Notiziario AIOM

Ho un dolorino, sento il dr. Google

L’abitudine di cercare sul web cure e rimedi tocca l’88 per cento degli italiani. Ma il rischio di seguire percorsi inappropriati è alto

Da CORRIERE DELLA SERA-SETTE del 3-3-2017

Fidarsi solo di fonti qualificate evitare i blog fai-da-te

Chi non ha mai consultato il “dottor Google” per capire i motivi di un sintomo qualunque, da un doloretto persistente a un fastidioso eritema, per poi curarsi da sé? La maggior parte degli italiani si affida alla rete per dirimere piccole e perfino grandi questioni che riguardano la salute: secondo un sondaggio della Fondazione Ibsa oltre l’88 per cento degli Italiani, con punte del 93 per cento fra le donne, cerca informazioni sanitarie online. Peccato però che appena la metà sia consapevole dei rischi connessi al web: pochi si preoccupano della veridicità delle notizie trovate sui social network, la maggioranza si limita a consultare le prime pagine indicate dai motori di ricerca e non si pone il problema di verificare l’affidabilità delle fonti. Solo gli over 65, più restii in generale a scegliere la rete come referente in caso di dubbi di salute, percepiscono il web come un luogo dove è alto il rischio di trovare dati falsi, incompleti, di cui non fidarsi appieno. «Le nozioni di base diventano allora l’unica “arma” con cui difendersi da informazioni parziali o scorrette», osserva Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva. «Servono maggiori competenze nel cittadino, quindi, ma anche un miglior rapporto fra medico e paziente, per una terapia più efficace e una salute migliore. In Italia si parla ancora poco di “health literacy”, la cultura della salute che consente di ottenere, elaborare e comprendere le informazioni relative alla salute, così da poter poi prendere decisioni consapevoli e compiere azioni informate: sarà un tema sempre più rilevante in futuro». «Altrettanto importante sarà migliorare il linguaggio dei siti dedicati al benessere: perché chiunque possa capire e non equivocare il testo deve essere comprensibile a un ragazzino di terza media», aggiunge Peter Schulz, direttore dell’Institute of Communication and Health dell’Università della Svizzera Italiana. «Fare lo sforzo di semplificare aiuta anche ad aumentare la chiarezza dei contenuti». Per aiutare i cittadini a non cadere nelle trappole del web, Fondazione Ibsa ha redatto un decalogo di consigli utili: ecco i principali.

  1. Fare attenzione alle fonti è indispensabile, perché in rete chiunque può dire la sua: privilegiare siti istituzionali e ufficiali (come quelli di Ministero, Istituto Superiore di Sanità, Centri universitari e ospedalieri, Società scientifiche) è essenziale, in tutti gli altri casi occorre verificare se le informazioni siano attribuite a fonti attendibili. Se non è così, è bene prendere con le pinze ciò che si legge.
  2. Forum e blog sono insidiosi perché suscitano empatia, raccontando casi personali in cui identificarsi, ma non è detto che siano affidabili dal punto di vista scientifico. «Ognuno inoltre è un caso a sé, ciò che può essere stato vero per qualcuno non per forza Io è per noi», sottolinea Schulz.
  3. Controllare la data della notizia aiuta a contestualizzarla: articoli su terapie o allarmi che risalgono a qualche anno fa non sempre sono ancora validi. Un corollario? Diffidare dei siti che non indicano la data di pubblicazione dei loro testi.
  4. Conoscere i meccanismi del web serve per approfondire in modo corretto: è bene sapere, per esempio, che motori di ricerca e social ci propongono in prima battuta informazioni che ricalcano le nostre richieste precedenti. Meglio quindi non cercare soltanto conferme alle nostre Idee, ma anche voci “contro”.
  5. Attenzione ai meccanismi psicologici che si innescano in noi: il timore per la salute tende a farci dare maggior credito alle informazioni negative, inoltre ognuno è fatalmente portato a credere di più a tutto ciò che è in linea con le sue convinzioni. Saperlo è importante per prendere contromisure, esercitando consapevolmente un maggior senso critico.
  6. In guardia se il sito propone soluzioni, a maggior ragione se sono “facili”. È molto più corretto, date le inevitabili differenze fra pazienti, un sito che fornisca informazioni sui criteri che possono aiutare nelle scelte.
  7. Il medico o il farmacista devono restare i punti di riferimento principali per le decisioni in materia di salute: discutere con un professionista quanto si è trovato in rete aiuta a non commettere errori di valutazione. «Farlo è il modo migliore perché il web non diventi un pericolo ma resti solo una grande opportunità: non dimentichiamo che in rete è possibile trovare anche informazioni corrette, preziose per chi non vi avrebbe facilmente accesso in altro modo, per esempio i malati rari», conclude Schulz.

Di Elena Meli

 

 

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