Notiziario AIOM

‘Farmaci, molecole 3D e modelli fisici: le nostre sfide di ragazze in laboratorio’

Da LA STAMPA del 29-11-2017

Chi l’ha detto che scienza non fa rima con donna? Anche se sono ancora i maschi a farla da padrone, la situazione sta cambiando. Una risalita che non deve, però, fare abbassare la guardia contro il pregiudizio che considera le donne «meno portate» verso materie come biologia e matematica.

Per smontare lo stereotipo sono nate nel mondo diverse iniziative. Una è «For Girls in Science» – in anteprima in Italia -, promossa da L’Oréal Italia e dal Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. Obiettivo? Favorire la vocazione alle carriere scientifiche delle ragazze (e anche dei ragazzi) a partire dalle scuole superiori attraverso l’incontro con scienziate giovani ma già affermate e i loro racconti in prima persona.

Le statistiche svelano che in Italia la partecipazione femminile a percorsi formativi di tipo «Stem» (l’ormai famoso acronimo per «science, technology, engineering, mathematics») è nettamente inferiore rispetto a quella maschile. Sul totale degli iscritti al primo anno delle scuole di secondo grado negli istituti tecnici del settore tecnologico la percentuale femminile è appena del 16,3%. Non solo. Prendendo come riferimento i corsi di laurea nell’anno accademico 2014/2015, si registra una massiccia presenza femminile – ben il 75%- nell’area umanistica. Presenza che si affievolisce nell’ambito scientifico, raggiungendo il minimo storico – il 31%- nell’area di ingegneria e tecnologia.

Una differenza di genere che affonda le radici a livello culturale. «Se avessi dato retta alle voci e non al mio talento, oggi non sarei una scienziata. Ecco perché oggi siamo qui per raccontare che non bisogna avere paura del proprio valore», ha raccontato Carlotta Terruzzi, 24 anni: biologa all’Università di Milano Bicoccae ricercatrice all’Ifom nel settore degli inibitori farmacologi, è stata una delle testimonial dell’evento organizzato ieri al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. Per il 70% degli italiani, infatti, le donne non sarebbero idonee a ricoprire posizioni scientifiche di alto livello.

Eppure di motivi per sostenerle ce ne sono molti. «Basta studiare un po’ di storia della medicina per accorgersi che portano una firma femminile, per esempio, la scoperta del virus dell’Hiv e del gene Brca che predispone al tumore al seno o, nel campo dell’astrofisica, l’individuazione dell’idrogeno e dell’elio quali componenti-base delle stelle», ha spiegato dal palco Caterina Mogno, 25 anni, fisica dell’Università di Padova e impegnata nello sviluppo di modelli matematici per stimare l’impatto dei veicoli autonomi sull’ambiente. E tuttavia – ed è il dato più significativo – le donne, nel mondo, non rappresentano che il 25% dei dottori in scienze, meno del 30% delle ricercatrici e solo il 3% dei Nobel scientifici.

Come invertire la tendenza? L’Oréal ha le idee chiare e la parola d’ordine è «testimonianza»: dal 2014 oltre 170 giovani scienziate sono state reclutate come ambasciatrici per raccontare la bellezza della scienza alle ragazze delle scuole medie e superiori. Da ieri, con il primo incontro milanese, è arrivato il momento dell’Italia. «L’unico modo per convincerle a intraprendere una carriera scientifica – ha sottolineato Maria Enrica di Pietro, 31 anni, ricercatrice di chimica al Karlsruhe Institute of Technology in Germania e specializzata nell’indagine strutturale delle molecole – è raccontare l’esperienza di chi è riuscito: le nostre storie rappresentano la testimonianza più bella per infondere coraggio a tutte».

Daniele Banfi

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