione generale (copertura sanitaria, appartenenza a minoranza etnica o di genere, numero di comorbidità), la popolazione HIV positiva risulta più frequentemente non ricevere trattamenti antiblastici in indicazione, per tutti i tipi di neoplasia ad eccezione del carcinoma del canale anale.
È evidente, pertanto, che la complessità della gestione combinata di HIV e tumore richiede necessariamente un approccio multidisciplinare che preveda una cooperazione almeno tra oncologo medico ed infettivologo.

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