Si è chiuso ieri a Roma il 18° Congresso nazionale dell’Aiom. Piena soddisfazione per il Fondo di 500 milioni di euro destinato ai farmaci oncologici innovativi. Il ministro Lorenzin: “Non accetterò mai il baratto tra risparmi e vita umana. Un anno in più per chi è malato non ha prezzo”
Da la Repubblica.it del 31-10-2016
Un Fondo di 500 milioni di euro per garantire a tutti – dalla Val d’Aosta alla Sicilia – il diritto di curarsi con i farmaci più innovativi e guadagnare così anni di vita. Gli oltre 3.000 oncologi riuniti al Congresso nazionale che si è chiuso ieri a Roma sono soddisfatti del bottino che portano a casa e del sostegno ricevuto dal Governo. Dopo l’intervento del Ministro della Salute, si attendeva quello di Renzi domenica mattina ma in seguito alla forte scossa che ha colpito il centro Italia il premier ha annullato tutti i suoi impegni. Al capo del Governo, gli oncologi avrebbero voluto chiedere un passo in avanti ulteriore, ovvero la definizione di una regia – possibilmente congiunta tra tutti gli attori coinvolti – per assicurare che i fondi vengano usati nel modo giusto. Richiesta che era già stata anticipata al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, intervenuta alla cerimonia inaugurale del Congresso.
Dal Patto per la salute…. “In questi giorni si conclude un lungo percorso che ha portato all’aumento di 2 miliardi di euro del Fondo sanitario nazionale. Ora possiamo proseguire con il Patto per la Salute continuando a riorganizzare il sistema sanitario ma mettendo al centro il paziente e i livelli essenziali di assistenza piuttosto che solo le esigenze di risparmio economico” ha detto la Lorenzin. “Il Fondo per i farmaci oncologici innovativi fa parte integrante del Patto per la Salute e rappresenta uno strumento per gestire questa fase di ‘Rinascimento della Scienza’ oltre che un’occasione per dare a tutte le Regioni le stesse chance di accesso ai farmaci innovativi senza penalizzare nessuno”.
…… a quello per il cancro. “Ringraziamo il Premier e il Governo per aver istituito per la prima volta in Italia un Fondo di 500 milioni di euro destinato ai farmaci anticancro innovativi” ha detto Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom. Ma gli oncologi italiani ora chiedono un passo in avanti ulteriore, decisivo per cambiare i criteri dell’assistenza nel nostro Paese. “Questo è il primo passo nella direzione di un progetto più ampio, il ‘Patto contro il cancro’, in grado di incidere a 360 gradi sul modello di assistenza e sulla vita di milioni di pazienti.
“Solo così” continua Pinto “potremo curarli garantendo loro le cure migliori, con un’unica regia che vada dalla ricerca, alla prevenzione primaria, alla diagnosi precoce, alla riabilitazione, fino alle fasi terminali di malattia. Senza trascurare gli aspetti legati al reinserimento sociale e lavorativo”.
A cosa servirà il Fondo. Grazie al Fondo del Governo, almeno 5 o 6 farmaci anticancro realmente innovativi potranno essere resi subito disponibili ai pazienti. Si tratta da un lato di molecole completamente nuove, dall’altro di trattamenti già in uso e rimborsabili, ma che hanno ricevuto dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) un’estensione delle indicazioni. “La logica dei vari Fondi nazionali è quella di dare a tutte le Regioni le stesse chance di accesso ai farmaci innovativi senza penalizzare nessuno” ha aggiunto il Ministro della Salute. “Sentir mettere sulla bilancia, magari con qualche scetticismo, gli anni di vita che si potrebbero guadagnare per chi oggi non ha speranza e i costi che ciò comporta per il sistema sanitario, mi troverà sempre contraria. Io non accetterò mai questo baratto” ha detto “anche un solo anno di vita in più per chi è malato è un bene irrinunciabile che non ha prezzo”.
Il problema della gestione. Ma come verranno assegnati i Fondi? “Questo è un punto cruciale” chiarisce Pinto. “Bisogna evitare di parcellizzare le risorse. Certo, le Regioni hanno compiti importantissimi, ma alcune valutazioni vanno fatte a livello centrale. Dobbiamo evitare gli errori fatti con il Fondo per i farmaci antiepatite C: aver previsto una gestione periferica di questi meccanismi è stato un errore, perché ha creato un assalto alla diligenza, sulla base del chi arriva prima, prende”. Serve, invece, ha specificato l’esperto, “un meccanismo che sia semplice e che preveda un accesso trasversale. Serve una regia unica con una rete tra il Ministero della Salute, l’Aifa, l’Istituto Superiore di Sanità e Agenas. In questo modo infatti sarà possibile” ha concluso “selezionare solo i farmaci realmente innovativi e metterli a disposizione di tutti i pazienti che ne hanno bisogno”. Le Regioni potranno avere a fine anno un rimborso sui farmaci innovativi sulla base di report precisi, evitando per l’appunto che i primi prendano tutto a discapito degli altri.
Come si definisce l’innovatività. Questo è un altro punto-chiave: con quali criteri un farmaco potrà essere definito innovativo e quindi rientrare in quelli rimborsati attraverso il Fondo? “Uno dei criteri utilizzati per definire l’innovatività di un farmaco sono gli anni di vita che un paziente riesce a guadagnare. Ma ora bisogna andare oltre e valutare quanto un farmaco riesce a modificare uno specifico setting di patologia neoplastica, il che significa prendere in considerazione la sua efficacia, la tollerabilità e la qualità di vita. I farmaci possono essere considerati innovativi per non più di tre anni” chiarisce Pinto che aggiunge: “Se non continuiamo a lavorare anche sulla prevenzione, però, nessun fondo basterà mai”.
Referendum, con il sì cambia la sanità. Nel corso del suo intervento al Congresso, la Lorenzin si è lasciata andare all’unico “passaggio politico”, come lo ha definito lei stessa, facendo riferimento al referendum del 4 dicembre. “Sulla possibilità di offrire cure e assistenza in modo universale a tutti i cittadini, il Sì al referendum fa la differenza” ha detto il Ministro della Salute. “Si parla tanto di referendum – ha aggiunto – ma nessuno parla di quanto cambierebbe per la sanità perché questa riforma costituzionale mette finalmente mano al Titolo V e riporta omogeneità negli interventi di salute. Tutte le norme di salute ritornano in capo allo Stato” assicura. “Vuol dire, per fare due esempi, avere realmente un prontuario farmaceutico nazionale e stessi piani diagnostico-terapeutici in tutta Italia. Un traguardo alla nostra portata che penso debba farci riflettere seriamente su come votare il 4 dicembre”.
Di Irma D’Aria
