Notiziario AIOM

Genitori dopo il tumore

Ogni anno in Italia oltre ottomila persone sotto i 40 anni sono colpite da cancro: nuove indicazioni per salvare la fertilità

Da Il Messaggero del 13-7-2016

Un figlio dopo aver vinto il cancro. Oggi una realtà sia per lui che per lei. Ogni anno, nel nostro paese, vengono fatte ottomila diagnosi di tumore a persone sotto i 40 anni (5mila donne e 3mila uomini). Trenta al giorno, il 3% del numero totale. E, nel prossimo futuro, i giovani colpiti da cancro in età fertile potrebbero essere sempre di più.

Oggi la quota di coloro che hanno avuto un bambino dopo il cancro al seno è molto bassa: solo il 3% tra le donne di età inferiore ai 45 e l’8% se si considerano quelle sotto i 35.

L’analisi di questa situazione ha spinto gli oncologi, endocrinologi e ginecologi a trovare una strategia comune per preservare la fertilità di questi pazienti. Oggi meno del 10% delle donne con tumore viene sottoposta ad una delle tecniche che, superata la malattia, le potranno permettere di diventare madre. Non solo la fecondazione in vitro ma anche la crioconservazione cioè il congelamento e la conservazione a temperature bassissime dei gameti.

LE ASSOCIAZIONI Programmare e gettare le basi perché il desiderio si trasformi in realtà è possibile. Ma non in tutte le Regioni. Per questo l’Associazione di oncologia medica (Aiom), la Società di endocrinologia (Sie) e la Società di ginecologia (Sigo) hanno appena stilato le “Raccomandazioni sull’oncofertilità”. Un documento per mettere ordine e far si, attraverso la connessione dei vari centri, di permettere ai pazienti di avvicinarsi ai laboratori in grado di salvaguardare la fertilità. Di lei e di lui. «Dal momento in cui al paziente viene diagnosticata una neoplasia – spiega Carmine Pinto presidente Aiom – l’oncologo sarà in grado di metterlo direttamente in contatto con il centro pubblico di riferimento per procedere alla crioconservazione dei gameti».

LE TECNICHE Le principali tecniche di preservazione della fertilità nella donna sono la crioconservazione degli ovociti o del tessuto ovarico e l’utilizzo di una terapia ormonale per proteggere le ovaie (viene soppressa la funzione ovarica per ridurre l’effetto tossico della chemio) e la trasposizione ovarica (le ovaie vengono spostate con il bisturi, lontano dal campo di irradiazione durante il trattamento chirurgico della neoplasia). Per l’uomo si utilizza la crioconservazione del seme e del tessuto testicolare. «Il desiderio di diventare genitori è stato per troppo tempo sottovalutato – commenta Paolo Scollo presidente Sigo – così finalmente potremo garantire ai malati, oltre il percorso di cura uguale in tutta Italia, anche la possibilità di pensare al domani».

Gli ottomila under 40 vengono colpiti, se femmine, dal carcinoma mammario, della tiroide, della cervice uterina, del colon retto e dal melanoma, se maschi dal tumore del testicolo, del colon retto, della tiroide, dal melanoma e dal linfoma non Hodgkin. «È importante – aggiunge Andrea Lenzi presidente Sie – che tutte le persone con la diagnosi di neoplasia in età riproduttiva vengano informate della possibile riduzione della fertilità in seguito ai trattamenti antitumorali e, al tempo stesso, delle strategie oggi disponibili per limitare questo rischio».

Re.Ma.

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