Notiziario AIOM

Gli investimenti non crescono: ‘Sanità 2.0’ avanti piano

Osservatorio Polimi

Da Il Sole24 ORE del 5-5-2016

Non è più un miraggio, ma sicuramente non è ancora realtà. Non è un sogno, ma resta una grande incompiuta. Mentre la tecnologia avanza e le imprese guardano e producono occasioni per il futuro, per la qualità della salute, e perché no, per far risparmiare soldi pubblici, la «sanità 2.0» in Italia avanza piano, non quanto potrebbe e dovrebbe. Tanto meno avanza ai livelli dei nostri partner europei di riferimento. Il racconto dello stato dell’arte nel 2015 della sanità digitale, è stato scritto dal Politecnico di Milano col suo «Osservatorio innovazione digitale in Sanità», nel rapporto presentato ieri nell’ateneo lombardo.

Un rapporto a tutto tondo, che ha investigato tutte le realtà del pianeta e-health italiano che per tanti versi resta ancora sconosciuto ma che tra tante debolezze comincia a far emergere punti di forza e di crescita. E di coscienza di quel che serve per costruire un sistema sempre più avanzato. Intanto il valore dell’investimento nel Ssn, che è in un certo senso la stella polare del possibile e del realizzabile per dare davvero carne e ossa alla sanità che guarda alle chance offerte dalla tecnologia. E le mette in pratica. Ebbene, l’anno scorso l’investimento totale è stato di 1,34 miliardi, l’1,2% dell’intera spesa sanitaria pubblica: un valore di “mantenimento” rispetto all’anno prima, anzi addirittura leggermente inferiore per 3o milioni. Come dire: la spesa non è andata indietro, ed è già qualcosa, ma sicuramente non è cresciuta. Un indizio non esattamente positivo, sebbene non può essere trascurato lo stress in sede locale, ma anche nazionale, per effetto dei tagli al Ssn anche nel 2015.

Eppure tutti – tecnici, osservatori, amministratori, medici – indicano proprio nel livello di finanziamento una delle chiavi decisive per far girare davvero la mitica «sanità 2.0». Anche se non basteranno solo dosi più o meno massicce di maggiori risorse. Mancano ancora un feeling diffuso da parte di medici e operatori, un’alfabetizzazione vera e propria, lo spirito d’iniziativa, una partecipazione più consapevole da parte dei cittadini. Sebbene, come sempre, la popolazione più anziana sia quella che difficilmente e con fatica dialoga e naviga in rete per la sua salute. E poi manca, come sempre in sanità, un cammino omogeneo per tutte le regioni, la capacità di dialogare anche tecnologicamente, una percezione uguale e pari attività tra Nord e Sud d’Italia. Con il Sud che spesso anche per la digitalizzazione della sanità resta una specie di anatra zoppa. «La velocità d’attuazione è ancora modesta e disomogenea, inadeguata rispetto alla portata e all’urgenza delle sfide in gioco. Serve una governance partecipata e responsabile a tutti i livelli», chiosa Mariano Corso, responsabile dell’Osservatorio del Politecnico.

I risultati sul campo sono d’altra parte difformi a seconda anche delle aree specifiche della digitalizzazione. Sulla cartella clinica elettronica si investe di più (64 milioni, +10% sul 2014) e potrebbe crescere ancora quest’anno del 43% secondo le stime degli operatori. Per la telemedicina, altra possibile chiave di volta, la spesa è di 20 milioni, in crescita del 24%, con tele-consulto e tele-salute che figurano tra le soluzioni più diffuse nelle aziende sanitarie. Peccato che ancora non basta, che serve molto di più, considerata la vasta gamma di applicazioni che potrebbe riservare a benefici dei pazienti, in primis i cronici, ma non solo.

Come non basta, anzi resta ancora per troppi nel vago, il fascicolo sanitario elettronico, quello che con un click fa conoscere a chi è abilitato lo stato di salute, il passato e il presente, anche dei consumi sanitari, di tutti noi. Peccato che appena il 5% degli italiani lo ha utilizzato, anche se il 23% sa cosa sia e l’8% ha chiesto informazioni. Intanto appena sei regioni (Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Sardegna, Valle d’Aosta e Trento) lo hanno attivato e in altre 11 è invia di sviluppo. Mentre tutto è fermo in Campania, Sicilia, Calabria e a Bolzano. Eppure il dialogo digitale tra medici di base e pazienti sembra crescere. Con il boom di WhatsApp da parte dei medici di famiglia e un crescere di scambi di sms e mail. Chissà se le code calano di conseguenza e la chiarezza migliora. Ma certo ancora non basta. Senza scordare che da due anni si attende il provvedimento sul «Patto per la salute digitale» tra ministero e regioni. Ancora tutto tace, non è dato sapere perché.

Di Roberto Turno

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